Cronaca / Nera

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Storica sentenza dei giudici, decapitato il clan oplontino

Processo Gionta. 18 condanne per 4 secoli di carcere


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Processo Gionta. 18 condanne per 4 secoli di carcere
18/12/2009, 10:12

TORRE ANNUNZIATA - Tutto confermato. Il maxiprocesso ai danni del clan Gionta ha dato il suo responso definitivo. Diciotto le condanne, per un totale di circa trecentosettanta anni di reclusione. La più importante organizzazione criminale di Torre Annunziata perde così i pezzi del suo mosaico, con una sentenza storica emessa nell’aula che porta il nome di un eroe ucciso dalla camorra: Giancarlo Siani.
I Gionta perdono così il trono, dinanzi ad un aula gonfia di giustizia e soddisfazione da parte di più di cento presenti.
La sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Torre Annunziata non risparmia dure pene ai pezzi da novanta del clan. Il macigno di 350anni di reclusione chiesti dal pubblico ministero della Dda, Pierpaolo Filippelli, durante la requisitoria, si aggrava salendo a circa quattro secoli di pena.
Pena durissima per il vertice dell’organizzazione. Pasquale Gionta, figlio del boss Valentino, è stato condannato a 30 anni di carcere, diciassette in meno di quanti richiesti dal p.m.
Condannato sia come capo dell’organizzazione, sia come mandante del tentato omicidio di Tullio Calabrese, affiliato al clan Gallo Cavaliere.
Stessa condanna per Alfonso Agnello, esecutore dell’omicidio, poi fallito.
Pena di 24 anni per Gennaro Longobardi, mente e consigliere del clan oplontino, ideatore e controllore di tutti i business dell’organizzazione malavitosa. Condanna meno severa per Umberto Onda, attualmente latitante e accreditato come sostituto di Pasquale, che dovrà scontare 17 anni di carcere. Pena di 27 anni per Carmine Savino e Giuseppe Coppola, anche loro mandanti del tentato omicidio a Calabrese; di 25 anni per Aldo Matrone, colui che gestiva il traffico di armi per il clan; di 20 anni  per Giovanni Iapicca, ritenuto uno dei killer della cosca; di 18 anni per Raffaele Della Grotta.
Gli altri cento anni di reclusione, sono spalmati tra Francesco Amoruso (13 anni e mezzo), Fabio Caccavale (10 anni), Giuseppe Chierchia, ras del clan omonimo, alleato con i Gionta, (20 anni), Palmerino Gargiulo (20 anni), Francesco Zavota (19 anni), Liberato Guarro (24 anni e 4 mesi), Gioacchino Sperandeo (25 anni e 8 mesi) e Alfonso Zafano (14 anni e 3 mesi), tutte braccia forti del clan, all’occasione, spacciatori o killer a sangue freddo. Cinque anni, infine, al pentito Carmine Martusciello.

IL DOMANI DI TORRE ANNUNZIATA: Il “domani” ora prende due strade. La prima quella dei giudici, che passeranno la sentenza al secondo grado. La seconda, quella della città, ripulita da facce criminali, ma non ancora salva dal concetto di criminalità. Da tempo le forze dell’ordine hanno messo alle strette i quartieri più pericolosi di Torre Annunziata, ma il lavoro sembra non bastare mai. Decapitati i Gionta, sul territorio oplontino restano altre due famiglie di spicco. Si tratta dei Gallo-Cavaliere, famiglia di via Murat e acerrima nemica dei Gionta; e dei “François"- Chierchia che invece ai Gionta sono affiliati.
E no è detto che l’eredità di Pasquale Gionta non vada proprio ad un membro della famiglia del quartiere Provolera. Tra i due clan scorre buon sangue grazie al matrimonio del nipote omonimo del boss Valentino con una ragazza della famiglia di "François" Chierchia. Possibilità da non escludere visto l’arresto di Umberto Onda, principale candidato al vertice del clan.

 

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di Salvatore Formisano
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