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Padre e figlio gestivano un traffico di droga nel Lazio

Processo “Nerone”. 20anni ai Cherillo


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Processo “Nerone”. 20anni ai Cherillo
29/01/2010, 15:01

TORRE ANNUNZIATA – Sette condanne per un totale di sessantacinque anni di carcere. Questa la decisione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nel processo soprannominato “Nerone”, in cui si chiamavano a giudizio i corrieri del clan oplontino Gallo-Cavaliere che gestivano il traffico di droga sull’asse Torre Annunziata-Civitavecchia. Due, secondo il pubblico ministero, i referenti di spicco della famiglia Gallo in terra laziale. Si tratta di Francesco e Natale Cherillo, rispettivamente padre e figlio, condannati a vent’anni di carcere. I Cherillo, che hanno sempre ritenuto d non appartenere all’organizzazione camorristica torrese, erano invece il principale punto di riferimento per il boss Pasquale Gallo. Il loro compito era smistare verso la Campania e l’alto Lazio i carichi che arrivavano dall’estero (Spagna per lo più). L’arresto di padre e figlio avvenne nel luglio 2008, in momenti separati. Natale, il figlio di 27 anni, era stato tratto in arresto durante un blitz antidroga dei carabinieri. Il padre Francesco, invece, venne arrestato pochi giorni dopo sul suo peschereccio. Ad incastrare il traffico di stupefacenti del clan Gallo sono state alcune telefonate intercettate dai carabinieri. Nelle intercettazioni si parla di creare nella regione laziale un ampio traffico di stupefacenti per nome del boss. Consistenti quantitativi di hashish, definiti “saponette” o “prosciutti” nelle conversazioni telefoniche dei corrieri, erano pronti per essere immessi nel giro di droga dell’alto Lazio. Una gestione oculata, come prediligeva fare Giuseppe Gallo, ma che fu smascherata al tempo dagli investigatori. Nel blitz delle forze dell’ordine, finirono in manette anche il pugile Pietro Aurino, poi processato per direttissima, ed altri cinque esponenti del clan Gallo-Cavaliere. Tutti condannati dal DDA di Roma. Si tratta di Idoletto Cecacci, condannato a nove anni di reclusione; Silvana Adugna, condannata a quattro anni e mezzo; Marco Bezio, quattro anni per lui; Edoardo Roccasalva, quattro anni; e Maurizio Orsini, che sconterà tre anni e mezzo di reclusione

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di Salvatore Formisano
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