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Procida, imminente l'abbattimento della casa di Elisabeth


Procida, imminente l'abbattimento della casa di Elisabeth
04/03/2013, 11:21

Le lacrime e la disperazione di Elisabeth donna vedova, povera e disoccupata: “Sono distrutta, la notte non dormo più e prendo sedativi, morirò d’infarto come mio marito”. Ma sull’isola di Graziella è già partita la solidarietà dei procidani. Intanto Domenico Savio indice un’assemblea pubblica e afferma: “Bisogna mettere fine a questa tragedia, è ora che tutte le forze politiche dinanzi a questa autentica sciagura sociale si assumano le loro responsabilità e salvino dall’abbattimento le case di prima necessità”. di Gennaro Savio A distanza di un anno dalle manifestazioni di protesta e dalla sospensione del procedimento dell’abbattimento ottenuta dall’Avvocato Bruno Molinaro, a Procida, l’Isola dalle case straordinariamente variopinte e dai panorami mozzafiato, le ruspe di Stato sono pronte a radere al suolo la casetta di appena 20 mq. di Elisabeth Ayala, donna vedova, povera e disoccupata. Il “tugurio” che lo Stato le vuole abbattere è composto da un minuscolo ripostiglio, dal cucinino e dal bagnetto. Non c’è neppure una stanza da letto ed Elisabeth per poter dormire è costretta ad aprire una brandina nel pochissimo spazio che c’è tra il lavandino della cucina e quello del bagno. Elisabeth, che in questi giorni ha ricevuto una nuova comunicazione di avvio del procedimento che porterà alla demolizione della sua piccolissima casetta, dopo anni di lotte e di battaglie è distrutta e angosciata dall’ipotesi di potersi ritrovare a vagare per strada da un giorno all’altro come un anonimo clochard. Elisabeth sembra ormai somigliare ad un lumicino che giorno dopo giorno si spegne sempre di più. Si commuove, non riesce a trattenere le lacrime e piange davanti alle nostre telecamere. “Io non ce la faccio più, la notte non dormo e prendo sedativi. Qui non esiste giustizia ma solo ingiustizia”, ha dichiarato con il volto bagnato dalle lacrime. “Sino ad oggi sono andata avanti grazie alla generosità del popolo di Procida ma ora sono stanca”. Il marito morì di infarto dopo aver assistito all’abbattimento della casa di Nuccia Riccio ed Elisabeth che è convinta che prima o poi morirà di crepacuore, continua a sognarlo mentre è li a fare la guardia alla sua casetta. “Quello che non capisco - afferma sbigottita - è il fatto che ogni qualvolta ho chiesto un sussidio al comune mi hanno sempre detto di non avere soldi mentre ora i soldi per abbattermi la casa ci sono”. Nuccia Ricco che da anni segue il calvario di Elisabeth fa una giusta osservazione. “Elisabeth non ha reddito, è povera. Praticamente non ha nulla e quindi se gli viene abbattuta la casa il Comune dovrà garantirgli una sistemazione per tutta la vita. Ma allo Stat oitaliano – si chiede Nuccia – dal punto di vista economico conviene abbatterle la casa spendendo i soldi per la demolizione e altri soldi per garantirgli poi una sistemazione a vita? Non sarebbe più logico che Elisabeth continuasse a vivere nella sua piccola casa?”. Intanto per la prossima settimana è stata organizzata una prima assemblea popolare nel corso della quale saranno decise le iniziative di lotta da assumere. Sul dramma di Elisabeth è intervenuto Domenico Savio che ha dichiarato: “Bisogna mettere fine a questa tragedia, è ora che tutte le forze politiche dinanzi a questa autentica sciagura sociale si assumano le loro responsabilità e salvino dall’abbattimento le case di prima necessità demolendo senza pietà la grossa speculazione edilizia affaristica”. Sin qui le parole di Domenico Savio da sempre in prima linea contro le demolizioni delle case della povera gente. E giusto ricordare che chi conosce poco la storia politica, amministrativa, istituzionale e sociale della regione Campania, non può capire quanto la gente semplice e onesta sia stata vittima di un sistema che volutamente non ha messo i cittadini in condizione di costruirsi la casa nella legalità favorendo di fatto, così, il dilagare dell'abusivismo edilizio che ha rappresentato un potente strumento di clientelismo politico ed elettorale e, al momento opportuno, anche di ricatto verso la povera gente e che ha fatto le fortune elettorali, soprattutto a livello locale, di partiti e uomini politici di tutti gli schieramenti di centro, centrodestra e centrosinistra. Inoltre, il fatto che a fronte di un fenomeno dalle proporzioni spaventose ad essere abbattute siano solo le case dei comuni mortali mentre la grossa speculazione edilizia affaristica della casta continua a non essere toccata, dovrebbe far riflettere e non poco anche coloro che con spudorato falso moralismo si sollazzano per un improbabile ripristino della legalità che in questo caso si sta rivelando sempre più il calpestare del diritto alla casa di poveri cristi. E allora nessuno tocchi la casa di Elisabeth, perché nessuno può sentirsi in diritto di seppellire sotto le macerie del “tugurio” di via Morea la vita e la dignità di questa donna onesta e lavoratrice!

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di Gennaro Savio
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