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E’ appena sbarcato e teme per la vita dei suoi concittadini

Procidani sequestrati, marittimo scrive a Napolitano

Strazzi: "Non siamo tutelati, oggi cesso di essere italiano"

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Procidani sequestrati, marittimo scrive a Napolitano
27/08/2011, 10:08

Continua il dramma di Enzo, Giuseppe, Gennaro e Vincenzo, i quattro marittimi procidani sequestrati da pirati somali nel Corno d’Africa da oltre sei mesi. Il procidano Domenico Strazzi, Ufficiale di Macchina della Marina Mercantile, preoccupato per la sorte dei quattro marittimi procidani rapiti, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui denuncia l’assurda condizione di pericolo che quotidianamente vivono i marittimi sulle navi da carico che attraversano il Corno d’Africa. “Sto parlando dei miei colleghi, nonchè di amici con cui ho condiviso molto più di alcuni imbarchi, che da febbraio di quest'anno sono prigionieri a bordo della nave sulla quale onestamente stavano lavorando, in balia degli ormai famigerati ‘Pirati Somali’, uomini senza bandiera, criminali e delinquenti come ce ne sono tanti a questo mondo, ma pur sempre senza bandiera, senza nessuno a proteggerli se non se stessi, contro cui questo Stato non sta facendo assolutamente nulla, dopo 6 lunghissimi mesi queste persone continuano indisturbate a tenere prigionieri padri di famiglia che non hanno nessuna colpa in merito a questa vicenda se non quella di aver scelto di navigare, e di portare da un porto ad un altro i beni che sostengono la stragrande maggioranza del benessere del nostro paese”. Comincia così la missiva di Domenico che continua: “Penso di parlare a nome non di tutti, ma sicuramente della maggior parte dei lavoratori marittimi quando dico che questo paese non tutela nella maniera più assoluta una categoria di lavoratori che per anni è stata bersagliata da cavilli e da leggi fatte senza il minimo criterio, che a nulla sono servite se non a far passare agli Italiani la voglia di navigare”. Poi il duro monito a chi governa il nostro Paese e allo Stato che abbandona i marittimi in balia dei pirati. “Io attualmente in quanto padre di una bambina ho deciso, scrivi Domenico Strazzi, e sto navigando su navi da crociera, poichè sulle navi mercantili - sulle navi da carico, su cui ho cominciato la mia carriera non vedo più futuro - perchè non c'è più un futuro, non c'è più un futuro perchè, al di là di tutte le complicazioni di natura burocratica ed economica si rischia di imbarcare e di non fare più ritorno a casa, per colpa di uno Stato, e per colpa di coloro che lo governano, che non si rendono conto della gravità di certe situazioni solo perchè non hanno figli, parenti o amici che conducono questo tipo di vita. Vorrei vedere se il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, o il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi avesse anche solo un lontano nipote prigioniero dei pirati, ci sarebbero così tanti problemi ad intervenire per recuperare una nave con il suo equipaggio, persino le scusanti su di un eventuale intervento militare nella situazione sono assurde e rendono l'idea di quanto disinteresse ci sia persino da parte della Farnesina in merito alla vicenda. Si parla di complicazioni di natura internazionale, io mi chiedo quali complicazioni possano nascere dall'entrare con navi militari nelle acque territoriali di un paese ridotto alla fame e senza un governo stabile, squassato da guerre civili ormai da anni, non per belligeranza, ma solo per portare a casa delle vite umane, che con i loro stipendi ed il loro lavoro contribuiscono come tutti, e forse più di molti altri a mandare avanti un paese ormai alla deriva. Si pensa a fare lo sciopero della fame per persone che hanno ammazzato rubato e fatto della criminalità una ragione di vita, mentre per povere persone che vanno lontano da casa per portare un tozzo di pane alla famiglia e che per questo rischiano la vita, non ve ne frega nulla”. Poi l’affondo più duro, quello che si spera possa far comprendere al Presidente Napolitano lo stato d’animo che sta generando nei marittimi il dramma del rapimento in Somalia. “Una volta ero fiero di fare questo lavoro, non solo per spirito di avventura o per avere uno stipendio più alto della media, ma perchè sentivo dentro di me di voler rappresentare a livello internazionale la Marina Civile di uno Stato che sentivo mio, ma adesso, così come gli Armatori Italiani cominciano ad issare a poppa bandiere straniere, mi sento di consigliare a tutti di cambiare la propria Patria e di lasciar morire questo Stato con i sui grassi burocrati, perchè non mi sento più Italiano, l'Italia che conoscevo io era diversa da ciò che sta diventando e sono profondamente indignato, per non dire di peggio, di quanto i cittadini di questo paese restino inermi di fronte ad una situazione che sta velocemente sprofondando nell'assurdo più che nel ridicolo in tutti i campi, non solo in quello marittimo. Sono giunto a queste riflessioni, prosegue Domenico, perchè tocca da vicino me stesso, la mia professione ed i miei sfortunati colleghi abbandonati a loro stessi, membri di una categoria che ormai è tutelata solo in grandi compagnie come quella nella quale lavoro attualmente e la cui incolumità non è più garantita dagli organismi principali di questo Stato che dovrebbe tutelare i sui cittadini. Ricordate tutti che oggi tocca a loro, ma domani potrebbe toccare a chiunque, in qualsiasi campo, e mi pare che gli esempi non manchino affatto negli ultimi anni, visto che in questo paese si cerca di arrivare sulla luna senza nemmeno saper salire le scale. Quest'oggi, conclude amaramente Domenico Strazzi, io cesso di essere Italiano e spero che quante più persone aprano gli occhi e decidano di seguirmi, perchè l'Italia non esiste più”. I toni forti della missiva inviata da Strazzi al Presidente Napolitano, denotano la totale sfiducia che gli italiani, e non solo i marittimi, oggi hanno nello Stato e nelle sue Istituzioni da cui non solo non si sentono tutelati ma dalle quali al contrario si sentono presi in considerazione solo quando devono fare sacrifici economici e mettere mano alla tasca per pagare tasse esose: che vergogna!

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di Gennaro Savio
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