Cronaca / Soldi

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Sequestrati beni per 4 milioni

Procura della Repubblica e GDF sgominano frode all'IVA


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Procura della Repubblica e GDF sgominano frode all'IVA
03/06/2010, 13:06

Il 3 giugno 2010, la Guardia di Finanza ha eseguito contestualmente nelle Regioni Campania, Lazio, Piemonte e Basilicata una vasta operazione di polizia scattata alle prime luci dell’alba con l’obiettivo di effettuare 53 sequestri preventivi di immobili, automezzi e disponibilità finanziarie disposti d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Napoli.
L’operazione, che ha visto impegnati circa 100 militari, è scaturita da un’articolata attività investigativa diretta dai Sostituti Procuratori Aldo INGANGI e Valentina SINCERO e coordinata dal Procuratore Aggiunto Fausto ZUCCARELLI durata per circa due anni.
I finanzieri dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Napoli e Salerno, guidati dal Generale di Brigata Giovanni MAINOLFI e dal Colonnello Angelo MATASSA hanno provveduto a perquisizioni domiciliari e locali, a sequestri di beni e disponibilità finanziarie e alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini nei confronti dei 34 aderenti a vario titolo al sodalizio criminale, che ha operato fin dall’anno 2003 attraverso una complessa rete di 39 società nazionali e 3 società estere attive nel commercio di telefoni cellulari e prodotti tecnologici.
La complessa attività d’indagine, frutto di elementi probatori emersi nel corso di alcune verifiche fiscali, ha permesso di scoprire, anche attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche, perquisizioni e sequestri documentali, un giro di false fatturazioni da circa 400 milioni di Euro con una conseguente evasione IVA dell’impressionante valore di circa 80 milioni di Euro.
Per la realizzazione della frode rientrante nel sistema di quelle “carosello”, gli appartenenti all’organizzazione criminosa, capeggiati da un ragioniere, specialista nella creazione di reti societarie, hanno costituito numerose società di comodo (cd. cartiere), amministrate da mere “teste di legno”, con sedi in diverse regioni italiane e all’estero, create al solo scopo di acquistare ingenti quantitativi di prodotti tecnologici senza addebito di imposta.
Tutto ciò sfruttando, in taluni casi, i canali degli acquisti intracomunitari e sammarinesi e, in altri, il canale degli acquisti nazionali, attraverso società che risultavano esportatrici abituali, pur non avendone i requisiti, per poi convogliare le medesime partite di merci verso due imprese, effettivamente operanti (cd. broker), che potevano così vendere ad un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato.
La particolarità della frode messa in piedi dal fantasioso ragioniere e dagli altri associati, è rappresentata appunto dall’uso di due differenti imprese broker che si sono avvalse di vari gruppi di cartiere, disposte su più livelli della catena commerciale, formando così numerosi canali di commercializzazione, alternativi tra loro, al fine di contenere i rischi legati all’individuazione del sistema fraudolento.
Inoltre, al classico meccanismo della “frode carosello” è stata aggiunta l’ulteriore rivendita dei telefonini e prodotti HI-FI a cartiere ubicate in altri Stati dell’Unione Europea (Ungheria e Slovacchia), le quali cedevano nuovamente i predetti beni alle cartiere nazionali, riniziando il ciclo di passaggi commerciali fittizi, onde abbattere ulteriormente i prezzi applicabili e rendere ancor più difficoltosa la ricostruzione dei passaggi commerciali e delle sottostanti transazioni finanziarie.
L’incisiva e tempestiva azione della Procura della Repubblica di Napoli e della Guardia di Finanza testimonia l’attenzione delle istituzioni verso i fenomeni delle frodi internazionali, che in una fase economica recessiva, incidono in modo assolutamente deleterio sul corretto sistema degli scambi economici e, di conseguenza, sull’equilibrio del sistema economico già gravemente minato dalla crisi.

LE FRODI CAROSELLO IN GENERALE - La frode carosello è realizzata attraverso la creazione di società costituite per non ottemperare agli obblighi IVA.
La frode sfrutta le transazioni commerciali tra Stati membri dell’Unione europea, per le quali il versamento dell’imposta è a carico dell’acquirente delle merci.
Gli “specialisti” delle frodi internazionali costituiscono un primo livello di imprese definite “missing traders” o “cartiere”, proprio perché le stesse sono destinate ad agire per brevi periodi, emettendo esclusivamente fatture false, pur risultando formalmente destinatarie degli acquisti intracomunitari. Le cartiere escono quindi di scena senza versare l’IVA a debito risultante dalle vendite alle entità di secondo livello costituite dalle organizzazioni criminali.
Il secondo livello può a sua volta essere formato, a seconda della capacità organizzativa delle associazioni, da altre “cartiere”, da “buffer” o “filtri”, cioè società reali il cui compito è solo quello di rivendere le merci acquistate dalle “missing traders” ad un valore imponibile quasi identico a quello d’acquisto, al solo fine di rendere più complesso l’accertamento.
Al secondo livello i sodalizi più strutturati aggiungono ulteriori livelli di “missing traders” e “buffer”, replicando il sistema anche più volte, onde complicare ulteriormente la ricostruzione delle operazioni commerciali fraudolente.
Al vertice del sistema piramidale descritto si colloca la società “broker” che funge da collettore effettivo e finale di tutte le merci che vengono vendute, proprio in virtù dell’evasione IVA a monte, ad un prezzo fortemente concorrenziale e in grado di alterare le dinamiche di mercato.

PECULIARITA’ DELL’OPERAZIONE DUAL BROKER - La particolarità della frode scoperta è rappresentata dall’uso di due imprese broker che si sono avvalse di vari gruppi di cartiere, disposte su più livelli della catena commerciale, formando così numerosi canali di commercializzazione, alternativi tra loro, al fine di contenere i rischi legati all’individuazione del sistema fraudolento. Inoltre, al classico meccanismo della “frode carosello” è stata aggiunta l’ulteriore rivendita dei telefonini e prodotti tecnologici a cartiere ubicate in altri Stati dell’Unione Europea (Ungheria e Slovacchia), le quali cedevano nuovamente i predetti beni alle cartiere nazionali, riavviando il ciclo di passaggi commerciali fittizi, onde abbattere ulteriormente i prezzi applicabili e rendere ancor più difficoltosa la ricostruzione dei passaggi commerciali e delle transazioni finanziarie connesse.

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di Redazione
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