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A rischio centinaia di posti di lavoro

Puglia: la burocrazia rischia di chiudere un centro ricerche


Puglia: la burocrazia rischia di chiudere un centro ricerche
25/01/2012, 15:01

ANDRIA - Un esempio - forse l'ennesimo - della cecità dei politici sta avvenendo in Puglia: un centro di ricerche rischia di chiudere perchè due enti locali non riescono ad accordarsi.
Il centro di ricerche in questione è il Centro Ricerche Bonomo, situato ad Andria, in contrada Castel di Monte. Si tratta di un centro conosciuto a livello mondiale, specializzato in ricerche nel mondo dell'agricoltura, con numerosi progetti finanziati dall'estero o svolti in collaborazione con enti e società straniere. Inizialmente, il centro si trovava in provincia di Bari e quello era l'ente proprietario dell'edificio (5500 metri quadrati, di cui 1500 di laboratori). Quando poi venne creata la provincia di Barletta-Andria-Trani (chiamata anche con l'acronimo di BAT) iniziarono le discussioni su chi avrebbe gestito il centro ricerche: la vecchia provincia di Bari, che è anche socio del centro, oppure la nuova provincia BAT? Un querelle che va avanti dal 2005 e che ancora non è stata risolta.
Ma in questa inerzia, il CRB è rimasto schiacciato: non si sa chi, economicamente, debba occuparsi del centro ricerche; ed anche i soldi che hanno tentato di raccogliere col 5 per mille - come è capitato a tutti gli enti che si sono rivolti a questo sistema - sono stati brutalmente decurtati dal precedente governo Berlusconi.
Il risultato è che il centro rischia la chiusura, cosa che butterebbe nella spazzatura il know-how acquisito in oltre 30 anni di lavoro specializzato nello studio dell'agricoltura. Infatti ci sono debiti per 300 mila euro che le due province non si vogliono accollare, e i lavoratori sono da otto mesi senza stipendio. Ora sono in cassa integrazione fino ad aprile, ma per loro non sembra esserci futuro, perchè sia la Provincia di Bari che quella di Barletta-Andria-Trani non sembrano interessate ad agire. Anche perchè, come in tutti i centri di ricerca, i lavoratori in questione sono pochi, solo 9. Quindi non hanno neanche la forza numerica per fare una manifestazione che blocchi la città, come invece stanno facendo in questi giorni tassisti o camionisti. Ma questa è forse una ragione per non occuparsene?

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di Antonio Rispoli
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