Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Il violento attacco del Pontefice all'educazione sessuale

Quando la fede è usata dal Papa per attaccare la sessualità


Quando la fede è usata dal Papa per attaccare la sessualità
12/01/2011, 10:01

ROMA - Ha destato molta sorpresa il violento attacco verbale che Papa Benedetto XVI, lo scorso 10 gennaio, davanti ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, ha scagliato contro l'educazione sessuale. Parlando della libertà della CHiesa, ha affermato: "Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione". Si è trattato di affermazioni sorprendenti però solo a prima vista.
Innanzitutto perchè è noto l'attacco continuo che la Chiesa pone ad uno sviluppo armonico della sessualità dei giovani. Con i loro continui inviti all'astinenza, con il discorso che il sesso "è peccato" quando è fatto fuori dal matrimonio, e così via, mantengono una pressione psicologica costante sui giovani. Pressione psicologica che è finalizzata allo sviluppo di sensi di colpa, che ovviamente possono essere alleviati - secondo loro - andando a confessarsi da un prete; che li aumenterà, fingendo di volerli risolvere. Invece, una sana educazione sessuale, fatta in maniera precoce (per intenderci dai 10-11 anni in su), insegna a vivere il sesso e il proprio corpo in maniera naturale. E' contro la libertà religiosa? Non nel senso oggettivo del termine; sì, se si considera che per il Papa e il Vaticano la libertà religiosa è solo ed esclusivamente quella che spetta ai cattolici. In effetti, c'è un fenomeno che preoccupa il Vaticano, dimostrato anche dai viaggi di Papa Paolo Giovanni II oltre che da quelli di Benedetto XVI: il sempre maggiore distacco verso la Chiesa che dimostrano quei Paesi che una volta erano considerati cattolicissimi: la Spagna o l'Irlanda in Europa, ma anche i Paesi dell'America Latina. E infatti il riferimento è al fatto che negli ultimi 10 anni corsi di educazione sessuale, organizzati nelle scuole coinvolgono proprio la Spagna e diversi Paes dell'America Latina. Una educazione sessuale che, unita alla maggiore istruzione della popolazione (Paesi tradizionalmente poveri ed ignoranti come Venezuela e Bolivia hanno lanciato vasti programmi di educazione di massa, grazie ai rispettivi presidenti), sta riducendo il potere di controllo che il Vaticano ha sul Paese e soprattutto le sacche di impunità che si erano conquistati negli ultimi decenni.
Ma le parole del Papa hanno una gravità ben superiore, se esaminiamo la vicenda dal punto di vista religioso e sociale. Innanzitutto è una clamorosa violazione - l'ennesima - di quello che è il punto fondante del cristianesimo: la separazione del potere temporale da quello spirituale, condensato nella frase "date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio". Ma fin qui si possono fare spallucce: sono 2000 anni che questa indicazione viene ignorata, quindi se ne può fare a meno.
Ma dal punto di vista sociale, questa è una frase pericolosissima. Infatti, proviamo a pensare che cosa può significare una cosa del genere in Paesi cristiani in Africa o nel Sud-est asiatico. Senza educazione sessuale, senza una attenta profilassi precauzionale con l'uso del preservativo (altro nemico dichiarato della Chiesa) cosa frena il diffondersi di malattie a trasmissione sessuale? Aids, epatite e le malattie veneree non sono così rare in queste zone povere. E la povertà, che costringe le donne facilmente anche a prostituirsi pur di far mangiare i propri figli o di mangiare esse stesse, unita all'assenza di educazione sessuale che aiuti a prevenire le malattie, costituiscono l'humus ideale per le stragi dovute alle malattie summenzionate. Insomma, c'è da sperare che il Papa non venga ascoltato dai cattolici. Altrimenti c'è il rischio che le sue parole vengano considerate una vera e propria istigazione all'omicidio/suicidio. Suicidio perchè c'è un forte rischio di ammalarsi; omicidio perchè c'è lo stesso rischio di far ammalare gravemente anche gli altri

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©