Cronaca / Nera

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I corpi carbonizzati: forse 2 pregiudicati di Scampia

Quattro morti in 9 giorni: a Napoli torna l'incubo faida

Guerra tra gli scissionisti per il ricambio generazionale

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Quattro morti in 9 giorni: a Napoli torna l'incubo faida
10/01/2012, 15:01

NAPOLI - Quattro morti ammazzati in appena 9 giorni. Uno a San Giorgio a Cremano, tre sul versante nord del capoluogo campano. Fatti di sangue che richiamano allo scontro tra i clan di camorra che nella periferia di Napoli hanno di nuovo alzato il tiro per il controllo del business della droga. Potrebbero essere riconducibili alla faida che da anni si combatte sul territorio dell’area nord i tre cadaveri rinvenuti tra Giugliano e Melito. Un corpo crivellato dai proiettili, altri due rinvenuti carbonizzati in un’auto data alle fiamme. È la faida che riesplode con tutta la sua violenza nei quartieri controllati dagli scissionisti. I regolamenti di conti potrebbero avere un unico file rouge: s’indaga in queste ore sul ritrovamento dei due cadaveri davanti al cimitero di Melito, e s’ipotizza che quei corpi possano essere di Raffaele Stanchi e di Luigi Mondò, scomparsi domenica scorsa da Scampia. Corpi resi irriconoscibili dalle fiamme, un messaggio ben preciso secondo gli inquirenti. Il primo, 39enne, è un ex fedelissimo al clan di Lauro passato poi nelle fila degli Amato-Pagano dopo la guerra scoppiata nel 2005. Un ruolo di primissimo piano quello di Stanchi all’interno del gruppo degli scissionisti, tanto che gli investigatori parlano di lui come di un elemento di vertice dell’organizzazione. Mondò, 51 anni, sarebbe invece l’autista e factotum di Stanchi.   
La loro morte potrebbe essere una risposta all’agguato di giovedì scorso a Giugliano in cui i killer uccisero Rosario Tripicchio, broker di Scampia ritenuto vicino al gruppo di malavita del lotto G. Ancora una volta, è lo scontro generazionale in seno ad un potente clan a generare una nuova mattanza all’ombra delle Vele: come nel 2004, giovani spregiudicati cercano di prendere il posto lasciato dai boss finiti in carcere, per allungare le mani sul controllo delle piazze di spaccio delle Case dei Puffi. Un ricambio che non sarebbe gradito ai vecchi capi che per anni hanno avuto ruoli di vertice negli ambienti di malavita della periferia nord di Napoli.  

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di Davide Gambardella
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