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Tra strumentalizzazioni e guerriglia la memoria si dimentica

Rabbia ed incidenti al corteo per Stefano Cucchi


Rabbia ed incidenti al corteo per Stefano Cucchi
08/11/2009, 12:11

ROMA - Sono stati a quanto pare inutili i sensati, coraggiosi ed encomiabili appelli di Ilaria Cucchi; sorella straripante di dignità di Stefano. La donna, prima del corteo che ha sfilato dal parco dove è avvenuto l'arresto fino alla casa della giovane vittima, aveva infatti raccomandato "compostezza" e fatto una precisazione di una lucidità commovente che, in troppi, hanno fatto finta di non sentire:"Mio fratello non è un eroe".
Già, come per dire basta con l'insulto alla memoria di una povera vittima e alla sua bieca strumentalizzazione per le solite, oramai snaturate, anacronistiche e quasi patetiche lotte tra "sbirri" e "comunisti". Come per invitare a non creare un Carlo Giuliani secondo; preoccupandosi piuttosto di far chiarezza e luce su una morte che, oltre ad essere ingiusta e triste, è anche plaeteale sinonimo di un clima d'odio che fa male a tutti e che tramuta gli uomini in bestie.
Ma l'appello di Ilaria non poteva e non voleva essere ascoltato da alcuni rabbiosi e repressi rappresanti dei centri sociali e così via al solito copione: bottiglie lanciate contro le forze dell'ordine, cori da stadio intonati, frasi e slogan molto vintage come "pagherete caro, pagherete tutto". Così, tra cariche della polizia, cassonetti divelti ed incendiati, saracinesche imbrattate e propagande d'odio, il nome di Stefano Cucchi svanisce e lui, dall'alto, scuote la testa. A proposito di anime volate in cielo e pensiero spiritualista: sul blog di qualche anarchico si leggono anche frasi come "Bastardi poliziotti cristiani" in un delirio fatto di qualunquismo, ignoranza ed ubriachezza ideologica.
Il povero Cucchi è l'emblema di una società imbevuta d'acrimonia che scivola ogni giorno in un mare d'assurdi sempre più profondo. Un mare dove viene annegato chi porta in tasca qualche grammo di Hashish e dove si organizzano manifestazioni contro e quasi mai pro-qualcosa.
Pare quasi che, le opposte fazioni in campo, attendano un incidente grave per poter dare libero sfogo alla loro rabbia repressa; alla loro frustrazione infinita. A nessuno interessa delle vittime ma a tutti interessa abbaiare, scontrarsi, spaccare qualcosa. L'invito alla "compostezza" della famiglia Cucchi (da parte di chi quindi è stato colpito e devastato in prima persona) era un suggerimento disperato a combattere la violenza con la dignità ed il rispetto.  Era dunque un messaggio dettato dal dolore e mitigato dall'amore per una persona e non un pallido e sbiadito slogan per giustificare un odio che, in quanto tale, non può combaciare con la reale volontà di giustizia.
Fortuna che, almeno qualcuno, ha prestato ascolto prima al cuore e poi all'appello dei Cucchi e, alla manifestazione, è andato per ricordare il ragazzo morto in circostanze ancora molto poco chiare...anziani,donne con bimbi in passeggini e ragazzi dotati di buon senso e voglia di verità sono stati capaci di donare il giusto saluto alla vittima e, soprattutto, hanno zittito con l'urlo della rabbia dignitosa
una categoria, quella delle forze dell'ordine, che dovrebbe fare gran pulizia di mele marce per evitare simili scempi in futuro.

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di Germano Milite
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