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Nel '94 Scalfaro lo voleva come premier, ma Berlusconi no

Racconti e aneddoti nella biografia "Il Sacro Monti"

Gabriele Albertini: "Vedrai che prima o poi ti chiamano"

Racconti e aneddoti nella biografia 'Il Sacro Monti'
22/02/2012, 13:02

Sono passati pochi mesi da quando è diventato premier e già comincia la rincorsa alle biografie di Mario Monti. Una di queste, scritta da Claudio Bernieri, s’intitola “Il Sacro Monti – Il bocconiano in loden al comando” e fa un ritratto del presidente del Consiglio attraverso i racconti e gli aneddoti dei suoi ex compagni del liceo Leone XIII. Nel libro, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini ricorda una discussione con il premier: “Una volta gli dissi in aereo: ‘Vedrai Mario che prima o poi ti verranno a chiamare’. E in quell’occasione mi fece una confidenza. Nel ’94 Scalfaro lo avrebbe voluto come presidente del Consiglio, dopo il primo governo Berlusconi. ‘Io ero disponibile’ mi confidò, ‘ma posi come condizione il consenso di Berlusconi. Ma lui non me lo accordò e io rinunciai. Poi ci andò Dini”. Questa è una delle rivelazioni della biografia che racconta l’uomo Monti dall’infanzia alla sua entrata in politica. “Monti? Non è un antipolitico, è un antipartitico, è diverso – spiega invece l’avvocato Massimiliano Cattano, che guida l’associazione ex allievi del liceo Leone XIII –. Monti paramassone? Sciocchezze”. Stesse parole provengono dall’insegnante di religione del premier al liceo, padre Uberto Ceroni: “Massone lui? Lo escludo tassativamente. Mario Monti è l’uomo che ha sempre diffidato della politica e delle cricche. È il tipico uomo della ricerca, è preparatissimo in questo e con un grande interesse per i viaggi all’estero. L’interesse verso i paesi esteri e la loro economia. Per questo in America è un mito”.
Il libro si avvicina al personaggio Monti sotto il severo profilo professionale, ma anche sotto quello più personale degli anni della scuola. “Lo incrociavo di rado al liceo, lui era già all’ultimo anno, io ero alle elementari – ricorda Albertini –. Ci ritrovammo poi insieme a Milano, io sindaco e lui rettore della Bocconi, davanti a un tavolo a pianificare insieme lo sviluppo del campus della Bocconi”. Liceo classico Leone XIII, anno scolastico 1956/57, compagno di banco Stefano Calchi Novati racconta: “Era un ragazzo serio, ma cordiale, non l’ho mai visto perdere la pazienza. E non aveva quell’aspetto un po’ imbronciato che appare nelle foto pubblicate in questi giorni sui principali quotidiani. Aveva un sottile senso dell’humor. E mentre io leggevo ancora Topolino, lui sfogliava già le riviste di economia”.
 

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di Emanuele De Lucia
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