Cronaca / Nera

Commenta Stampa

Imponevano il pizzo a un cantiere di Soccavo

Racket, il ras Verdile preso con un complice


Racket, il ras Verdile preso con un complice
28/04/2010, 13:04

NAPOLI – Pagare per poter continuare tranquillamente i lavori. Sistema già conosciuto, in terra di camorra, che continua ad alimentare il redditizio settore del racket, vero zoccolo duro su cui si sostengono le organizzazioni criminali. Salvatore Verdile, 43 anni, e Roberto Barbato, 33 anni, avevano preso di mira un cantiere edile in via dell’Epomeo, nel quartiere napoletano di Soccavo. Sono andati per battere cassa ben tre volte, minacciando il titolare ed il direttore tecnico di un consorzio di Quarto, che si stava occupando di realizzare un tratto di rete fognaria per conto del Comune di Napoli. Parole chiare, di quelle che non possono essere fraintese. “O i soldi, o ‘appicciammo tutte cose”. O la tangente, o le fiamme. Per realizzare quel lavoro, si dovevano sborsare 10mila euro alla camorra locale.
Le visite della coppia erano state notate anche dagli operai al lavoro, intimoriti dalle minacce. La presenza dei due, volti noti alle forze dell’ordine, era stata già notata dai carabinieri, impegnati in quella zona in servizi antiracket. Quando i responsabili del cantiere hanno denunciato, il quadro è stato chiaro. E’ stato così predisposto un servizio di osservazione e di controllo, in attesa che i due estorsori si rifacessero vivi.
Non è stato necessario attendere molto. Verdile e Barbato sono tornati in via dell’Epomeo, sempre presentandosi a nome del clan. E hanno pretesto un acconto sulla tangente. A quel punto i militari della compagnia Rione Traiano sono intervenuti, riuscendo a bloccare entrambi. Nel corso della perquisizione personale, i due sono stati trovati in possesso di 1.100 euro, finiti sotto sequestro in quanto ritenuti provento di attività illecita. Sequestrato anche lo scooter utilizzato dalla coppia per andare al cantiere. Al momento sono in corso indagini per verificare se la coppia avesse preso di mira anche altre attività della zona.

Salvatore Verdile è considerato elemento di spicco della malavita organizzata flegrea. Per gli inquirenti è un professionista dell’estorsione, con una lunga militanza all’interno delle organizzazioni criminali che, negli ultimi anni, si sono affacciate sul ghiotto boccone del quartiere di Bagnoli. Nella prima metà degli anni ’90 il nome di Verdile compariva nei rapporti sul clan Sorprendente-Rossi , indicato come uomo di fiducia del ras Paolo Sorprendente. Nel 1998 fu arrestato nel corso di un blitz che si concluse con le manette per 63 persone; fu scarcerato un anno dopo per decorrenza dei termini di custodia. A quel punto, col clan ormai smantellato dalle forze dell’ordine e disastrato dall’interno dai collaboratori di giustizia, Verdile decise di ‘cambiare aria’
L’ultimo suo arresto risale al 10 ottobre 2008, quando fu sorpreso insieme ad Antonio Esposito, alias ‘o Topo, boss emergente del quartiere Bagnoli recentemente defunto. Fino ad allora considerati acerrimi nemici, erano in sella alla stessa motocicletta quando furono notati dalle forze dell’ordine. Una circostanza che aprì a nuovi scenari investigativi, con gli affiliati di clan ormai scomparsi disposti ad unirsi in nuovi sodalizi. Dove tutto gravita, ovviamente, intorno alla ‘conquista’ di Bagnoli.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©