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Ad Ercolano continuano le indagini degli inquirenti

Racket, imprenditori costretti a cedere merce gratis


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Racket, imprenditori costretti a cedere merce gratis
22/04/2010, 16:04

ERCOLANO – Dopo gli arresti effettuati, nella notte tra domenica e lunedì, dai carabinieri che hanno stretto le manette ai polsi di 21 esponenti del clan Ascione- Papale, emergono nuovi particolari dell’inchiesta “Cento Vetrine” che sta portando alla luce i retroscena dei soprusi subiti dalle vittime del racket nella città di Ercolano.
A raccontare i metodi utilizzati dai “signori del pizzo” proprio gli imprenditori della città degli scavi che, dopo anni di vessazioni, hanno avuto il coraggio di ribellarsi e denunciare alle forze dell’ordine, le estorsioni subite.
E così, all’indomani degli arresti, si scopre che non tutti pagavano in denaro contante. C’era anche chi era costretto a cedere, gratuitamente, la merce venduta nel proprio negozio. E’ proprio questo il caso di un imprenditore di materiale edile che ha raccontato agli inquirenti che, dal 2000, era costretto a rifornire con la propria merce, i boss dell’organizzazione criminale che avevano scelto per lui questa diversa forma di estorsione. Il commerciante fu costretto a cedere materiale edile per un valore di 15 milioni delle vecchie lire a Ciro Montella, guardaspalle del boss Mario Ascione, entrambi uccisi in un agguato camorristico nel 2003. Materiale che ovviamente, non fu mai pagato. L’imprenditore avrebbe inoltre rimesso dei soldi anche con altre persone, tutte esponenti del clan ercolanese.
Dal 2008 poi, al commerciante della città degli scavi, sarebbero arrivate anche richieste di denaro contante: 2000 euro la nuova tangente consegnata al clan.
Intanto le indagini degli investigatori sul racket in città proseguono. Avviati martedì scorso i primi interrogatori. Il primo ad essere ascoltato è stato il boss Luigi Nocerino, detto “zì Luigi”, considerato il reggente del clan Ascione-Papale; l’uomo, interrogato nel carcere di Milano dove attualmente è detenuto, ha sostenuto di non conoscere gli imprenditori che lo hanno accusato. Il giorno successivo è toccato a Mario Ascione, elemento di spicco dell’organizzazione criminale. Anche lui, però, ha rigettato le accuse mosse dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha coordinato le indagini. In giornata sono stati infine interrogati tutti gli altri indagati.

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di Elisa Scarfogliero
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