Cronaca / Sanità

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Due ginecologi interdetti, indagini ancora in corso

Ragazza morta per emorragia al San Paolo, medici sospesi


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Ragazza morta per emorragia al San Paolo, medici sospesi
02/02/2010, 16:02

NAPOLI – Il 6 novembre 2008 Anna Vitale, 23 anni, entrò in sala operatoria all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta per il prelievo di membrana uterina. Un intervento ambulatoriale privo di seri rischi, che avrebbe dovuto accertare una infezione da papilloma virus. La situazione, però, precipitò: la ragazza ebbe un arresto cardiaco mentre era in corso l’operazione, un’imponente emorragia interna ed esterna, andò in coma e morì il 3 dicembre successivo.

Oggi il gip del Tribunale di Napoli ha emesso una ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dell’esercizio della professione sanitaria, su richiesta del Pm, per i due medici coinvolti in quella vicenda ed attualmente indagati: Vincenzo Volpicelli e Giuseppe Tomasilli, entrambi ginecologi del San Paolo all’epoca dei fatti.

Volpicelli non è più in servizio presso l’ospedale, licenziato perché coinvolto in una inchiesta su aborti clandestini e già arrestato in passato per reati analoghi. Per quanto riguarda invece Tomasillo, che ha sempre sostenuto di essersi rifiutato di continuare l’operazione su Anna Vitale all’insorgere dei primi problemi, venendo quindi sostituito da un altro medico, l’Asl Napoli 1 ha avviato a seguito del provvedimento firmato dal Gip le procedure per la sospensione dal lavoro.

In particolare, si legge nel comunicato stampa della Procura, firmato dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, il provvedimento evidenzia che "il comportamento professionale dei chirurghi che realizzarono l'intervento di conizzazione fu caratterizzato da un errore tecnico inamissibile e inescusabile per imperizia e/o negligenza nella effettuazione del primo intervento chirurgico".
Il Gip aggiunge che, sulla base delle conclusioni dei 4 periti del pm, i due medici “non hanno mai posto in essere il novero delle azioni doverose idonee a evitare il decesso di Anna Vitale, ma hanno tenuto un comportamento tale da aggravare le condizioni di salute della stessa, tenuto conto della sua giovane età, dell'assenza di pregresse patologie e delle condizioni di salute che offrivano la possibilità, anche all'esito del primo intervento, di intervenire sull'emorragia in atto".

La vicenda, per il gip, "è sintomo di una interpretazione del proprio ruolo professionale scevro di da principi deontologici che necessariamente, per la delicatezza degli interessi in gioco, non possono essere accantonati o ignorati, e che devono soccorrere non solo nella metodica routinaria dell'attività, ma viepiù proprio allorquando in conseguenza di una emergenza si devono scegliere le condotte sanitarie più appropriate".

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di Nico Falco
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