Cronaca / Sangue

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Un piano di interventi sulla condizione minorile a Napoli

Ragazzo accoltellato a Sant'Antimo: uno scherzo la causa


Ragazzo accoltellato a Sant'Antimo: uno scherzo la causa
12/07/2009, 16:07

Ci sarebbero uno scherzo non gradito e qualche parola di troppo alla base della lite tra coetanei scoppiata ieri sera nei pressi della villa comunale di Sant'Antimo (Napoli), in cui un quattordicenne è rimasto gravemente ferito.

Il ragazzo, dopo essere stato operato nella notte, è in prognosi riservata al Cardarelli di Napoli. Prima che i due giovani venissero a contatto in serata, c'era stato un prologo la mattina: i due ragazzi, infatti, assieme ad altri amici, si erano recati in una piscina di Parete (Caserta) e qui, tra giochi d'acqua e qualche sfottò, si erano già punzecchiati al punto da consigliare ai responsabili della struttura di allontanarli per non disturbare gli altri bagnanti. In serata poi, i due si sono incontrati di nuovo nella piazza dinanzi al Municipio di Sant'Antimo dove hanno ripreso il battibecco. Dalle parole si è passati presto ai fatti fino a quando uno dei due si è allontanato per tornare armato del coltello col quale ha sferrato la pugnalata che ha perforato il torace di L.D..

L'aggressore, che ha ammesso le proprie responsabilità, è stato fermato dai carabinieri mentre rincasava. Contro di lui ci sono anche le testimonianze dei presenti. Dopo aver trascorso la notte in caserma è stato trasferito nel centro di prima accoglienza per minori dei Colli Aminei, a Napoli, dove è in attesa della convalida dell'arresto. Entrambi i protagonisti della storia sono incensurati e provengono da famiglie che non hanno problemi con la giustizia. L'arma usata per ferire L.D. non è stata ancora ritrovata. Sul luogo del delitto, anche stamattina frequentato da molti giovani, sono ancora ben visibili le macchie di sangue. 

“Bisogna che ci si interroghi seriamente sulla condizione minorile a Napoli e si costruisca un piano di interventi per i ragazzi di questa città e della sua area metropolitana”. Lo dichiara Luisa Bossa, deputato Pd, componente delle commissioni Antimafia e Affari sociali.
“La rissa con i coltelli tra due ragazzi a Sant’Antimo – dice l’on. Bossa –, che rischia di costare la vita a un quattordicenne, è la spia di un malessere su cui non possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi. Ormai i modelli violenti dilagano e né la scuola né la famiglia riescono più a porre un argine. Dell’episodio di Sant’Antimo colpisce che i due ragazzi siano incensurati, di buona famiglia, e vengano descritti da tutti come giovani comuni, come ce ne sono tanti, né bulli né di malaffare. Se questo livello di violenza riguarda ragazzi così allora davvero si è superato l’argine. Mi chiedo fino a quando si continuerà a fingere che la cosa non ci riguardi? Bisogna intervenire presto e bene. A cominciare dal Parlamento, che deve considerare come priorità il rifinanziamento di leggi importanti come la 285 e la 328, che sono state colpevolmente depotenziate. Poi le istituzioni territoriali, che devono farsi carico del malessere dei ragazzi di questo territorio e costruire risposte, progettare vie di intervento insieme al non profit e al mondo del volontariato. Nell’insieme, un grande progetto per i minori significa più risorse, più operatori sociali, più presenza dello Stato, più cultura, più aggregazione su modelli positivi. Solo in questo modo possiamo invertire la rotta. Altrimenti continueremo, dopo ogni tragedia, a piangere lacrime da coccodrilli”.
 

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di Redazione
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