Cronaca / Nera

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Il 34enne si è impiccato con un lenzuolo a Firenze

Raid al bowling, suicida in carcere il ras di Marano



Raid al bowling, suicida in carcere il ras di Marano
23/04/2010, 18:04

SOLLICIANO – Un altro suicidio in carcere. Giuseppe Palumbo, detto Filippo è stato trovato morto nella sua cella nell’istituto di pena di Sollicciano (Firenze). Il 34enne era stato arrestato mercoledì all’alba, nell’ambito delle indagini sui raid punitivi contro una sala giochi di Giugliano ed il Bowling di Pozzuoli. Il cadavere è stato ritrovato alle 13,45; l’udienza di convalida del fermo c’è stata questa mattina. Secondo gli inquirenti Palumbo aveva ordinato la spedizione, prendendovi anche parte, per punire lo zio della moglie dopo essere stato da lei abbandonato.

LA VILLA DI SCARFACE
Palumbo era un volto più che noto alle forze dell’ordine. Soprannominato Scarface, era il figlio del boss detenuto Castrese. Era il ras di Marano, con collegamenti al clan camorristico dei Nuvoletta. Le forze dell’ordine fecero irruzione nella sua villa per arrestarlo, non trovandolo. Una villa Holliwoodiana. Tutta arredata “in stile” col proprietario. Immagini di Scarface dappertutto. Poi statue della Madonna, immagini sacre; un vezzo molto comune negli ambienti della malavita organizzata. Nel parcheggio, una Lamborghini. Nella taverna c’erano invece due biliardi e slot machine. Oltre, ovviamente, a telecamere a circuito chiuso. Ciliegina sulla torta, la scelta della carta igienica: sopra vi erano impresse banconote da 50 euro. Sulla parete dello studio, la riproduzione di un dollaro con al centro la foto di Al Pacino, sempre nell’interpretazione di Scarface, e la scritta “I trust me”. Vecchie banconote di grosso taglio erano utilizzate quasi come una copertura della scrivania. La tigre che Al Pacino aveva nel film, però, mancava: in mancanza di un animale vero, Palumbo probabilmente aveva dovuto accontentarsi, ripiegando sulla grossa tigre di peluche che arredava uno dei salotti. La villa era circondata da cancelli e telecamere. Al momento dell’irruzione, Palumbo non c’era: si era già spostato a Firenze.

I RAID
I raid punitivi si consumarono a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, il 14 marzo scorso. Diciotto minuti soltanto tra una sparatoria e l’altra. Il gruppo di fuoco visitò prima una sala giochi di Giugliano, la “Hollywood Casinò”, poi si diresse verso Pozzuoli, dove c’era il secondo obiettivo: il bowling “Big One”. Entrambi i locali appartengono allo zio della moglie del 34enne. Il motivo dei raid era salvare l’onore della famiglia. E’ stato lo stesso Palumbo a spiegarlo al padre Castrese, durante i colloqui in carcere. Parole che sono state intercettate dalle forze dell’ordine. Le immagini di quei raid sono state divulgate due giorni fa e immediatamente hanno fatto il giro del web per la loro crudezza. Nei fotogrammi si vedono alcune persone fare irruzione e sparare quasi alla cieca, con una ferocia tremenda. Il commando aveva utilizzato kalashnikov e skorpion, senza curarsi della presenza di altre persone, comprese famiglie con bambini. Palumbo era stato preso, insieme ad altre tre persone, in base ad un decreto di fermo dai carabinieri; destinatarie dello stesso provvedimento sono altre due persone, tuttora ricercate.

IL SUICIDIO
Giuseppe Palumbo è stato trovato impiccato alla branda più alta del letto a castello con tre piani montato nella cella a cui era stato assegnato. A scoprirlo, un agente penitenziario durante il giro di controllo. La cella si trova nella sezione di transito, ovvero quella dove vengono alloggiati i detenuti al loro arrivo in carcere. Non ci sarebbero testimoni: il 34enne si sarebbe suicidato mentre il suo compagno di cella si trovava nell’area dei “passeggi”. Poco prima di uccidersi, l’uomo ha ricevuto un telegramma con la posta del carcere, consegnato da un agente di custodia, al quale il 34enne ha consegnato un altro telegramma da spedire all’esterno. I testi dei telegrammi, che comunque non avrebbero collegamenti col suicidio, sono sotto sequestro. Il poliziotto che gli ha consegnato la posta è stato l’ultimo a vederlo in vita. Stando a quanto trapelato, Giuseppe Palumbo non avrebbe fatto trasparire nessun segno di nervosismo; viene descritto come lucido, freddo. Parlando dei raid con il personale, avrebbe ammesso che lui ed il gruppo di fuoco avrebbero compiuto le spedizioni punitive sotto l’effetto di stupefacenti, probabilmente cocaina.

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di Nico Falco
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