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Rapporti Lombardo-mafia per i pm di Catania, il disappunto di Barbato


Rapporti Lombardo-mafia per i pm di Catania, il disappunto di Barbato
05/11/2010, 15:11


ROMA - “Troppa politica intrecciata con la criminalità organizzata. In alcuni territori ormai la mafia non è più nella politica, ma è la politica. Non è tollerabile avere un governatore come Lombardo, addirittura leader di un partito presente in Parlamento, con un simile curriculum”. Lo dichiara Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, commentando le rivelazioni dei pm della Procura di Catania, secondo i quali Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, avrebbe avuto frequenti contatti con i boss delle cosche catanesi. In base alle 583 pagine di richiesta di misure cautelari verso politici e imprenditori presentate dalla Dda di Catania, il segretario dell’MpA risulta indagato, insieme con il fratello, per concorso esterno in associazione mafiosa. I magistrati parlano di “provata esistenza di risalenti rapporti, diretti e indiretti, degli esponenti di Cosa Nostra con Raffaele e Angelo Lombardo”, testimoniati da incontri e riunioni con membri delle famiglie Santapaola ed Ercolano, volti a richiedere loro finanziamenti per la campagna elettorale del 2008. In merito allo stringente sodalizio tra associazioni di stampo mafioso e istituzioni pubbliche, Barbato esprime la sua preoccupazione: “Al di là della rilevanza penale che possono avere le inchieste della Procura antimafia siciliana, resta il dato di esponenti politici che hanno rapporti, frequentazioni e condivisioni con la criminalità organizzata. La politica, per recuperare il contatto con i cittadini, deve legarsi di più all’etica e alla morale. Come dico spesso – incalza deciso il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – costa tanto non prendere neanche un caffè con determinate persone, ma è l’unica strada per far mantenere la schiena dritta alla politica e riavvicinarla alla comunità nazionale”.

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di Redazione
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