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REGINA COELI: NEGATA PENA RESIDUA A CASA, DETENUTO MUORE DI CANCRO


REGINA COELI: NEGATA PENA RESIDUA A CASA, DETENUTO MUORE DI CANCRO
30/08/2008, 14:08


Attendeva la pena residua a casa. Invece morto nel centro clinico del carcere di Regina Coeli. Al detenuto albanese, Dule G., restavano pochi mesi di carcere e le sue condizioni di salute peggioravano con l’aggravarsi del tumore.

La vicenda è avvenuta l’8 agosto ed è stata resa nota solo oggi dal Garante dei diritti dei detenuti Angiolo Marroni. A quanto risulta al Garante, l’uomo (che aveva una figlia di sei anni ed una convivente con cui aveva regolari colloqui e che ha saputo della morte del compagno dagli operatori del carcere) era arrivato a Regina Coeli dal carcere di Velletri lo scorso maggio e, in poco più di 3 mesi, aveva sostenuto quattro visite mediche specialistiche e presentato due istanze di detenzione domiciliare per motivi di salute, visto l’evidente deperimento fisico. Al momento della sua morte non risultavano ancora fissate udienze per discutere queste istanze. Nato a Valona nel 1967, Dule era arrivato in Italia nel 1991 come regolare e dopo aver lavorato come operaio edile nel Nord, si era trasferito a Roma nel 1996: arrestato per reati legati alla droga, era stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere. Dopo un primo periodo di detenzione a Civitavecchia (dove lavorava per mantenere la famiglia) era stato trasferito a Velletri e poi a Regina Coeli. Lo scorso aprile il tribunale di sorveglianza di Velletri aveva rigettato la sua richiesta di differimento pena per motivi di salute in base ad una relazione medica della direzione sanitaria del carcere che aveva giudicato la sua malattia compatibile con il regime carcerario. "Trovo incredibile - afferma in una nota il Garante - che un malato non abbia avuto risposte alle sue richieste di trascorrere serenamente in casa gli ultimi mesi di vita, quasi che le patologie gravi non siano elementi da valutare con urgenza. Una vicenda ancor più grave se si considera che quest'uomo doveva uscire dal carcere fra sei mesi”.

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di Giulio d'Andrea
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