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Dal 1735, la storia della manifattura chiude i battenti

Richard Ginori va in liquidazione, addio alle sue porcellane

Nominati tre liquidatori: Milanesio, Lattanzi e Villa

Richard Ginori va in liquidazione, addio alle sue porcellane
09/05/2012, 21:05

SESTO FIORENTINO - Si può dire che da quasi due secoli i suoi piatti e servizi in porcellana siano presenti in quasi tutte le case degli italiani, e anche all'estero. Ma tanta storia d'industria manifatturiera non è sufficiente comunque a far tenere in vita un brand come Richard Ginori 1735 spa, tuttora sinonimo di alta qualità negli articoli di lusso per l'allestimento della tavola (tableware), nonché riferimento per un collezionismo che definire di nicchia è riduttivo. Oggi l'assemblea degli azionisti, riunita in seduta straordinaria in uno studio notarile di Arezzo, ha deliberato (sei voti a favore, tre astenuti) l'avvio delle procedure per mettere in liquidazione l'azienda con radici a Sesto Fiorentino. Sono stati nominati i tre liquidatori - Marco Milanesio (presidente), Nicola Lattanzi e l'attuale presidente Roberto Villa -, è stato dato mandato per andare verso procedure concorsuali, compreso il concordato preventivo. Le avvisaglie c'erano già state il 26 marzo scorso con i dati del bilancio 2011 (anche questo approvato oggi) che mostrano una perdita di 38,8 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per 19,3 milioni. Numeri che imponevano la ricapitalizzazione o, com'è successo, un cambio di rotta verso la parola fine. A fine marzo l'azienda riferì di un bilancio che segnalava una «grave crisi di liquidità» e «forte tensione finanziaria» tale da peggiorare «le situazioni debitorie scadute nei confronti dei fornitori, dell'erario e degli istituti previdenziali». Stamani le azioni sono state sospese in Borsa. Eppure il 2011 è stato un anno di iniziative ammirate e di ricavi in aumento. Brillava il contratto da sei milioni di euro con la UniCoop, per consentire ai clienti dei supermercati di portarsi a casa prestigiosi serviti da tavola collezionando punti: a Sesto Fiorentino si lavorò anche per Ferragosto in fabbrica. E stava piacendo l'accordo raggiunto con lo Stato per cedere il prestigioso museo storico di Doccia - vero scrigno di preziosità stilistiche di grande valore - a scomputo dei debiti maturati con l'erario. Richard Ginori è stato marchio prescelto da re e regine per i corredi nuziali e non c'è coppia di novelli sposi, anche di umili origini, per così dire, che non abbia considerato di mettere in lista di nozze un servito Ginori come “top gift” del grande giorno. Da oggi, salvo sorprese, a Sesto si chiude. Sono 350 gli addetti in fabbrica ma negli anni '20, sotto la direzione artistica di Giò Ponti, lo stabilimento di Doccia, presso Sesto, superava i 2.000 lavoratori e aveva 40 forni attivi. L'anno scorso si esultava per l'accensione di un terzo forno grazie ai clienti Coop. Tempi lontani.

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di Valerio Esca
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