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Sensazioni, esperienze ed emozioni dal "Tibet medical camp"

Rientrati i 10 medici italiani in missione a Dehra Dun


Rientrati i 10 medici italiani in missione a Dehra Dun
03/11/2009, 09:11

La spedizione, la terza dopo i due Cardiolab degli ultimi due anni, aveva lo scopo di effettuare un ulteriore screening di prevenzione del rischio di infarto e ictus tra le popolazioni di rifugiati tibetani nell’India del nord raggiungendo così lo statisticamente significativo numero di tremila persone visitate.

Il campo è stato organizzato dall’Associazione Italia Tibet, dal Delek Hospital di Dharamsala e con il sostegno dell’ASCOR di Rimini e la collaborazione di ESAOTE.

Quest’anno il team, oltre ai medici di medicina generale (Frenquellucci, Morolli, Vannucci) si è arricchito anche di medici specialisti in ginecologia (Raboni, Galli e Bartolomei), nefrologia (Rigotti, dell’Infermi) e cardiologi (Marinelli primario a San Marino, Pacassoni e Contento), tutti della provincia di Rimini.

E’ stato così possibile allargare i servizi di consulenza per altre patologie.

Le giornate di lavoro presso la comunità tibetana di Dekyi Ling, a sette chilometri dalla città collinare di Dehra Dun, hanno visto un afflusso continuo di pazienti e persone sane ma desiderose di farsi “dare una occhiata” dai medici venuti da lontano. Il clima è stato molto cordiale, composto ed ordinato in perfetto stile tibetano. Il campo è stato inaugurato dal Grande Lama Sakya Trizin capo della scuola monastica dei Sakya. In totale sono stati visitati un migliaio di pazienti. Sono state effettuate oltre 150 visite ginecologiche anche a numerose monache dei monasteri limitrofi, molte delle quali non avevano mai visto un medico in vita loro.
Infine sono stati fatte oltre 150 ecocardiografie. Molte le storie tristi di fughe, torture e persecuzioni. Diversi veterani della guerriglia anticinese degli anni sessanta in Mustang con i segni sul corpo di schegge di granate, proiettili o armi da taglio.

Tra i pazienti, un indiano arrivato in vespa con un infarto in piedi da tre giorni. Dopo avergli somministrato subito un’aspirina si è proposto il ricovero immediato anche se la fase acuta sembrava superata. Ma il paziente non ha sentito ragioni ed è praticamente scappato a bordo del suo scooter.

Le impressioni cliniche, in attesa della elaborazioni dei dati, sono di un generale rischio più basso rispetto all’Italia. Una generale assenza di senso stress (più marcato invece nella popolazione monastica femminile ) nonostante i disagi e le privazioni dell’esilio. Colesterolo decisamente più basso. Glicemia mediamente più alta e ipertensione abbastanza diffusa.
Terapie spesso mescolate tra medicina tradizionale tibetana e farmaci occidentali. I medici, alcuni dei quali già veterani, sono rimasti estremamente colpiti dalla grande umanità e dignità di questo popolo in esilio dal Tetto del Mondo. Diversi di loro hanno deciso di adottare a distanza dei bambini o dei ragazzi orfani e bisognosi di aiuto.

Il Tibet Medical Camp aveva il patrocinio della Ausl, del Comune e Provincia di Rimini e dell’Ordine dei Medici di Rimini.

La comunità tibetana ha espresso la propria gratitudine per il sostegno, l’amicizia e la presenza costante della città di Rimini da oltre venti anni.
Il Dalai Lama è venuto a Rimini tre volte ed è cittadino onorario della città.


Per info e fotografie:

Claudio Cardelli 333 4574574

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di Redazione
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