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La Preside ha anche mandato una lettera ai genitori

Roma: alunni rimproverati per aver cantato "Bella Ciao"


Roma: alunni rimproverati per aver cantato 'Bella Ciao'
02/06/2010, 10:06

ROMA - Hanno osato ciò che evidentemente è proibito, e per questo sono stati duramente rimproverati dalla loro preside: hanno osato cantare "Bella Ciao" durante una iniziativa musicale al Ministero dell'Istruzione. L'episodio risale allo scorso 27 maggio quando i ragazzi della scuola media Gioacchino Belli, di Roma, sono andati ad un concerto nel cortile del Ministero dell'Istruzione. Ad un certo punto, durante una pausa del concerto, un gruppo di ragazzi ha cominciato spontaneamente a cantare "Bella Ciao"; passati i primi istanti di stupore, la Preside Carla Costetti è immediatamente intervenuta, imponendo loro il silenzio e rimproverandoli duramente. " ragazzi sono stati subito fermati, gli ho chiesto di smettere e mi sono scusata con i docenti perché non era previsto. Il giorno dopo ho mandato una lettera ai genitori dei ragazzi, consegnata agli alunni, e ai docenti perché non è possibile che prendano delle decisioni come schegge impazzite in cui ognuno decide di fare quello che vuole", ha spiegato la Preside. Che poi il giorno dopo ha mandato ai genitori una lettera, in cui articolava meglio il suo pensiero: "Esistono luoghi e tempi opportuni nei quali sostenere con la serietà del proprio lavoro, idee e convincimenti che, pur nella libertà di pensiero, non devono mai diventare mancanza di rispetto o offesa verso istituzioni o persone. Quanto accaduto deve far indignare. Sollecito gli adulti a scusarsi nei modi ritenuti più idonei per quanto accaduto, a riflettere con le classi in modo da far capire agli studenti che se è giusto e importante esprimere le proprie convinzioni anche se divergenti è altrettanto giusto e importante non assumere iniziative che travalicano i limiti dell’opportunità, del rispetto delle persone, della correttezza,del buon gusto".
L'ultima volta che ho sentito un linguaggio simile, i miei genitori non erano ancora nati, i bambini andavano a scuola a cantare le stesse canzoncine e ad obbedire ciecamente agli ordini che ricevevano, senza farsi domande: era il ventennio Fascista.

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di Antonio Rispoli
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