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Roma: bufera sull'Ass. Marsilio per le dichiarazioni contro gli stranieri


Roma: bufera sull'Ass. Marsilio per le dichiarazioni contro gli stranieri
16/09/2010, 16:09

ROMA - Hanno sollevato molto scalpore le dichiarazioni dell'assessore romano alla Scuola, Laura Marsilio. Uscendo dalla scuola elementare ex Pisacane, a Roma, dove c'è una classe dove tutti i bambini sono figli di genitori stranieri, l'assessore Marsilio è stata lapidaria: "Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico, ma una questione culturale". Il sindaco romano Gianni Alemanno ha cercato di prendere le distanze, da queste dichiarazioni: "L'assessore si è espressa male in chiave istituzionale e legislativa. Sappiamo che in Italia non esiste il diritto di cittadinanza in base alla nascita - ha detto - voglio dire con chiarezza che tutti i bambini che nascono qui sono un patrimonio per questa città, e quindi non mi sento di definirli stranieri".
Ma il Pd protesta, attraverso una nota del deputato Jean Leonard Touadi: "Le dichiarazioni dell'assessore Laura Marsilio a proposito dei bambini nati in Italia ma figli di cittadini stranieri mostrano il vero volto di una destra che nessuna cura di Fiuggi è riuscita a cambiare. E' la destra del 'sangue' e della 'razza' così lontana da un'idea moderna di cittadinanza. I bambini nati in Italia sono stranieri solo per coloro che pervicacemente chiudono l'orizzonte - sostiene - ad un inevitabile futuro di mescolanza che appartiene, tra l'altro, alla storia migliore di questa città aperta per vocazione al mondo. Non bastano le rettifiche di circostanza del sindaco Alemanno. L'assessore Marsilio deve presentarsi in Consiglio Comunale per ammettere la sua inadeguatezza a ricoprire un ruolo così delicato per una città in pieno mutamento sociale e culturale".
Invece pieno sostieno all'assessore da parte del Pdl, per esempio attraverso le dichiarazioni dei consiglieri del partito della VI Municipalità: "Il semplice fatto che un bambino sia nato in Italia, come ha spiegato anche l'assessore, non significa che possa essere considerato cittadino italiano, perché il problema non può essere esclusivamente il riconoscimento formale della cittadinanza, ma prioritaria deve essere sempre l'interiorizzazione dei valori e dei principi e che sono alla base della Costituzione e delle leggi, che inoltre subordinano l'acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, a un periodo di residenza continuativa e al compimento del diciottesimo anno di età, anche per chi è nato sul suolo italiano".

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di Antonio Rispoli
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