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Roma, CasaPound Italia: "l'assistenza alloggiativa si ottiene solo se si hanno i requisiti"


Roma, CasaPound Italia: 'l'assistenza alloggiativa si ottiene solo se si hanno i requisiti'
17/06/2011, 14:06

''Per CasaPound Italia chiunque è costretto a versare più di 1/5 delle proprie entrate familiari per pagare un affitto o un mutuo è in emergenza abitativa. Pagare 1200 euro per una casa in affitto di 60 mq vuol dire essere in emergenza abitativa. Pagare un mutuo di 1000 euro al mese per 30 anni per la prima casa, la casa in cui si vive con la propria famiglia, vuol dire essere in emergenza abitativa. Essere un giovane che se ne vuole giustamente andare via di casa prima dei 50 anni, età in cui forse troverà un posto fisso, vuol dire essere in emergenza abitativa. Essere un giovane che vive con i genitori e che inaspettatamente diventerà padre o madre a breve, vuol dire essere in emergenza abitativa. Non essere proprietario al 100% di una casa, in una città dove non si costruiscono case popolari, in una città dove i prezzi di case e affitti sono ignobili, in una città dove i costruttori sono padroni dei quotidiani e ricoprono incarichi istituzionali, vuol dire essere in emergenza abitativa''. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, che, in relazione all'articolo uscito oggi sul ''Messaggero'', precisa una serie di circostanze.

''In primo luogo - sottolinea Cpi - essere residente a CasaPound, in via Napoleone III 8, non vuol dire essere inseriti nel programma di emergenza abitativa del Campidoglio. Vuol dire non avere nessuna certezza di rimanere in quella casa. Anche perché, ricordiamo ancora una volta, sebbene il palazzo sia stato iscritto a costo zero al patrimonio capitolino, non è d'altra parte stato assegnato ai 17 attuali occupanti. Essere inserito in un residence al contrario vuol dire essere assistito dal Comune di Roma. Cosa decisamente migliore per un disabile 100% con moglie e figli a carico e per una coppia con figlio disabile, come nel caso delle due famiglie che risultano occupanti sia di CasaPound sia di Val d'Ala. D'altra parte, se avere già una residenza altrove (nel caso di specie a Cp, cioè in un'occupazione, come riporta l'articolo de 'il Messaggero') vuol dire non avere i requisiti per l'emergenza abitativa, questo significa che nessun romano ha i requisiti, visto che i senza fissa dimora romani nella capitale sono solo un centinaio di clochard. Certo sì, poi ci sono gli immigrati, ma di quelli si occupa Action. Tutti hanno una residenza, anche chi, sfrattato, vive ora in una macchina''.

''Il villino di 5 vani di cui si attribuisce la proprietà a un occupante di Val d'Ala è stato pignorato da una banca dopo che il proprietario era finito vittima di usurai. Se la banca ti ha pignorato casa è molto probabile che al catasto tu risulti ancora proprietario. Ad esempio al catasto lo stabile di Via Napoleone III risulta di proprietà dell'Enims ente fascista disciolto nel 1945'', prosegue Cpi, che poi, in relazione all'occupante che risulta titolare di una pizzeria precisa ancora: ''Essere titolare di una pizzeria non vuol dire che a prescindere non si può essere in emergenza abitativa. Nel caso specifico il cittadino italiano ha una pizzeria a taglio, abita da solo in un loculo di 40 mq dove paga quasi mille euro di affitto e la moglie e i 4 figli che sono all'estero (a cui versa i restanti proventi del suo lavoro) non possono raggiungerlo. Comunque essere titolare di una piccola attività commerciale non vuol dire che non ci si possa trovare in emergenza abitativa''. Infine, sottolinea CasaPound Italia, ''occupare una casa non vuol dire automaticamente ottenere l'assistenza alloggiativa. L'assistenza alloggiativa si ottiene se si hanno i requisiti. Quindi se c'è chi ha barato e dichiarato il falso, non otterrà l'assistenza e verrà respinto con decisione da CasaPound''.

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di Redazione
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