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Non confermata l'ordinanza di custodia cautelare

Roma: ci fu lo stupro in caserma, ma il Gip libera tutti


Roma: ci fu lo stupro in caserma, ma il Gip libera tutti
17/03/2011, 10:03

ROMA - La Procura di Roma ha ricostruito davanti al Gip la vicenda che nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso ha portato allo stupro, nella caserma dei Carabinieri del Quadraro, quartiere della Capitale, di una 32enne di Crema, arrestata per il furto di un paio di maglioni ed in attesa di processo. Secondo quanto ricostruito, furono due Carabinieri ed un vigile urbano che fecero bere alcool alla donna e poi la stuprarono. In particolare, Leonardo Pizzarelli, che quella sera era di piantone, non partecipò alla violenza, anche se ha avuto la colpa di non impedire nulla di quello che successe. Invece gli altri due carabinieri - Alessio Lo Bartolo e Cosimo Vincenzo Stano - a turno hanno costretto la vittima ad un totale di almeno 6 rapporti sessuali non consenzienti, mentre il vigile urbano Pierfrancesco Carrara la teneva ferma e la palpeggiava.
Nonostante questo e nonostante la parziale ammissione di uno degli imputati - che però ha parlato di rapporti sessuali consenzienti ed amichevoli - il Gip ha respinto la richiesta della Procura di una dentenzione cautelare in carcere per due mesi degli imputati, in modo da evitare inquinamenti delle prove. Secondo il giudice, le indagini sono già a buon punto, e quindi la misura è superflua.
Nei prossimi giorni si farà l'incidente probatorio (termine tecnico-giuridico per indicare una attività di indagine fatta insieme ai difensori degli imputati che non può essere fatta durante il processo e che quindi avrà valore di prova, ndr) sul Dna ritrovato sul corpo della donna e su alcuni oggetti, per confrontarlo con quello degli imputati. Che comunque devono rispondere di reati molti gravi: stupro di gruppo nei confronti della donna, aggravato dal fatto che sono state usate le sostanze alcoliche, dal fatto che la persona era in una situazione di limitata libertà personale; tranne che per Pizzarelli, che potrà probabilmente godere dell'attenuante prevista per chi ha una partecipazione minima ai fatti. Gli altri tre rischiano una condanna che può arrivare anche a 20 anni e non potrà essere inferiore ai 6 anni.

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di Antonio Rispoli
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