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Intanto è mistero sull'identità del colpevole

Roma: poliziotti pestano ed arrestano un innocente



Roma: poliziotti pestano ed arrestano un innocente
10/05/2010, 10:05

ROMA - Sta facendo il giro di Internet, il filmato del poliziotto che violentemente picchia un ragazzo in motorino, che aveva il solo difetto di trovarsi in via Pinturichio, non lontano dallo stadio di Roma, lo scorso 5 maggio, giorno della finale di Coppa Italia Roma-Inter. Dalle immagini si vede chiaramente la violenza con cui il poliziotto comincia a schiaffeggiare il ragazzo; e quando lui, giustamente, reagisce (se un poliziotto aggredisce senza motivo, per legge scatta il diritto all'autodifesa anche contro di lui), allora partono le manganellate, a cui il ragazzo non può reagire, sia per la violenza delle stesse, sia perchè il poliziotto è addestrato a colpire dove i danni fisici sono maggiori e più invalidanti. Dopo di che Stefano, il ragazzo picchiato, viene portato in galera, con le accuse di oltraggio a pubblico ufficiale e resistenza all'arresto. Mentre invece non si conoscono i nomi, come sempre avviene in questi casi, dei poliziotti aggressori.
E qui scatta uno dei peggiori abusi della legge italiana contro i cittadini. Infatti i poliziotti (ma la stessa cosa vale per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine) possono scrivere quello che vogliono sul loro rapporto: essendo un atto di un pubblico ufficiale, è vero fino a querela di falso. Vale a dire che in questo caso è Stefano - o meglio i suoi legali - a dover dimostrare che il poliziotto mente. Ma lo deve dimostrare con fatti concreti, non bastano le sue parole. Quindi da una parte abbiamo una dichiarazione di un poliziotto che - tralasciando il caso specifico - è vera ed utilizzata come prova legale per il solo fatto che lui l'ha scritto su un verbale; dall'altra abbiamo la dichiarazione di chi poliziotto non è e che è sicuramente falsa, dal punto di vista legale, se in contrasto con quella del poliziotto, perchè il valore probatorio è inferiore. E questo gli appartenenti alle forze dell'ordine violenti e/o disonesti lo sanno. E se ne approfittano.

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di Antonio Rispoli
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