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Per ora si procede contro ignoti

Roma: Procura convoca funzionari del Ministero per le cimici a Bossi


Roma: Procura convoca funzionari del Ministero per le cimici a Bossi
04/01/2011, 16:01

ROMA - Procede l'indagine della Procura di Roma, per le "cimici" che, secondo l'affermazione del leader leghista e Ministro delle Riforme Umberto Bossi, sono state trovate nel suo appartamento romano e nel Ministero. Per ora l'indagine è contro ignoti, per due reati: "cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche" e "installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche".
Si è deciso di ascoltare diversi funzionari del Ministero delle Riforme, per vedere di trovare specificazioni ed approfondimenti che permettano di verificare quanto affermato da Bossi. Le cui dichiarazioni non sono chiare: una volta individuate le cimici, perchè non presentare denuncia? Invece il leader leghista ha chiamato prima un privato e poi il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha mandato alcuni poliziotti a verificare. Sulle microspie poi Bossi ha specificato: "Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa di corrente, un'altra sul frigorifero. A casa mia invece mi hanno detto: possiamo fare a casa sua una bonifica? fatela! Ne hanno trovate un bel po' dove ci sono i bocchettoni dell'aria calda". Poi, ha affrontato il discorso del perchè non ha avvisato la magistratura di quanto era successo, dando una risposta decisamente ambigua e scarsamente credibile: "Gli esperti che sono venuti hanno detto che appena tocchi o tiri via una cimice immediatamente chi l'ha messa viene a saperlo, perché sente un certo tipo di suono. Ho temuto che chiunque fosse venuto a fare la bonifica avrebbe potuto metterne delle altre. Quindi io al mio ministero ho detto al capo gabinetto: guarda che nel mio ufficio è meglio che non vai a parlare. Pensavo: so che lì ci sono le cimici, è meglio non rischiare altro, vado a parlare altrove".

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di Antonio Rispoli
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