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ROMA: TRAVAGLIO CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE


ROMA: TRAVAGLIO CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE
16/10/2008, 09:10

Marco Travaglio, noto giornalista e cronista giudiziario, è stato condannato in primo grado per diffamazione nei confronti di Cesare Previti, in relazione ad un articolo intitolato "Patto scellerato tra mafia e Forza Italia" apparso sull'Espresso il 3 ottobre 2002. Lui è stato condannato ad una pena insolitamente alta (8 mesi di reclusione e 100 euro di multa, con la sospensione provvisionale della pena); con lui condannata anche la direttrice di allora del settimanale, Daniela Hamaui, a 5 mesi di reclusione e 75 euro di multa. Anche il Pubblico Ministero aveva chiesto una pena molto più bassa, a 500 euro di multa.

Ora ovviamente Marco Travaglio potrà ricorrere in secondo grado per riavere la propria fedina penale pulita, ma questo episodio offre spunto per una riflessione. Solitamente - parlo nella mia esperienza fatta per anni nelle aule di Tribunali - in casi di diffamazione la pena è quasi esclusivamente pecuniaria, perchè o si viene condannati ad una multa o a pochi giorni di reclusione (il massimo che mi è capitato di vedere è stato un giornalista condannato per 4 articoli considerati diffamatori a 20 giorni di reclusione). In questi casi si chiede la conversione della pena in una multa e la pena si considera scontata. Invece in questo caso non solo il Giudice ha dato una pena molto severa, ma l'ha tenuta al di sopra di quel limite di 6 mesi, che avrebbe consentito al giornalista di richiedere la conversione in multa. Ovviamente rientra nella legittimità del Giudice applicare questa pena, è chiaro. Ma personalmente sono curioso di leggere le motivazioni. Anche se mi sovviene il famoso detto attribuito ad Andreotti: a pensare male si fa peccato, ma a volte la si azzecca.

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di Antonio Rispoli
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