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La richiesta della procura è per omicidio preterintenzionale

Romena ucciso da un pugno, Pm "Condannare Burtone a 20 anni"

Parte civile chiede risarcimento di 2 milioni

Romena ucciso da un pugno, Pm 'Condannare Burtone a 20 anni'
06/03/2012, 20:03

ROMA - Un'indole violenta, un ragazzo avvezzo a menar le mani. «Invece di parlare, mena»: questa la sintetica definizione che il pm Antonio Calaresu ha dato di Alessio Burtone, il ventiduenne romano che colpì con un pugno, l'8 ottobre del 2010, l'infermiera romena Maricica Hahaianu causandone la morte dopo alcuni giorni trascorsi in coma. Nei suoi confronti oggi la Procura ha chiesto una condanna a venti anni di reclusione per omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi. Nella requisitoria il pubblico ministero ha messo in luce, in primo luogo, gli aspetti caratteriali di Burtone stigmatizzando come nel corso di tutto il processo da parte dell'imputato non ci sia mai stato un segnale di pentimento. «Mi sarei aspettato da parte dell'imputato una parola di questa donna che Š morta e, invece, non ha mai detto mi dispiace, sono pentito». Per la Procura siamo in presenza di un soggetto violento, già coinvolto in due episodi di aggressione. Il pm, ricostruendo le fasi del litigio, ha descritto il colpo sferrato da Burtone come «un classico diritto pugilistico, il gesto del boxeur: un uppercut al mento della donna». Sul comportamento tenuto dai medici del policlinico Casilino, dove la donna è rimasta in coma dall'8 ottobre al 15 ottobre, Calaresu ha affermato che ai medici non può essere mosso «nessun addebito. La donna è stata trattata in modo idoneo e diligente». Nell'azione violenta di Burtone, secondo la Procura, non può essere ravvisato alcun profilo di legittima difesa. «Non c'è stata alcuna provocazione, non c'è alcuna proporzionalità tra il presunto pericolo, le asserite minacce proferite da Maricica, e la reazione di Burtone». In aula è stato, infine, mostrato il video che riprende le fasi dell'aggressione. «Questi fotogrammi hanno fatto il giro del mondo - ha concluso il pm - non dando certo una immagine positiva alla città di Roma. Nel video ci sono immagini brutte come il soggetto che si ferma per fotografare la donna a terra priva di sensi e senza intervenire. In questa vicenda, però, ci sono anche personaggi positivi come il militare che ferma il ragazzo dopo l'aggressione o la testimone, originaria del Togo, che ci ha raccontato in modo puntuale le fasi del diverbio». I familiari di Maricica non chiedono «vendetta, ma una sentenza esemplare come fu per il caso di Doina Matei, la ragazza romena condannata a 16 anni di reclusione per la morte di Vanessa Russo avvenuta nell'aprile 2007 dopo che la Matei l'aveva aggredita colpendola con un ombrello ad un occhio al culmine di una lite avvenuta alla stazione della metropolitana di Termini. Oggi il legale di parte civile ha chiesto un risarcimento danni di due milioni di euro. Di questi 1,2 milioni destinati al figlio, 500mila euro al marito e 300mila al fratello di Maricica. È, invece, di trentamila euro il risarcimento chiesto dal Comune di Roma, con l'avvocato Nicola Sabato. Su entrambe le richieste comunque deciderà, in sede di valutazione di condanna, la Corte d'Assise. La prossima udienza è stata fissata per il 16 marzo, parola alle difesa.

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di Valerio Esca
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