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Tra gli arrestati 3 carabinieri, un ex-agente e 2 donne

Rosarno, duro colpo all'ndrangheta: 24 arresti


Rosarno, duro colpo all'ndrangheta: 24 arresti
23/11/2010, 17:11

Nell'ambito dell'inchiesta sul clan Pesce Bellocco, attivo nella piana di Gioia Tauro, l'operazione "All Inside 2", condotta dai carabinieri di Reggio Calabria, ha portato all'arresto di ventiquattro persone, di cui dieci già in stato di detenzione. Coinvolti nell'arresto anche 3 carabinieri che prestavano servizio proprio a Losarno, ma già trasferiti diversi mesi fa in via cautelativa a battaglioni del nord Italia, e un ex agente della polizia penitenziaria ora in pensione. Due carabinieri C.L. di 45 anni, e G.G. di 32, sono stati arrestati con l'accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso: secondo le indagini "entrambi avevano stretti contatti contatti con la cosca Pesce", in particolare con il boss, "riferendo circa iniziative giudiziarie e di polizia a carico della cosca, nonché falsificando un verbale di contestazione di infrazione al codice della strada, ricevendo per i servizi resi alla cosca quale corrispettivo vari favori (apparati tecnologici, auto a prezzo di favore". Notificata invece un'informazione di garanzia, per concorso in corruzione aggravata a L.A., anch'egli militare trasferito da Rosarno, che faceva da "messaggero" tra uno degli altri due militari e il boss. Arrestato, invece, per concorso in corruzione aggravata anche un agente della polizia penitenziaria, in pensione da qualche mese, che aveva prestato servizio nel carcere di Palmi. Secondo i carabinieri l'uomo, E.A, ha favorito lo scambio di messaggi tra il detenuto Salvatore Pesce, fratello del boss Antonio, e i suoi familiari, tenendo questi informati anche delle condizioni del detenuto e riferendo alla famiglia i suoi desideri, anche di beni voluttari che poi gli faceva arrivare in cella. Il tutto in cambio della promessa da parte della cosca che la moglie sarebbe stata assunta a tempo indeterminato nella casa di cura "Villa Elisa" di Cinquefrondi. Per la stessa operazione sono finite in manette anche due donne, ritenute esponenti di spicco della cosca, Carmelina Capria, 47 anni, moglie di Antonio Pesce, 57 anni, detto u'testuni, il capo della cosca e già detenuto, e Mariagrazia Pesce, 28 anni, moglie del latitante Roberto Matalone. Entrambe avevano un ruolo di vertice: la prima era la contabile della cosca, la seconda faceva da porta-ordini facendo la spola tra il carcere e i membri della cosca operativi a Rosarno. Secondo quanto riferito da fonti investigative, il clan è stato coinvolto negli scontri di Rosarno che nel gennaio 2010 videro scatenarsi una "caccia all'immigrato" dopo che molti extracomunitari avevano protestato per le condizioni di sfruttamento in settori lavorativi controllati dalla malavita. E proprio durante la rivolta degli immigrati era stato arrestato un personaggio di spessore con funzioni prettamente operative, in particolare nel traffico di droga e nel settore dell'approvvigionamento di armi. Si tratta di Andrea Fortugno, 26 anni, che secondo le indagini dei carabinieri era stato lui a sparare a raffica, contro quattro extracomunitari di origine africana, ferendo due di loro in varie parti del corpo. Secondo gli inquirenti si tratta di un'organizzazione che ha ramificazioni anche in altre regioni d'Italia e all'estero con a capo Antonino Pesce, detenuto, e il figlio Francesco ancora latitante.

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di Caterina Cannone
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