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Rosarno (Reggio Calabria) : Lo sviluppo e la democrazia negata.


Rosarno (Reggio Calabria) : Lo sviluppo e la democrazia negata.
14/01/2010, 09:01

 

ROSARNO (REGGIO CALABRIA) : LO SVILUPPO E LA DEMOCRAZIA NEGATA


 

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

In memoria di Jerry Maslo

Rifugiato politico sudafricano. Ucciso a venti anni nella sua baracca, per una rapina, nelle campagne di Villa Literno, nel 1989.


 

1.1 - Premessa


 

Quando scoppia una rivolta, significa che in molti stanno subendo una insopportabile ingiustizia. Perché un gruppo di persone attui una rivolta, vuol dire che in pochi e con la violenza, esercitano su di loro, atti di oppressione, sfruttamento, ed ingiustizia. Le rivolte sono determinate da condizioni sociali in cui non sono garantiti i più elementari diritti, in cui non è assicurata nessuna forma di libertà. Quando si determinano queste condizioni, la causa che fa scattare la violenza collettiva, non è mai chiaramente definita è vissuta solo come una ultima ed inaccettabile offesa alla propria dignità di essere umano.

La rivolta non può essere giudicata mentre sta avvenendo, per sua natura è contro le regole; è violenta perché disperata. La rivolta non può essere pianificata a tavolino, non è gestibile politicamente, scoppia all’improvviso e si esaurisce nel volgere di breve tempo. La rivolta può essere pericolosa, molto pericolosa, perché è votata alla sconfitta. La rivolta è il sistema con il quale i poveri comunicano con il potere. Quando scoppia un moto violento, coloro che lo pongono in essere, sanno che non vinceranno, perché non hanno da raggiungere nessun obbiettivo migliorativo per la loro vita. Infatti, la rivolta tende a far rientrare lo sfruttamento violento, la mancanza dei diritti e della libertà, nei limiti precedenti a quelli che erano in atto prima degli avvenimenti che hanno provocato le azioni violente di protesta.

Negli avvenimenti di Rosarno, le dinamiche della rivolta sono state rispettate, quello che è avvenuto nelle scorse giornate nella Piana di Gioia Tauro, è una rivolta di contadini, molto simile a quelle che dal medioevo fino al 1975, si sono verificate nel mezzogiorno del nostro paese.

Il caso di Rosarno ripropone il tema di sempre nel nostro Sud: il lavoro mal pagato nei campi, il reclutamento della manodopera attraverso “caporali” arroganti e prepotenti ,l’uso di mafiosi per controllare le maestranze e per imporre il potere dei proprietari. Che nei giorni nostri i disperati braccianti, costretti a vivere in condizioni disumane, siano provenienti dall’Africa, che hanno il colore della pelle scura e che parlano lingue molto diverse dai dialetti calabresi della Piana, non è importante. Il fenomeno dello sfruttamento si ripete sempre uguale a se stesso. Molte immagini che sono passate nei telegiornali nei giorni passati, erano molto simili a quelle di 60 anni fa. Allora il movimento dei contadini e dei braccianti poveri del Sud, cercava con l’occupazione delle campagne di conquistare condizioni di vita dignitose, che permettesse a tutti di vivere con il proprio lavoro. Sembravano lontani i tempi della disperata lotta dei contadini di Avola, che nel Dicembre del 1968, attuarono una lotta per ottenere un aumento di 300 lire al giorno. Allora fu il reparto mobile della polizia che sparò con i mitra provocando la morte di due braccianti il ferimento di decine di persone di cui 4 molto gravi.

Gli assassini dei braccianti di allora si chiamavano Salvatore Giuliano, autore della strage di Portella della Ginestra; Luciano Liggio che uccise il sindacalista socialista Salvatore Carnevale; oggi si chiamano Giuseppe Setola e sono responsabili della strage di braccianti poveri extra comunitari di Castelvolturno,


 

1.2 - La storia


 

Gli elementi nuovi che devono essere messi in evidenza in questa vicenda sono: il ruolo della delinquenza organizzata nella agricoltura del Sud e l’utilizzo degli extracomunitari per il lavoro nelle campagne. I grandi capi delle famiglie mafiose, nelle regioni meridionali, hanno preso il posto dei vecchi latifondisti e si comportano nello stesso modo. I proventi delle attività criminose ed in particolare del traffico della droga, sono stati reinvestiti dalla ‘ndrangheta in Calabria nell’acquisto di grandi tenute agricole e nella speculazione edilizia nei paesi e nelle città della costa. L’altro elemento interessante da tenere presente, è un fenomeno nuovo per il mezzogiorno, dove la disoccupazione è più alta, maggiore è l’utilizzo di lavoratori immigrati.

In Italia i territori in cui c’è la più alta concentrazione di lavoratori immigrati sono nell’ordine: Castelvolturno, Foggia e Rosarno. Sono tutti e tre località del Sud, al centro di una intensa attività agricola, dove la delinquenza organizzata è forte, radicata ed è rappresentata da cosche molto ricche e potenti. In questi territori, esistono colonie di lavoratori immigrati, occupati stabilmente in agricoltura; la maggioranza di loro hanno il permesso di soggiorno, ma non sono mai stati regolarizzati dai padroni. La presenza dei lavoratori immigrati, in questi territori risale alla metà degli anni 80. La stragrande maggioranza di loro però è ancora soggetta alla chiamata quotidiana dei “caporali”.

A questi lavoratori stanziali,si aggiungono ogni anno tra i mille ed i duemila lavoratori stagionali, che si muovono tra le diverse località a seguito della domanda per incrementare la manodopera per il raccolto. Questi lavoratori si spostano dal Casertano al Foggiano per la campagna del pomodoro,

al termine della quale si spostano nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta del bergamotto. Tra la Campania, la Puglia e la Calabria, ci sono un gruppo di lavoratori extra comunitari, che migrano da un territorio all’altro, da un raccolto ad un altro. Poiché sono migranti, si organizzano alla meno peggio, in vecchi capannoni abbandonati, in mezzo alle campagne, vicino a ruderi di case coloniche. E’ di pochi mesi fa lo sgombero di una di queste bidonville nelle campagne tra Eboli e Battipaglia. I 1200 che sono stati sgomberati a Rosarno, venivano dalla raccolta del pomodoro e cercavano lavoro nella raccolta degli agrumi.

La Piana di Gioia Tauro gode del microclima adatto per impiantare il Bergamotto ( Cytrus Bergamia), un agrume particolarmente difficile da coltivare. L’essenza di bergamotto è molto richiesta perla produzione di cosmetici, profumi e prodotti per il corpo. L’essenza si ricava dalla spremitura della buccia dell’agrume, che viene effettuata da uno strumento particolare chiamato

“macchina calabrese”. Occorrono 200 kg di frutto per ottenere unsolo chilo di essenza. Il succo del frutto, viene utilizzato nelle produzioni alimentari e nei prodotti per la pulizia. Nella Piana di Gioia Tauro sono coltivati a Bergamotto 1500 ettari, con una produzione annua che si aggira attorno alle 100 tonnellate di essenza. Una produzione interamente dipendente dalle industrie che non sono sul territorio. In questo periodo, la crisi economica ha colpito profondamente il settore della cosmetica e dei prodotti per il corpo che hanno registrato una diminuzione della domanda attorno al 40%; a fronte della crescita esponenziale degli anni passati. L’effetto di questa crisi, ha provocato il crollo del prezzo del bergamotto, quotato a 4 centesimi al chilo sulla pianta. Dopo le prime giornate di lavoro, gli agricoltori, conosciuto la valutazione del prodotto, hanno stimato inutile procedere nella raccolta. I lavoratori stagionali non servivano più, quelli che avevano lavorato non sono stati pagati. Alle proteste dei lavoratori immigrati si è risposto con gli spari, è scattata la violenza della rivolta, a cui la ‘ndrangheta ha risposto con la caccia all’uomo violenta e indiscriminata che ha provocato 70 feriti tra gli immigrati. La cittadina di Rosarno è stata sconvolta dalla rivolta e dalla protesta violenta che ha provocato molti danni al patrimonio pubblico e distrutto molti beni privati. In questa occasione è scattato l’odio razzista, le violenze contro gli immigrati sono state sostenute e giustificate dalla popolazione impaurita che non avrebbe mai immaginato la rivolta dei poveri ed invisibili contadini “neri”. A questo punto, finalmente, è intervenuta la polizia che ha provveduto allo sgombero dei capannoni dove si riparavano per la notte gli immigrati, trasportando gran parte di loro nei campi di accoglienza di Crotone e di Bari, mentre molti altri, oltre trecento se ne ritornavano a Castelvolturno. Il Ministro Maroni, che si aspettava di dover provvedere ad una espulsione di massa di questi lavoratori, ha dovuto ammettere che solo 24 erano i clandestini e forse anche con la possibilità di richiedere il diritto di asilo.

Le organizzazioni criminali calabresi sono tra le più flessibili e capaci negli investimenti. A partire dal capostipite di tutte le “ndrine” don Momo Piromalli, che fu imprenditore nella costruzione del Porto di Gioia Tauro, infrastruttura che doveva servire il Quinto Centro siderurgico, che non fu mai costruito. Anche oggi le famiglie sono attente agli investimenti dello Stato. A poca distanza da Rosarno, poco oltre Gioia Tauro, il 23 Dicembre scorso sono stati aperti i cantieri per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina. Proprio Lunedì 11 Gennaio, era in visita nella zona il Ministro Matteoli, che decantava l’investimento di 6 miliardi di euro previsto per la costruzione della infrastruttura. Nel caso della costruzione del porto di Gioia Tauro, furono distrutti 700 ettari di agrumeto e furono spostati due paese: Euranova e San Ferdinando. Anche nel caso della costruzione del Ponte, saranno distrutti altri 500 ettari di agrumeto. Il bergamotto è da tempo coltivato in Costa d’Avorio, anche se la qualità prodotta, per il momento, non è particolarmente apprezzata.


 

1.3 - Alcune considerazioni


 

L’uso della manodopera straniera nell’agricoltura del Sud, utilizzata al nero, che in qualche caso ha sfiorato lo schiavismo, è un fenomeno che dura da molti anni. Qualcuno parla di 20 anni. Le denuncie delle associazioni del volontariato cattolico, di alcuni sindacalisti e di qualche solerte funzionario dello Stato, hanno prodotto molti articoli e servizi giornalistici che hanno diffusamente parlato di quello che avveniva. Le immagini trasmesse a volte erano talmente cruente e vergognose, che avrebbero indignato chiunque, ma nulla è successo nel nostro paese. Non c’è stato nessuno sciopero organizzato dai sindacati, nessuna campagna politica organizzata dai partiti, nessun agente della Guardia di Finanza che ha controllato l’evasione dei contributi e dell’Iva, nessun Carabiniere che ha indagato su i “caporali”conosciuti da tutti, su i loro rapporti con le cosche mafiose, nessun Questore, nessun Prefetto, nessun politico locale, nessun professore universitario nessun medico, nessun avvocato; nessuno di questi ha mai levato la voce per denunciare e provvedere ad interventi risolutivi. Né la società civile, né la società culturale, ne quella politica e d istituzionale si è voluta accorgere di quello che avveniva sotto gli occhi di tutti. La infame politica usata in questi anni è stata la “tolleranza zero” verso gli immigrati clandestini, che ha sortito l’unico effetto di far riempire i centri di accoglienza, utilizzati per le espulsioni, dagli extra comunitari mai sistemati dai loro sfruttatori. In queste ore vengono vantate dal Ministro i successi contro la mafia e la delinquenza organizzata che si stanno ottenendo in questi mesi, come se non ci fosse l’impegno di migliaia di poliziotti, carabinieri e magistrati inquirenti che stanno lavorando ed operando con grande determinazione nell’azione repressiva e di indagine.

Il male non sono gli immigrati, ma i loro sfruttatori. Dobbiamo curare le cause e non gli effetti.

Il danno provocato ai cittadini italiani per il modo in cui viene gestito il problema del lavoro in agricoltura nel Sud è molto grande. Solo di evasione dei contributi INPS ed INAIL, negli ultimi tre mesi in Calabria sono stati evasi circa 10 milioni di euro, che con il mancato versamento dell’IVA e dell’IRPEF, si raggiungono i 50 milioni di euro che non sono entrati nelle casse dell’Erario.

E tutto questo avviene, con le modalità che abbiamo raccontato, sicuramente da oltre dieci anni. L’evasione nel settore agricolo, nel Mezzogiorno, sfugge a qualsiasi controllo, ma la cifra evasa è molto elevata. In queste ore tutti gridano allo scandalo delle leggi non rispettate, nei confronti degli immigrati, mentre tutti fanno finta di dimenticarsi che in Italia, esistono leggi che garantiscono il lavoro stagionale in agricoltura, mentre è vigente il contratto di lavoro del settore che viene rinnovato periodicamente; sono in vigore le regole e le modalità per la richiesta del personale; a questo proposito esistono degli “assegni formativi”, (voucher), finanziati dal Ministero, per incentivare il lavoro in agricoltura e sostenere le piccole e medie imprese del settore. Nel Sud, questi assegni non sono stati utilizzati in nessun caso. Non esistono possibilità attuali per cambiare queste condizioni di lavoro nel settore agricolo, chi determina lo sviluppo del settore è il mercato, coloro che speculano tra il produttore e il consumatore. Per esempio: il prezzo del grano duro è passato da 500 euro al quintale a 140 euro, mentre la pasta sugli scaffali dei supermercati è aumentata in un anno del 40% . Nel nostro caso, Il Bergamotto costa al consumatore 1,50 a l chilo, mentre l’essenza in erboristeria si vende a 180 euro la confezione da 250mg.

Il dramma dei lavoratori extracomunitari dipende, come per tutti i lavoratori del mondo dal mercato, dalle speculazioni finanziarie sulle materie prime. L’unico problema in più che hanno questi lavoratori, che sono stranieri, di colore e non regolari. Molti proventi del settore agricolo devono essere al nero, perchè utili a finanziare le attività ed i traffici della delinquenza organizzata, che poi reinveste su i territori incentivando speculazione e cattiva gestione del territorio.


 

1.4 – Conclusioni


 

L’Italia è un paese razzista! E’ inutile cercare ulteriori giri di parole per non affermare una verità drammatica che non dobbiamo più nascondere. Le nostre leggi in materia di immigrazione sono discriminanti e vessatorie nei confronti dei cittadini extra comunitari. Non sono rispettate le regole internazionali sul diritto di asilo, la cittadinanza italiana è rilasciata con molta difficoltà, chi nasce sul nostro territorio non è cittadini italiano, se non figlio di italiano. Oltre a questo corpo di leggi, sono i comportamenti degli italiani che i decine e decine di episodi hanno dimostrato l’intolleranza verso gli stranieri, verso coloro che hanno religione e colore della pelle diversa. Il problema è tanto particolare, che nel paese dei referendum, che è diventato l’ Italia, nessuno ha pensato a raccogliere le firme per abolire la legge che considera reato l’essere in Italia senza il permesso di soggiorno, ovvero entrare nel nostro paese in “clandestinità”. La definizione di “clandestino” nasconde la reale considerazione che ha il nostro paese nei confronti degli immigrati: non sono graditi. Anche io sono stato “non gradito”, nella Milano del 1968, quando in alcune pensioni c’era ancora scritto:”Non si affitta a meridionali”. Una discriminazione che nel nostro paese non è mai veramente scomparsa.

Molti si interrogano sul futuro della nostra democrazia, vale la pena ricordare che la democrazia non è un metodo da potersi applicare con doppia modalità. Una democrazia garantista per gli italiani, una democrazia ridotta al minimo per gli immigrati. Il dramma del nostro paese in questa fase di crisi, è rappresentato dal livello di frantumazione sociale raggiunto, talmente elevata che si è perso qualsiasi senso di solidarietà nazionale. Parlare di comprensione reciproca e di coesione sociale è sempre più difficile. Ognuno difende il suo, difende il proprio. Sia in termini materiali che in termini culturali. Gli operatori dell’informazione fanno una battaglia per mantenere le proprie importanti libertà,i giudici ed i magistrati lottano contro il tentativo di essere assoggettati al potere politico, i lavoratori lottano per il proprio posto di lavoro e non vogliono sapere di solidarietà con altri che perdono il lavoro. Ognuno si difende il suo nella speranza di riuscirci. In questo modo stiamo perdendo tutti! Nel frattempo possiamo solo dire che perdere spazi di democrazia, è il primo e più grave dei danni che una società civile e moderna può sopportare. Una società che si scopre razzista, senza avere il coraggio di affermarlo, significa che non vuole riconoscer il degrado della propria società, quella in cui vive e che contribuisce a costruire, giorno dopo giorno.

Bisogna lottare contro il razzismo perché corriamo il rischio di perdere la nostra caratteristica di “esseri umani”, proprio nel momento che neghiamo agli altri la loro dignità.

Questo è il primo obbiettivo che dobbiamo raggiungere, se vogliamo essere protagonisti del nostro futuro. Dietro gli avvenimenti della Piana di Gioia Tauro, si nascondono decenni di errori, di falsi obbiettivi, che hanno illuso intere generazioni. Una industrializzazione fallita, uno sviluppo sempre negato, un Sud sempre usato come riserva in un paese ricco.

I capannoni dove dormivano gli immigrati a Rosario, erano i sue monumenti cittadini al fallimento industriale. Il Consorzio Silano dell’Olio, costruito con i soldi della Unione Europea, e la fabbrica La Rognetta, finanziata con la 482.

La risposta del Sud non può essere il razzismo, sarebbe come proporre politiche di divisione al posto di quelle di integrazione. Con il razzismo non c’è democrazia, in questo modo tutto quello che può essere attivato sul piano economico è una crescita degli indici che non corrisponde allo sviluppo della intera società.

I drammatici avvenimenti di Rosarno, possono rappresentare una svolta per il nostro sviluppo e la nostra crescita democratica, a condizione di saper cogliere tutte le indicazioni, tutti gli insegnamenti che da essi derivano.


 

Al termine di questo scritto, sento il dovere di ringraziare il sacerdote della Caritas della Piana di Gioia Tauro, Don Peppino De Masi, che con i suoi interventi ha chiarito molti punti oscuri.

All’Associazione Libera, che da anni combatte contro le mafie.

Alla rete dei giovani che ha immesso in Internet notizie ed informazioni che mi sono state molto utili.

 

 

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di Raffaele Pirozzi
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