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Rubò in stato di depressione post-partum; va reintegrata


Rubò in stato di depressione post-partum; va reintegrata
26/06/2009, 16:06

n preda a una forte depressione post partum si era appropriata dei soldi con i quali i cittadini pagavano le bollette ed era stata licenziata dalle Poste Italiane. Ieri, dopo sei anni di vicissitudini giudiziarie, la sezione lavoro della Corte d'Appello ha annullato il licenziamento intimato l'11 agosto 2003 e condannato le Poste Italiane s.p.a. a "reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro occupato all'atto del licenziamento nonche' al pagamento delle retribuzioni globali mensili maturate dal giorno del licenziamento fino all'effettiva reintegra". La donna era stata licenziata nel 2003 e il Tribunale del Lavoro in primo grado aveva ritenuto legittimo il provvedimento perche', secondo i giudici, si era appropriata del denaro in modo sistematico, lucido e consapevole. Nei confronti dell'ex dipendente, Poste Italiane avevano anche sporto querela ed era iniziato un procedimento penale per appropriazione indebita aggravata. Il difensore della signora, l'avvocato Gianluca Arrighi, aveva chiesto e ottenuto una perizia psichiatrica che aveva invece dimostrato come la sua assistita al momento dei fatti fosse affetta da un gravissimo disturbo ossessivo compulsivo che "aveva fatto fortemente scemare la sua incapacita' di intendere e di volere". Dichiarata seminferma di mente, l'impiegata venne condannata in primo grado al minimo della pena con tutti i benefici di legge. Sulla base della stessa perizia, depositata alla sezione lavoro della Corte d'appello, ieri i giudici hanno annullato la sentenza di primo grado ordinando alle Poste Italiane di reintegrare la donna nel posto di lavoro

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di Redazione
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