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Il presidente Napolitano: "Evitare ulteriori esasperazioni"

Ruby, arriva la conferma: il premier non andrà dai pm

La Macrì dai pm. Berlusconi: "Vado avanti"

Ruby, arriva la conferma: il premier non andrà dai pm
21/01/2011, 14:01

ROMA - Il rimprovero del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che dice no ai “conflitti istituzionali e agli strappi mediatici” e invita a “scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni”. La sferzata d’Oltretevere che parla di “indebolimento dei principi etici e morali” e, non ultimo, la Cei che assicura, attraverso le parole del cardinale Angelo Bagnasco, che a questo punto della vicenda Ruby “se ne parlerà nel consiglio permanente di lunedì prossimo”. A tenere banco, in quella che dovrebbe essere l’agenda politica del Paese (ma che di politico sembra avere ben poco) è ancora lo scandalo Rubygate che, ricordiamolo, vede indagato per concussione e sfruttamento di prostituzione minorile, il presidente del Consiglio e alcuni sui fidati.  Anche questa giornata è iniziata all’insegna delle immagini hard di Arcore, che sempre meglio si configurano dinanzi agli occhi degli italiani attraverso le bollenti intercettazioni, che via via diventano sempre più di dominio pubblico. Una vera e propria fiction insomma. Intanto la tanto attesta nota dei legali del premier è giunta in Procura. Le voci degli ultimi giorni sono state confermate e non cambia nulla. Non ci sarà, infatti, almeno per il momento, nessun interrogatorio. Il pool di legali di Silvio Berlusconi ha ribadito che il presidente del Consiglio non si presenterà in Procura a Milano, per l’interrogatorio fissato per domani o, in alternativa, per domenica o lunedì, rifiutandosi di comparire davanti ai Magistrati. La difesa di Berlusconi resta infatti convinta che la competenza del caso non spetti alla Procura di Milano, ma a quella di Monza (competente per i reati commessi ad Arcore) e al Tribunale dei ministri (organismo che ha la competenza di giudicare reati commessi da ministri, durante l'esercizio delle loro funzioni). La Procura di Milano,dunque,  viene accusata di non essere “competente a indagare sulla vicenda”. Bisognerà comunque attendere che la Giunta della Camera dei deputati si esprima sull'autorizzazione a perquisire gli uffici in cui lavora Giuseppe Spinelli, ragioniere del capo del governo, per avere un quadro definitivo della strategia difensiva del presidente del Consiglio. Quella su cui gli avvocati e deputati, Piero Longo e Niccolò Ghedini, stanno lavorando da diversi giorni. E mentre si consolida l’immagine ridicola dell’Italia oltre i confini nazionali (è di Repubblica.it un sondaggio dal titolo “Vistadafuori”), in terra nostra continua il via vai di starlette, pseudo soubrette in Tribunale. Ad essere ascoltata come testimone questa volta è stata Nadia Macrì, la escort diventata familiare ai volti degli italiani dopo la trasmissione Annozero. Nel corso del programma di Michele Santoro, la stessa Macrì ha affermato di aver partecipato a un festino ad Arcore, il 24 aprile scorso, quando era presente anche Ruby. Sia lei che la giovane marocchina avrebbero avuto come compenso 5 mila euro in cambio di rapporti sessuali. Ma mentre in qualsiasi altro Paese un presidente del Consiglio, dinanzi a queste accuse (ancora da confermare) avrebbe deciso di dimettersi, per decoro e per la faccia dello stesso Paese, cercando di chiarire giuridicamente, il nostro premier non è disposto a gettare la spugna: “Io vado avanti, noi siamo qui per governare – ha dichiarato -  non certo per occupare dei posti”. In particolare, riferiscono fonti a lui vicine, avrebbe usato un'espressione precisa sul ricorso alle urne: “Dopo di me, c'è solo il voto”.

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di Antonio Formisano
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