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L'impresario e il giornalista come il gatto e la volpe

Ruby-gate: i versamenti di Berlusconi a Fede e Mora

Decine di ricevute scoperte dalla Gdf, premier in difficoltà

Ruby-gate: i versamenti di Berlusconi a Fede e Mora
26/02/2011, 14:02

MILANO - La richiesta di rinvio a giudizio per Lele Mora ed Emilio Fede è oramai solo questione di giorni e, nel frattempo, gli inquirenti scoprono altre prove a carico di Silvio Berlusconi e della consigliera regionale-faccendiera Nicole Minetti: solite intercettazioni, soliti sms tra i soggetti appena citati e le numerose ragazze di via Olgettina.
Una storia deprimente ed indecorosa di sesso, soldi e "scambi" tra Lele Mora, Emilio Fede ed il Cavaliere. Oltre alle dichiarazioni delle varie ragazzette che hanno frequentato la villa milanese del premier, agli sms deliranti di Sara Tommasi ed ai racconti altrettanto sconclusionati di Nadia Macrì e Ruby, ci sono però alcune operazioni bancarie che sembrano rappresentare la prova che l'accusa di induzione e sfruttamento della prostituazione non è stata per nulla montata ad arte.
Auto, carinerie molto costose e"prestiti": la Guardia di Finanza ha rinvenuto decine di ricevute bancarie e, in particolare, tre versamenti da 100.000 euro ciascuno effettuati dal presidenti nel Consiglio. Destinatari della "generosità" del Cavaliere sono stati Lele Mora ed Emilio Fede. In una vera e propria combutta in stile gatto e la volpe, il giornalista e l'impresario in bancarotta sono riusciti a spillare a Berlusconi circa un milione e mezzo di euro nel periodo che va da agosto ad ottobre 2010. I primi centomila, come "anticipo", sono finiti a Mora. L'impresario ha poi provveduto con solerzia a girare la somma, tramite due assegni circolari da 50.000 euro, al direttore del Tg4.
Le intercettazioni, tra l'altro, sembrano lasciare poco spazio ai dubbi:"Ci vuole prudenza - raccomanda infatti Fede a Mora descrivendogli un incontro avuto il 28 agosto ad Arcore - perché sostiene (Berlusconi ndr) che tu sei in bancarotta. Io dico: “Senti, Niccolò è troppo severo con questa persona, ma dico, ma ti pare possibile... L’uomo (Mora, ndr) è stressato, corre per l’Italia per guadagnare due lire, ma sarà uno che ha fatto riciclaggio? Vogliamo dargli una mano?”... e cose così".
Ma Ghedini, definito da Fede "l'avvocato della minchia", tiene alta la guarda del premier e gli sconsiglia vivamente di elargire un prestito all'impresario fallito. Tuttavia Fede non demorde e, in una telefonata del 26 agosto, tenta di rassicurare Mora:"Ieri sera ho lanciato un breve e drammatico messaggio... Gli ho detto: perché questa persona è veramente nei guai, soffre di depressione, non possiamo abbandonarlo. Secondo me, dico, secondo me guarda almeno uno e mezzo, uno minimo, bisogna darlo, se no è rovinato".
Tutte le transazioni, sia verso il gatto e la volpe che verso le ragazze di via Olgettina, erano effettuate dal fidatissimo ragionare Giuseppe Spinelli. Era a lui che tutti i "mendicanti" del triste ruby-gate si rivolgevano quando avevano bisogno di liquidità. In cambio, il duo Mora-Fede si dava parecchio da fare per assicurare all'utilizzatore finale la materia prima per gli oramai leggendari Bunga-Bunga arcoriani (e non solo). Un giro di soldi e belle ragazze oramai innegabile e platealmente disvelato dalle indagini degli inquirenti; con quei 150.000 euro versati a Nicole Minetti ed Alessandra Sorcinelli che hanno come causale sempre la stessa dicitura:"prestiti infruttiferi".
A questo punto, sostenere che lo scandalo sia stato architettato da una presunta regia eversiva e politicizzata della magistratura, diviene equiparabille ad un autentico delirio. La verità, sempre più difficilmente confutabile, è che il Premier è stato molto abile a rendersi ricattabile con le proprie mani. I guai, a quanto sembra, sono stati causati proprio a causa di quel "materiale" così tanto prezioso e desiderato che in un recente film comico viene semplicemente definito "pilu".

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di Germano Milite
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