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Sala Consilina: la guardia di finanza sequestra beni per quattro milioni di euro


Sala Consilina: la guardia di finanza sequestra beni per quattro milioni di euro
13/04/2012, 11:04

I finanzieri della Tenenza della Guardia di Finanza di Sala Consilina, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca “per equivalente”, nei confronti di un sodalizio criminale operante dal 2008 nel Vallo di Diano, riconducibile a due imprenditori.

Le indagini hanno consentito di accertare che il titolare di una concessionaria di autoveicoli, approfittando dello stato di necessità finanziaria di alcuni debitori, ne acquisiva i veicoli - auto di lusso e di grossa cilindrata - sottostimandone il valore commerciale, facendosi rilasciare, in garanzia, dalle vittime assegni bancari post-datati che, a scadenza, costringeva a rinnovare maggiorati di interessi usurari.

Per giustificare in contabilità tali movimentazioni finanziarie, l’imprenditore induceva, con violenza o minaccia, i malcapitati a firmare falsi contratti d’acquisto di autoveicoli che, successivamente, venivano formalmente acquisiti - con fittizi passaggi di proprietà - nel parco vetture della concessionaria.

Gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, su input della Procura di Stendhal (Germania), attraverso rogatoria internazionale, hanno consentito di accertare la provenienza illecita di altre autovetture commercializzate dall’imprenditore, sottratte fraudolentemente ad una concessionaria di autovetture tedesca in fallimento ad opera dell’imprenditore di Teggiano.

Quest’ultimo, da tempo domiciliato in Germania, con la complicità del proprio commercialista, aveva, infatti, costituito in Italia dapprima una ditta individuale e, successivamente, una società di capitali fatta appositamente amministrare dal medesimo, prestanome compiacente, per “ripulire” le autovetture di lusso provenienti dall’espoliazione della società tedesca, affidando la gestione operativa del meccanismo di frode all’imprenditore di Padula, che provvedeva alla commercializzazione sul territorio nazionale.

I successivi accertamenti fiscali hanno messo in luce la fittizietà della triangolazione commerciale: tali acquisiti in regime “intracomunitario”, infatti, sono risultati sconosciuti sia al Fisco italiano sia a quello tedesco.

Entrambi gli imprenditori sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sala Consilina per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Pertanto, in esecuzione di apposito decreto emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Sala Consilina, le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per “equivalente”, di terreni, immobili, conti correnti bancari, azioni ed obbligazioni, 110 autovetture di lusso e di grossa cilindrata, tra cui Porsche, Ferrari e Maserati, 13 motoveicoli, 6 imbarcazioni da diporto, nonché la concessionaria autovetture amministrata dall’imprenditore di Padula, per l’importo complessivo di oltre quattro milioni di euro.

Complessivamente sono otto le persone indagate, tra cui un noto commercialista di Sala Consilina, per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio, impiego di beni di provenienza illecita, usura, frode fiscale e falso ideologico. Sottratti al fisco ricavi per un milione e mezzo di euro, costi indeducibili per 650 mila euro, evasa un’I.V.A. per oltre 700 mila euro ed IRAP non assolta per 100 mila euro.

Sono state, inoltre, sottoposte a “sequestro preventivo” ai sensi della legislazione antimafia altre due imbarcazioni da diporto nella diretta disponibilità dell’imprenditore di Padula, del valore di un milione di euro. La stessa società gestita dall’imprenditore di Padula, sottoposta a misure di prevenzione, ai sensi del Decreto Legislativo n. 231/2001, è stata ritenuta responsabile di illecito amministrativo derivante dalla commissione dei reati di riciclaggio e impiego di beni di provenienza illecita.

Tale norma consente, infatti, di aggredire matrimonialmente enti, anche pubblici, e società laddove l’Autorità Giudiziaria rilevi la commissione di determinate tipologie di reati gravi ad opera di amministratori e dirigenti nell’interesse o a vantaggio dell’ente o della società.

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di Fabio Iacolare
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