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Salerno: operazione “clean coast”, maxi sequestro patrimoniale della guardia di finanza nel Cilento


Salerno: operazione “clean coast”, maxi sequestro patrimoniale della guardia di finanza nel Cilento
31/07/2012, 11:26

In data odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno (G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria e Compagnia di Agropoli) e dello S.C.I.C.O. di Roma hanno dato esecuzione a tre ordinanze applicative della misura cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Salerno su richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica.

 

A carico degli indagati vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di reato di concorso di persone nel trasferimento fraudolento di valori nonché riciclaggio.

 

I tre soggetti attinti dall’applicazione di misure cautelari personali, noti imprenditori dell’area cilentana, titolari tra l’altro di numerose attività di natura immobiliare, commerciale e nel settore petrolchimico sono:

 

  • FABBROCINO FRANCESCANTONIO;
  • PICCIRILLO ANTONIO;
  • GIANNELLA VINCENZO.

 

I provvedimenti cautelari odierni costituiscono l’epilogo delle capillari indagini intraprese nel settembre 2010 e condotte dai Reparti della Guardia di Finanza, che hanno accertato come il citato Fabbrocino (nipote del più famoso Mario, alias “o gravunaro” reggente pro-tempore dell’omonimo clan già organicamente inserito nell’allora organizzazione camorristica denominata “Nuova famiglia”, operante nell’area Vesuviana), al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, abbia per anni interposto fittiziamente terzi compiacenti e di sua assoluta fiducia sui quali esercitava uno straordinario potere ascendente, per ricoprire incarichi e ruoli in società a lui direttamente riconducibili.

 

Tale “escamotage”, tra l’altro, si è progressivamente reso sempre più opportuno in quanto, come emerge chiaramente dagli esiti delle indagini,  Fabbrocino ed il suo gruppo si sono resi protagonisti di reiterati, poliedrici e gravissimi reati di carattere fallimentare e societario, nonché di truffe per il conseguimento di pubbliche erogazioni, i cui proventi dovevano essere mascherati attraverso lo schermo di prestanome per sottrarli a possibili iniziative giudiziarie o risarcitorie.

 

In particolare, sempre nell’ambito di indagini delegate dalla Procura salernitana in seno ad altri e distinti procedimenti penali nei confronti dei medesimi soggetti , le Fiamme Gialle hanno accertato:

  • finanziamenti pubblici (di cui alla “Legge Sabatini” ed alla Legge 23 dicembre 1996 n.662 - Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese) indebitamente percepiti da parte delle imprese coinvolte, pari ad Euro 3.234.810;
  • plurime distrazioni dal patrimonio di società successivamente dichiarate fallite per euro 1 milione circa.

 

I flussi della ricchezza illecitamente conseguita, con spregiudicata perizia, sono stati polverizzati in mille rivoli, apparentemente indipendenti l’uno rispetto all’altro ma che in realtà andavano tutti a confluire nel patrimonio intestato ai prestanome ma facente capo allo stesso Fabbrocino Francescantonio.

 

Le indagini, oltre a dimostrare la dipendenza dei prestanome in ogni scelta gestionale di straordinaria amministrazione ed il loro evidente assoggettamento alla volontà di Fabbrocino, hanno anche riguardato il loro tenore di vita e le loro possidenze, confrontandole con i redditi di cui potevano disporre.

 

In tutti i casi, è stata evidenziata una straordinaria sproporzione tra quanto  dichiarato ai fini reddituali e quanto invece annualmente speso per l’acquisto di beni di alto valore economico come appartamenti, quote societarie etc.

 

I circostanziati elementi probatori hanno permesso di:

  • appurare il riciclaggio – attraverso le attività del gruppo imprenditoriale –di proventi scaturenti da reati fallimentari e dall’indebita percezione di finanziamenti di cui alla cd. “Legge Sabatini”, comparando gli elementi acquisiti nel corso dell’attività tecnico-investigativa con le evidenze scaturite dagli accertamenti bancari espletati;
  • ricostruire il patrimonio ed il reddito dell’imprenditore, del suo nucleo familiare e delle società riconducibili ai soggetti prestanome, accertando la fittizia intestazione di beni e attività economiche per un ingente valore;
  • scoprire le modalità di occultamento dei flussi economici che finanziano le attività imprenditoriali; In particolare, nel corso delle indagini, anche di natura tecnica, sono state esaminate le ingenti movimentazioni registrate su più di venti conti correnti ricostruendo i flussi finanziari transitati sui medesimi per l’importo di circa € 84.000.000,00.
  • applicare il sequestro per equivalente ex art.12 sexies della L.356/1992 e art. 648 quater cp. dell’intero patrimonio societario e personale degli indagati e dei rispettivi nuclei familiari.

 

In relazione a quanto sopra evidenziato, l’autorità giudiziaria ha, dunque, disposto:

   il sequestro delle quote sociali di nr. 10 società di capitali;

    il sequestro di nr. 10 complessi aziendali e del patrimonio personale degli indagati e dei rispettivi nuclei familiari, costituito – nello specifico – da:

-       77 appartamenti;

-       11 terreni;

-       25 locali/opifici;

-       24 autoveicoli/motoveicoli.

Inoltre, è stato disposto il blocco di 57 polizze assicurative.

 

Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è pari a circa 40 milioni di euro. Infine, questo ufficio ha , altresì, disposto il sequestro preventivo, in via d’urgenza delle somme giacenti sui rapporti di natura finanziaria in essere presso venti istituti di credito, il cui ammontare è in corso di quantificazione.

 

Complessivamente le persone indagate sono 13 per i reati di cui agli artt. 110 c.p. art.12 quinquies della Legge 356/1992 (Trasferimento fraudolento di valori); art.648 bis c.p.(Riciclaggio); art. 23 (Consenso) e 167 (Trattamento illecito di dati) del D.L.vo 196/2003 in materia di protezione dei dati personali; art.379 c.p. (favoreggiamento).

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di Redazione
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