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Salerno, scoperto traffico illecito di rifiuti


Salerno, scoperto traffico illecito di rifiuti
24/01/2011, 11:01

I Carabinieri del NOE di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli dei Nuclei Operativi Ecologici di Napoli, Caserta e Bari, e delle Stazioni Carabinieri del luogo, nella prime ore della mattinata di oggi hanno dato esecuzione a provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ed in particolare ad ordinanze di misure cautelari in carcere e di sequestro preventivo di 1 laboratorio di analisi chimiche a Salerno, di 2 impianti di recupero rifiuti speciali, rispettivamente a Cava dei Tirreni ed a Cerignola (Foggia), di 58 veicoli (motrici, trattori stradali e semirimorchi) nella disponibilità di quattro aziende di trasporti, tre della provincia di Caserta (Castelvolturno, Casapesenna, San Marcellino e San Tammaro) ed una di S.Egidio del Monte Albino, nel salernitano.
I reati contestati dalla Procura della Repubblica di Napoli, accertati nel periodo compreso dal luglio 2008 ad ottobre 2009, per le rispettive campagne produttive di trasformazione del pomodoro, in Angri, Sarno e Fisciano, vanno dalla violazione:
- dell’art.260 del D.L.vo 152/2006 -c.d. Codice dell’Ambiente- circa una attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti laddove alcuni tra gli indagati, nelle rispettive qualità, avvalendosi dei due impianti di recupero di Cava dei Tirreni e Cerignola, della attività di intermediazione di una società di servizi ambientali di Angri, e della attività di trasporto realizzata attraverso i mezzi di diverse società, gestivano abusivamente, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi individuati in “fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti” che, in particolare, raccoglievano, trasportavano e poi recuperavano illecitamente, per una quantità complessiva di rifiuti illecitamente trattati stimabile in oltre diecimila tonnellate circa, prodotti da un notissimo gruppo industriale conserviero nei suoi tre stabilimenti, il tutto attraverso l’uso di falsi certificati di analisi all’uopo redatti presso il laboratorio condotto da una s.r.l. di Salerno città, sistematicamente attestanti una classificazione diversa dei medesimi rifiuti; in tal caso falsamente attestanti che i suddetti rifiuti -prodotti presso i tre stabilimenti industriali facenti capo allo stesso gruppo- erano classificati come “rifiuti non specificati altrimenti” ,di cui al codice CER 020199, al fine di evitare il maggior costo connesso al conferimento presso gli impianti di compostaggio di rifiuti che andavano invece correttamente classificati come sopra in ragione della effettiva provenienza e caratteristica, ovvero con codice CER 0203010;
- dell’art.256/1 del D. Lvo 152/2006, perché taluni indagati nelle specifiche qualità e con le condotte richiamate, in mancanza della prescritta autorizzazione e/o comunicazione effettuavano e/o consentivano che venissero effettuate attività di illecita gestione e recupero di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da “fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti” CER 020301 attraverso l’uso di falsi certificati di analisi attestanti una classificazione diversa dei medesimi rifiuti speciali;
- dell’art.256/3 del D. Lvo 152/2006 (Costituzione e Gestione di discarica abusiva), perché taluni indagati nelle specifiche qualità, in mancanza della prescritta autorizzazione, realizzavano e gestivano presso l’area di cava dismessa di Cerignola una discarica di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da “fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti” CER 020301 attraverso l’uso di falsi certificati di analisi attestanti una classificazione diversa dei medesimi rifiuti;
- dell’art. 483 del codice penale, in relazione all’art.258/4° del D. L.vo 152/2006, perché, al fine di perpetrare il reato di cui sopra, nella specifica rispettiva qualità di responsabile e direttore di laboratorio, formavano falsi certificati di analisi, consentendo con le condotte una dolosa declassificazione dei rifiuti speciali di cui sopra in particolare falsamente attestando che i suddetti rifiuti - prodotti presso i tre stabilimenti industriali- andavano classificati come “rifiuti non specificati altrimenti” CER 020199, e ciò al fine di consentire con tale falsa indicazione, un illecito recupero degli stessi, con un illegittimo abbattimento dei costi previsti dalla legge per il loro corretto smaltimento( quali rifiuti aventi CER 020301).

L’attività di polizia giudiziaria è stata direttamente coordinata dai magistrati della sezione reati ambientali della Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli con la direzione dello stesso Procuratore Capo, dott. Giovandomenico Lepore.

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di redazione
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