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"Voleva troppi soldi. La mia libertà non è in vendita"

Sallusti: "Niente remissione di querela". Domani la sentenza


Sallusti: 'Niente remissione di querela'. Domani la sentenza
25/09/2012, 12:36

MILANO - Niente accordo con la parte offesa, e quindi niente remissione (cioè ritiro) della querela: domani il direttore del Giornale Alessandro Sallusti dovrà comparire davanti la Corte di Cassazione per la discussione del suo ricorso contro una condanna a 14 mesi di reclusione senza sospensione condizionale della pena, avuti in secondo grado.
Secondo quanto riferisce lo stesso direttore, il giudice che l'aveva querelato voleva più denaro dei 30 mila euro di risarcimento danno previsti dalla sentenza di secondo grado. E per questo l'accordo è stato rifiutato da Sallusti, che ora andrà davanti ai giudici con le spalle ben coperte, dato che i giudici della Cassazione sanno si avere contro non solo tutti i partiti politici, ma anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un pressing davanti cui è ben difficile reggere, per cuiè facile che la Cassazione alla fine rinvii la sentenza al secondo grado o la riformi tornando ad una pena pecuniaria. 
E a sapere di avere le spalle ben coperte è lo stesso Sallusti che infatti spara a zero contro i magistrati: "Il signore voleva altri soldi oltre i trentamila euro già ottenuti, in cambio del ritiro della querela e quindi della mia libertà. Io penso, l'ho già scritto, che le libertà fondamentali non si scambino tra privati come fossero figurine ma debbano essere tutelate dallo Stato attraverso i suoi organi legislativi e giudiziari. Anche perchè nel caso specifico c'è un'aggravante, e cioè che a essere disposto a trarre beneficio personale dal baratto è un magistrato". E ancora sulla sentenza: "n primo grado - afferma - sono stato condannato a cinquemila euro di multa più diecimila di risarcimento, nonostante l'accusa avesse chiesto per me due anni di carcere. Al momento di stendere le motivazioni della sentenza, il pm si pente: ho sbagliato a non dare a Sallusti anche una pena detentiva, scrive nero su bianco, ma ormai è fatta. Che cosa è intervenuto tra la sentenza e la stesura delle motivazioni? Non è che per caso qualcuno ha privatamente protestato per la mitezza della condanna, che a mio avviso era invece più che equa, non avendo io diffamato nessuno?". 
In realtà è assolutamente normale che ci possano essere cambi di sentenza tra il primo e il secondo grado. Così come è normale che, quando si raggiungono accordi economici per il ritiro delle querele dopo una sentenza di primo o di secondo grado, il querelante chieda più di quanto ottenuto dal giudice. Dopotutto, i 30 mila euro sono già nella sentenza. Perchè dovrebbe accettare di ritirare la querela?

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di Antonio Rispoli
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