Cronaca / Giudiziaria

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"Stasera darò le miei dimissioni da direttore del Giornale"

Sallusti va in galera, condannato in cassazione a 14 mesi

"Domani il titolo più facile della mia vita"

Sallusti va in galera, condannato in cassazione a 14 mesi
26/09/2012, 19:14

ROMA - La Cassazione ha deciso: “Condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata nei confronti del direttore del Giornale Alessandro Sallusti”. Il ricorso del giornalista è stato rigettato. La V Sezione Penale ha inoltre condannato Sallusti alla rifusione delle spese processuali, a risarcire la parte civile e a pagare 4.500 euro di spese per il giudizio innanzi alla Suprema Corte. È stato così confermato il verdetto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 17 giugno 2011. Ci sarà, invece, un nuovo processo per il cronista Andrea Monticone, imputato insieme a Sallusti. “Ho appena annunciato ai miei giornalisti che stasera mi dimetto. Domani farò il titolo più semplice della mia vita: Sallusti va in galera”, commenta Sallusti: “Mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno, credo che l'affidamento deve avvenire per qualcuno che spaccia droga magari anche per qualche politico che ruba”. La decisione su dove e come il giornalista dovrà scontare la pena, passa nelle competenze della magistratura di Sorveglianza di Milano. Lo si è appreso da fonti della stessa Cassazione. Al Tribunale di Sorveglianza i legali di Sallusti potranno chiedere le misure alternative al carcere. Con una nota dell'ufficio stampa della Suprema Corte, la Cassazione ritiene che “è opportuno precisare” aspetti del "caso Sallusti" “non esattamente evidenziati dalla stampa nei giorni scorsi”. “Emerge, dalle sentenze dei giudici di merito, che: a) la notizia pubblicata dal quotidiano diretto dal dott. Sallusti - scrive la Cassazione - era falsa (la giovane non era stata affatto costretta ad abortire, risalendo ciò ad una sua autonoma decisione, e l'intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest'ultimo la decisione presa)”. Il ministro della Giustizia Paola Severino non commenta la sentenza della Cassazione sul direttore del Giornale, ma ribadisce “la necessità di intervenire al più presto sulla disciplina della responsabilità per diffamazione del direttore responsabile”. 

La decisione su Sallusti è «sconvolgente», per il segretario Fnsi Franco Siddi. “È una norma illiberale nell'ordinamento di paese dalla costituzione democratica - aggiunge Siddi all'Ansa - che sconfigge e mortifica la libertà di espressione, e priva un uomo della libertà personale. I giornalisti sapranno dare una risposta unitaria e straordinaria, oggi dobbiamo sentirci tutti condannati come Sallusti”.

Sallusti deve andare in galera per una cosa del genere, e quei delinquenti che hanno rubato alla regione Lazio sono tranquilli fuori? Sono davvero schifato”. Lo dice all'Adnkronos è quella di Vittorio Feltri, commentando la sentenza. “La responsabilità oggettiva è un assurda - spiega Feltri - il diffamato deve essere risarcito dal punto di vista economico, non mandando in galera la gente. Non me la prendo con i giudici, perché applicano la legge - sottolinea - e la legge dà loro strumenti importanti, che vanno dal temperino al mitra. Il problema è che questa legge sulla diffamazione è sbagliata e fascista, la stessa Unione europea più volte ha raccomandato all'Italia di conformarsi alle disposizioni europee. Solo in Italia è prevista la galera per reati a mezzo stampa”. Per Feltri, però, “la colpa è soprattutto di Silvio Berlusconi. Di questa legge parlai con lui nel 2001, dissi che andava eliminata. È giusto che i giornalisti paghino ma in linea civile, come avviene in tutta Europa. Il Cavaliere mi giurò che avrebbe provveduto, ma sono passati dieci anni e niente è accaduto. Il centrodestra – conclude - non è riuscito neppure a tirare un rigo sul codice penale per eliminare questo obbrobrio. E niente ha fatto il centrosinistra prima...”.

La requisitoria:

Nella sua requisitoria dinanzi alla quinta sezione penale, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gioacchino Izzo, aveva detto che sussiste la “piena responsabilità di Sallusti per quanto riguarda l'elemento soggettivo e oggettivo del reato”. Tuttavia - ha aggiunto il pg - il no alle attenuanti “non si può liquidare solo con riferimento ai precedenti dell'imputato perché ci troviamo di fronte a una notizia data il giorno precedente da La Stampa, mentre l'articolo attribuito a Sallusti è del 18 febbraio 2007 e per tutta quella giornata si sono susseguiti dispacci dell'Agenzia Ansa che solo a tarda sera identificavano in Cocilovo il giudice tutelare che si è occupato della vicenda dell'aborto della minore”. Secondo Izzo mancava la valutazione della “intensità del dolo” a causa di un quadro di notizie, sulla vicenda, che stentava a delinearsi con chiarezza. Il pg Izzo ha rilevato che “l'attribuibilità a Sallusti dello pseudonimo di Dreyfuss non è in discussione”. Per quanto riguarda la condanna al cronista di Libero, Andrea Monticoni, che aveva scritto un articolo sulla vicenda, il pg ha chiesto l'annullamento con rinvio della condanna “perchè si tratta di un articolo che si limita a raccontare la vicenda ospedaliera e familiare della minorenne implicata in questa vicenda”.

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di Valerio Esca
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