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Napoli. L'ex patron azzurro accusato dalla "Soprodimec"

Salvatore Naldi in tribunale: dovrà rispondere di estorsione


Salvatore Naldi in tribunale: dovrà rispondere di estorsione
22/04/2010, 15:04

NAPOLI - L’ex presidente della “Società sportiva calcio Napoli” Salvatore Naldi domani tornerà davanti al giudice De Rosa, presso la prima sezione del tribunale di Napoli, per difendersi dall’accusa di estorsione. Un processo scaturito da una dettagliata denuncia della società “Soprodimec”, titolare dell’emittente televisiva “Telelibera”. Al centro del contenzioso, appunto, un caso di estorsione dell’ex patron azzurro proprio nei confronti dell’azienda editoriale che, all’epoca dei fatti, deteneva i diritti per l’irradiazione delle partite del Napoli.
Entriamo nel vivo della vicenda. La società sportiva si era inserita indebitamente all’interno di una procedura, risultata poi errata, che portò al fallimento della “Soprodimec”. Un provvedimento, caso unico in Italia, revocato dopo 2 mesi, quando fu scoperta la verità. In sostanza, l’azienda titolare dell’emittente “Telelibera” stipulò un contratto con la “Ssc Napoli” per la trasmissione delle partite ed i rapporti economici furono regolamentati mediante la consegna di titoli con varie scadenze; titoli che sarebbero dovuti essere restituiti all’esaurimento del rapporto.
Tuttavia, per l’effetto di alcune vicissitudini che interessarono il Napoli, in particolare l’arresto dell’allora presidente Corbelli, il contratto fu risolto consensualmente dalle parti, senza che a tale negoziato giuridico fosse seguita la restituzione delle cambiali consegnate dalla “Sprodimec”. Così, il nuovo presidente, Salvatore Naldi appunto, invece di provvedere alla restituzione dei titoli, li mise in esecuzione, avviando azioni giudiziarie che portarono al fallimento della “Soprodimec”. Questo avvenne perché la società sportiva si inserì in una procedura che doveva essere estinta per cancellazione del debito, così come fu dimostrato appena due mesi dopo il fallimento con il reperimento di un documento che attestava la solvibilità dell’azienda. Infatti, il presunto debito rappresentava, innanzitutto, una cifra irrisoria rispetto al capitale interamente versato della “Soprodimec”, pari a 4 milioni di euro, e alla disponibilità bancaria di oltre un milione di euro dell’azienda editoriale.
Fin qui tutto è stato chiarito dalla magistratura. Il problema è un altro. Salvatore Naldi è stato rinviato a giudizio per estorsione nei confronti della proprietà di “Telelibera” perché l’editore e Angelo Pompameo, giornalista professionista, per ottenere l’atto di desistenza nella procedura fallimentare da parte del Napoli, furono costretti, dai vertici della società sportiva, a ritirare delle azioni legali in corso proprio ai danni di Naldi e soci. Insomma, senza fermare l’azione legale contro la società sportiva, la “Soprodimec” non avrebbe mai avuto l’atto di desistenza nonostante il debito fosse stato già pagato ed onorato. E’ lo stesso Angelo Pompameo, il 13 giugno del 2006, a rilasciare dichiarazioni chiarissime sulla vicenda alla Procura della Repubblica durante un interrogatorio: “Dopo aver ricevuto gli assegni circolari - spiega Pompameo - fummo rassicurati che l’atto di desistenza nella procedura fallimentare, firmato dal rappresentante del Calcio Napoli, ci sarebbe stato consegnato a breve e comunque in tempo utile per la consegna dell’atto presso il tribunale di Napoli, sezione Fallimentare. Dopo qualche ora dall’incontro, fui convocato immediatamente dalla mia società per firmare un atto di rinuncia per una causa da me intentata contro il Calcio Napoli. Se non l’avessi firmata, il Napoli non avrebbe rilasciato l’atto di revoca. Mio malgrado, dovetti acconsentire a tale richiesta, per l’unica ragione che se non l’avessi fatto, la procedura di fallimento non si sarebbe conclusa, con la conseguenza del licenziamento di decine di impiegati”. Il giornalista è stato, a tratti, commovente, per aver firmato, in lacrime, l’atto di rinuncia ad ogni azione legale nei confronti del Ssc Napoli.
Insomma, col fallimento del Napoli nell’estate del 2004, l’ex patron azzurro non ha risolto tutti i suoi guai giudiziari. Anzi, proprio sul crac della società sportiva, Naldi ha patteggiato la pena con il beneficio della sospensione condizionale mentre Cesare Naldi risulta condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per bancarotta preferenziale. Cesare Naldi, all’epoca dei fatti, risultava legale rappresentante i due società che utilizzavano il marchio della società azzurra.
Domani Salvatore Naldi tornerà in aula per rispondere, invece, del reato di estorsione ai danni della società “Soprodimec”.

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di Giovanni De Cicco
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