Cronaca / Sanità

Commenta Stampa

Guarda lo speciale

Sanità commissariata, Santangelo: Atto Politico


.

Sanità commissariata, Santangelo: Atto Politico
25/07/2009, 19:07

“In questi mesi la giunta regionale ha messo in atto un serio sforzo di risanamento. Questo sforzo poteva andare avanti ed essere completato attraverso i poteri ordinari della giunta e senza regime commissariale. A maggior ragione, è evidente che, diversamente da quanto sostiene il ministro del Welfare Sacconi, il commissariamento non è per nulla un atto dovuto, ma è un puro atto politico, per di più aggravato da una incredibile disparità di trattamento tra due grandi Regioni come Campania e Sicilia”.


Il quadro delle cifre su cui si basa il ministero non è congruente, per due ragioni:
- perché le cifre enunciate dal Tavolo tecnico – in particolare quelle relative al disavanzo “presunto” del 2009 - non risultano affatto documentate ed argomentate nel verbale della seduta del 20 luglio 2009, singolarmente evasivo e generico su questo punto fondamentale;
- perchè esse, come ampiamente contestato dalla Regione Campania al tavolo, sono il frutto di un modo di procedere singolare, e costituiscono il risultato non di una valutazione del Ministero ricavata dai conti economici, ma da presunzioni discutibili, correlate all’accusa di una limitata realizzazione delle manovre strutturali previste dal Piano di Rientro.
Occorre, quindi, fare chiarezza.
L’obiettivo del Piano di Rientro è certamente quello di realizzare un allineamento della spesa attraverso manovre strutturali che diano certezza sui comportamenti. E’ anche vero, però, che il Piano, elaborato in un momento risalente di alcuni anni, deve essere costantemente adeguato alla realtà e che le manovre non devono necessariamente corrispondere a quelle previste nel Piano, se indicatori di quest’ultimo risultano non più adeguati, tenendo in ogni caso presente che il fine ultimo è quello di raggiungere l’equilibrio del bilancio migliorando i LEA (Livelli essenziali di assistenza).
Non sappiamo in che modo il Ministero abbia potuto affermare l’esistenza di un disavanzo (presuntivo) per il 2009 di 881 milioni.
Proviamo, però, a considerare che il Piano di Rientro stipulato nel Marzo 2007 prevedeva un cronoprogramma che fissava i costi (le spese) secondo una stima teorica che per gli anni 2007-2008 si è dimostrata quantificata in eccesso.
Infatti, il 2007 si è chiuso con una riduzione dei costi, rispetto alle previsioni, di 535 mln di euro (- 5,5% ) e il 2008 di 855 mln di euro (- 8,6% ). Il che già di per sé testimonia del circuito virtuoso posto in essere dalla Regione Campania.
Tanto è vero quanto ora affermato che lo stesso Ministero, per il 2009, ha considerato una diminuzione dei costi, ipotizzandola però solo al 3,6%.
Perché il Ministero ha deciso di procedere in questo modo, se le diminuzioni percentuali dei due anni precedenti erano maggiori? Forse perché, elevando in partenza la cifra dei costi (peraltro, lo si ricorda, in via presuntiva) si riesce alla fine a dimostrare comunque l’esistenza (altrettanto presunta) di un deficit elevato?
La stima, invece, tenendo conto della tendenza dimostrata nel 2007-08 e confortata dai risultati del I° trimestre 2009, avrebbe dovuto essere calcolata intorno all’ 8% (e non al 3,6%).
Lo si ripete: una valutazione eccessiva dei costi porta ovviamente ad una stima di disavanzo maggiore di quella che realmente si produce. Le previsioni sull’andamento dei costi del 2009 calcolate dal Ministero dell’Economia e da quello della Salute e quelle, molto più realistiche quantificate dalla Regione Campania, portano ad uno scostamento di risultato di circa 800 mln, che rappresentano proprio la cifra contestata.
Come sarà possibile documentare inequivocabilmente alle fine dell’anno, una corretta valutazione dei costi porta ad un pareggio di bilancio utilizzando le entrate aggiuntive, già previste e disponibili. Queste si aggirano intorno agli 800 mln considerando, oltre al cd. contributo di Affiancamento, l’Irpef e Irap, l’Extra-Gettito, anche le manovre strutturali già deliberate dalla Giunta Regionale.
Questo per il 2009.
Per 2008, invece, il consuntivo del bilancio ritenuto attendibile da un soggetto indipendente, quale l’Advisor KPMG, si attesta su un disavanzo di 56 mln. Il Ministero la conosce, ma non ne ha tenuto conto.
La cifra di 237 mln, enunciata dal Tavolo tecnico, la si raggiunge sommando al predetto disavanzo possibili sopravvenienze passive, per circa 180 mln, derivanti quasi esclusivamente dai ricorsi presentati dalla Sanità Convenzionata, e, in qualche caso (per quanto possa sembrare incredibile), anche non ancora presentati.
Ebbene, il Ministero considera la Regione soccombente in tutti i giudizi (e quindi, prima ancora delle sentenze, le pone a carico come debito tutte le somme per cui vi è contenzioso); una ipotesi che nessun esperto di statistica considererebbe seria ed accettabile. Per di più, ciò viene considerato in un solo esercizio, come se le cause avessero termine tutte insieme,
Ma il Ministero non è coerente nemmeno con il proprio discutibile metodo: mentre le sopravvenienze passive da contenzioso sono tutte contabilizzate nell’esercizio 2008, le somme che invece la Regione deve riscuotere come crediti (sopravvenienze attive) sono valutate solo per i ratei dell’anno di riferimento.
In modo più corretto, trattandosi di contenziosi, può essere ragionevole ipotizzare che la Regione risulti perdente nel 50% dei casi.
In tal caso il passivo 2008 ammonterebbe a 136 mln, cifra questa già inclusa nel bilancio previsionale 2009.
Vale la pena sottolineare infine che l’effetto economico prodotto dalle riforme strutturali deliberate dalla Giunta esplicherà la sua azione massima nel 2010, producendo un contenimento dei costi di oltre 400 mln di euro.
In definitiva, il commissariamento della Campania avviene su due elementi:
- un deficit per il 2008 calcolato malamente, secondo criteri discutibili;
- una “previsione” (non un dato reale) di deficit per il 2009, ottenuta secondo metodiche opinabili ed ampiamente contestate.
Gli “atti dovuti” hanno bisogno di ben altri presupposti per poter essere appunto “doverosi” e, soprattutto, legittimi.
 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©