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Ai domiciliari Caterina Ferrero, intrecci affari e politica

Sanità, gare truccate, agli arresti l'assessore Piemonte


Sanità, gare truccate, agli arresti l'assessore Piemonte
15/06/2011, 19:06

TORINO - «Agiva per motivazioni politiche personali e non per l'interesse della pubblica amministrazione». Questa la ragione che ha indotto gli inquirenti a disporre gli arresti domiciliari per Caterina Ferrero, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. «La misura si è resa necessaria perchè esisteva il rischio di ripetizione di reato», hanno spiegato in conferenza stampa il procuratore della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, e il pm aggiunto, Andrea Beconi. La Ferrero, infatti, ha rimesso le deleghe, ma ha conservato la carica di assessore regionale e «ha mantenuto - ha sottolineato il pm Beconi - un ruolo importante di possibile influenza sulle decisioni amministrative». La misura degli arresti domiciliari nella sua villa di Leinì è stata ritenuta sufficiente a garantire l’assenza di contatti fra Ferrero e altre persone. Un nuovo tassello si aggiunge dunque nel complicato intreccio di affari privati e politica che si è abbattuto come un tornado sulla Sanità piemontese. La posizione della Ferrero potrebbe essersi aggravata dopo gli interrogatori seguiti agli arresti delle scorse settimane. Con l’ordinanza emessa dalla Procura si contesta all'assessore il reato di turbativa d’asta, ma la stessa è stata iscritta nel registro degli indagati anche per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio in relazione all’apertura di un centro di emodinamica a Chivasso (Torino), deciso - ha spiegato Beconi - nonostante il piano regionale non lo preveda e «per soddisfare le aspettative della zona di Ivrea e Chivasso». Per questa ipotesi di reato sono indagati in concorso, il collaboratore di Ferrero Piero Gambarino e il commissario della Asl To4 Renzo Secreto. Sono due le vicende dalle quali si evince - secondo la Procura - l’interesse politico di Ferrero negli episodi sui indagano i pm della stessa Procura e la Guardia di Finanza. La prima è la revoca del bando di gara per la fornitura di pannoloni per anziani, che, secondo il procuratore aggiunto Andrea Beconi, è stata una misura «adottata non per interesse pubblico, ma per interesse politico, ovvero allo scopo di averne un ritorno di tipo politico nelle imminenti elezioni amministrative».  A seguito del provvedimento, secondo le indagini effettuate dalla Procura, «furono organizzati incontri elettorali con i farmacisti. Non si è trattata di un’esplicita promessa di voti - ha precisato - ma di una sorta di captatio benevolentiae». L’altra vicenda è quella dell’apertura del reparto di emodinamica dell’ospedale di Chivasso (Torino), assegnato senza alcuna gara ai privati della clinica torinese Villa Maria Pia.  «È stata effettuata - ha sostenuto Beconi - nonostante il piano di rientro della sanità regionale prevedesse la chiusura di servizi aperti o la non apertura di altri servizi e, nella zona di Chivasso e Ivrea, che non fosse opportuno aprire alcun centro del genere». Anche in questo caso, ha detto Beconi, «l’interesse è stato di tipo politico: favorire la rielezione del sindaco uscente». Si tratta di Bruno Matola del Pdl (sconfitto da Gianni De Mori del centrosinistra nella recente tornata elettorale), che però non risulta iscritto nel registro degli indagati.

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di v.e.
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