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I cittadini potranno scegliere il paese dove farsi curare

Sanità: per l’Ue arrivano le cure “senza frontiere”

I rimborsi saranno pari a quelli dello Stato di appartenenza

Sanità: per l’Ue arrivano le cure “senza frontiere”
13/06/2011, 18:06

D’ora in poi l’Europa sarà più unita anche sotto il profilo sanitario. I cittadini europei, infatti, potranno scegliere di essere curati in qualsiasi Paese dell’Unione, ottenendo un rimborso che sarà basato sulle tariffe in vigore nello Stato a cui appartengono. A prevederlo è una direttiva del Parlamento europeo, illustrata in anteprima oggi a Torino dalla professoressa Irene Glinos, dell’Osservatorio Europeo su Politiche e Sistemi Sanitari Europei. Occasione, un congresso intitolato “Europa: Sistemi Sanitari a confronto”, organizzato dalla Regione Piemonte e dall’ospedale Molinette.
Attualmente solo l’1% della spesa sanitaria dell’Ue, pari a circa 10 miliardi, è imputabile a cure mediche transfrontaliere. Con le nuove regole, i pazienti potranno ottenere cure mediche in un altro Paese senza chiedere un’autorizzazione preventiva, se non in caso di cure ospedaliere o considerate particolarmente costose. In tutti gli altri casi, per esempio per le visite specialistiche, sarà sufficiente anticipare le spese che saranno successivamente rimborsate nel Paese di residenza del malato. Nei rimborsi sono compresi i dispositivi medici e le medicazioni, mentre sono esclusi i trapianti, le cure a lungo termine e le campagne di vaccinazione. Il trattamento sanitario all’estero non potrà essere rimborsato se non lo è nel Paese di residenza. Inoltre, se il paziente sceglie un Paese dove i costi sono più elevati, sarà comunque rimborsato in base alle tariffe previste per la stessa prestazione nel suo Paese di origine. In questo caso dovrà quindi accollarsi la differenza di spesa. Secondo la Commissione europea, ha spiegato Glinos, le nuove regole non sono mirate a incentivare il turismo sanitario, ma puntano a rafforzare il diritto del malato a farsi curare nella strutture che ritiene più adeguate al suo caso. I singoli Stati membri hanno due anni e mezzo di tempo per trasporre la direttiva nel loro ordinamento. Nonostante le nuove possibilità offerte dall’assistenza sanitaria transfrontaliera, in base alla direttiva gli Stati restano tenuti a prestare ai propri cittadini un’assistenza sanitaria sicura, di qualità elevata, efficiente, e adeguata dal punto di vista quantitativo.

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di AnFo
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