Cronaca / Sanità

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sanità, svimez: per curarsi si emgira da sud


sanità, svimez: per curarsi si emgira da sud
07/04/2011, 14:04

Nel 2007 quasi 197mila meridionali sono emigrati nel Centro-Nord per curarsi, contro i 49mila che hanno fatto il viaggio in senso inverso. Il rapporto tra emigrazioni dal Sud e immigrazioni sale a 5 se si considerano i ricoveri in regime di day hospital. Con forti differenze regionali: in testa alla classifica delle migrazioni sanitarie la Calabria (indice di mobilità pari a 0,2 contro una media nazionale di 1), in coda la Lombardia (2,27). Mentre secondo la SVIMEZ occorre definire chi debba pagare il maggior costo che deriva dalle cure fuori sede: se lo Stato o il cittadino.
È quanto emerge dallo studio di Federico Pica e Salvatore Villani sui costi standard della sanità pubblicato sulla Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della SVIMEZ edito da Il Mulino diretto da Riccardo Padovani.

Condotto sulla base della banca dati SDO nazionale sui ricoveri ospedalieri costituita presso il Ministero della Salute, lo studio analizza la mobilità ospedaliera tra le Regioni nel 2007, sulla base dell’ISM, indice sintetico di mobilità, che deriva dal rapporto tra indice di attrazione e indice di emigrazione.

Ricoveri ordinari - Riguardo ai ricoveri ordinari, Lombardia ed Emilia Romagna registrano gli indici più elevati (con immigrazioni di pazienti nettamente superiori alle emigrazioni), pari a 2,27 e 2,18, seguiti dalla provincia di Bolzano(1,69), da Toscana(1,60), Veneto (1,45) e Friuli Venezia Giulia (1,32). Valori superiori all’unità anche in Lazio (1,30) e Umbria (1,19), mentre Liguria, Piemonte, provincia di Trento, Valle d’Aosta e Marche si attestano su indici compresi tra 0 e 1 (cioè con più emigrazioni che immigrazioni di pazienti).
Situazione capovolta nel Mezzogiorno: a parte le performances positive di Abruzzo (1,1) e Molise (1,36), gli indici sono tutti prossimi allo 0, dallo 0,54 della Basilicata allo 0,20 della Calabria.
In valori assoluti, nel 2007 la Lombardia ha attratto 67mila pazienti, l’Emilia Romagna 46mila, la Toscana oltre 17mila, il Lazio 16mila. Nel Mezzogiorno, invece, la Campania ha perso 46mila pazienti, la Calabria 37mila, la Sicilia 31mila, la Puglia 23mila. Segno negativo anche per Basilicata (meno 9mila) e Sardegna (meno 8mila). Positivi Abruzzo (3mila) e Molise (5mila).

Day hospital - Passando al day hospital, la situazione appare ancora più accentuata: l’ISM del Mezzogiorno è fermo a 0,22 contro il 4,60 del Centro-Nord. L’indice più elevato in Toscana (2); a seguire, la provincia di Bolzano (1,8), Lombardia (1,7), Emilia Romagna (1,66), Lazio (1,52). Indici simili tra Molise (1,25) e Veneto (1,27), mentre la Basilicata (0,86) e l’Abruzzo (0,85) non sono molto distanti da Piemonte e Marche (0,93). E se la Sicilia registra un indice dello 0,58, va decisamente peggio per la Campania (0,31), la Puglia (0,26), la Sardegna (0,18). Ancora ultima la Calabria (0,13).
Il saldo dei ricoveri (la differenza cioè tra malati emigrati e immigrati) si rileva ancora una volta più positivo in Lombardia (15.500), Toscana (13.625), Lazio (11.900) ed Emilia Romagna (10.679). Segno negativo invece al Sud: oltre -17mila in Campania e Calabria, -13mila in Puglia, -5700 in Sicilia, -3.300 in Sardegna, -1847 in Abruzzo, -1.140 in Basilicata. Unico segno positivo in Molise, + 1.350.

La proposta: definire chi paga che cosa, o lo Stato o i pazienti – E’ evidente, si legge nello studio, che ognuno ha il diritto di ricercare il luogo del trattamento sanitario che ritenga più efficace; il problema è stabilire se il maggior costo derivante dalla scelta sia a carico dello Stato o del cittadino.
La palla passa quindi allo Stato. Con due ipotesi: se lo Stato ritiene che i maggiori costi nella Regione di emigrazione rientrino nei livelli essenziali delle prestazioni, i LEP, devono essere coperti con risorse aggiuntive dallo Stato stesso. Se invece lo Stato ritiene che tali costi siano extra LEP, saranno a carico del cittadino che ha scelto di migrare.
L’importante, si fa notare nello studio, è che, sia nell’uno che nell’altro caso, “la generalità degli utenti – sia nella Regione di partenza che di arrivo del paziente - non subisca danno attraverso la riduzione delle risorse disponibili”.

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di Redazione
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