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Sant'Anastasia: "Che festa!... per il tricolore"


Sant'Anastasia: 'Che festa!... per il tricolore'
24/03/2011, 15:03

"20 metri di Tricolore hanno sottolineato, anche scenograficamente la giornata dedicata alla Festa della Bandiera. La nostra, l’Italiana!

“La bandiera della Repubblica – stabilisce il Decreto del Presidente della Repubblica n. 545 del 18 luglio 1986, all’articolo 7 - è simbolo della Patria, dell’onore e dell’unità, nonché delle sue tradizioni, della sua storia e del ricordo dei suoi caduti e va difesa fino all’estremo sacrificio e ad essa vanno tributati i massimi onori”.

La Festa della Bandiera voluta dal sindaco Carmine Esposito per i 150 anni dell’Unità d’Italia, con la regia del direttore artistico del Bicentenario Anastasiano, dott. Luigi De Simone, ha toccato punti altissimi di cultura ed arte, sia la mattina con le scolaresche, sia di sera con la cittadinanza.
20 metri di Tricolore teso dai volontari della Protezione Civile hanno aperto il corteo di cittadini ed associazioni, che, partito da piazza Siano, ha percorso strade cittadine fino ad arrivare al Cine-Teatro Metropolitan, con assessori e consiglieri comunali di maggioranza e minoranza; Forze dell’Ordine tra cui il colonnello Mario Cinque, Comando Provinciale di Napoli; il cap. Michele D’Agosto, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Castel Cisterna; il maresciallo Fernando De Solda, Comandante della locale stazione dei carabinieri, la Polizia Municipale.

Il teatro pienissimo ha tributato applausi spontanei agli attori Arnolfo Petri e Dora Celeste Amato, che insieme a I Giocondi, realtà anastasiana di grande valore artistico, hanno ripercorso tappe significative della storia d’Italia. Carmine Esposito, sindaco, è salito sul palco portando la bandiera italiana. Un segno che ha fatto da preludio al suo discorso, che riportiamo integralmente in seguito. Ospite d’eccezione, il Prefetto.

“La bandiera italiana – ha affermato il prefetto di Napoli, dott. Andrea De Martino - non è stata istituita da una legge qualsiasi ma dalla Costituzione ed è la sintesi dei nostri valori, che ci richiama ad uno stile di vita, dove solidarietà e rispetto delle regole sono i due fronti su cui avere alta l’attenzione e spendersi. Grazie a tutta Sant’Anastasia e soprattutto al sindaco che ha voluto fermarsi per riflettere sull’unità d’Italia”.

La sala ha applaudito con convinzione e tutti i commenti hanno sottolineato l’importanza del saluto del Prefetto. E’ stata una serata che ha unito tutti i presenti, per davvero. E non sono mancate le battute semplici e il coinvolgimento del pubblico da parte di Luigi De Simone, bravissimo nel presentare come nell’interloquire con Sindaco, assessori, Autorità e con il Segretario Generale del comune, dott.ssa Daniela Vuosi, che a domanda risponde, affatto intimidita dalla folta platea:”A Sant’Anastasia mi trovo proprio bene. Questo è un evento bellissimo e mi complimento con tutti”. Un crescendo che, nel finale affidato al concerto vocale e strumentale diretto dal maestro Franco Visone e il Primo violino, Luigi Salvati, ha trovato la sua più alta espressione. Applausi a scena aperta! E tutti in piedi e per più volte, quando a riempire la sala del teatro sono stati gli acuti della giovane soprano Rosalba Eroico e i “do di petto” del tenore anastasiano Raffaele Abete. Per tanti è stata questa serata l’occasione di conoscere la bravura del tenore locale, per altri la conferma e la sorpresa nel vederlo sempre più cresciuto nella sua arte e nell’interpretazione puntuale e comunicativa di assoli tratti da opere molto impegnative. Alle ovazioni del pubblico è seguito il meritato e conclusivo abbraccio del sindaco, portatosi sul palcoscenico per complimentarsi col suo “figlioccio”. Bravo Raffaele!

Il Capo Ufficio Stampa
Giuseppe Piscopo


RIPORTIAMO L’INTERVENTO DEL SINDACO DI SANT’ANASTASIA
PER LA FESTA DELLA BANDIERA

Autorità, cari concittadini, buonasera! In tutti i piccoli e grandi comuni italiani, si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. La ricorrenza, come ho avuto già modo di dire questa mattina, per noi assume un valore speciale perché s’intreccia con il Bicentenario della nostra Comunità, che stiamo onorando con un ricco programma di iniziative, pensate per rafforzare una coscienza civile e democratica soprattutto nelle nuove generazioni.

Spesso si parla del dovere della memoria, a me piace più parlare del dovere della storia e in questo teatro, questa sera, sarà la storia ad andare in scena. Con il racconto di episodi che hanno riguardato la vita locale e nazionale.

In questi mesi, anche grazie al vostro entusiasmo e alla vostra voglia di conoscenza, stiamo ripercorrendo la storia di Sant’Anastasia convinti più che mai che la nostra identità vada difesa, valorizzata e diffusa perché è un’identità forte e condivisa.

Un’identità, sia chiaro, che deve unirsi, con passione e orgoglio, a quella nazionale, che onoriamo attraverso il suo simbolo più alto, la sua sintesi più bella: il nostro amato tricolore.
La festa della bandiera non è un momento di retorica vuota ma rappresenta una celebrazione da vivere in tutto il suo significato più profondo: quello di rinnovare l’amore per la nostra terra e per la nostra Patria.
La parola “Patria”, che in un lungo periodo della storia italiana è stata eliminata dal dizionario istituzionale per veti ideologici e opportunismo politico, ha iniziato ad assumere di nuovo il suo autentico e importante significato di “terra dei padri” grazie all’ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, il quale, nel suo mandato, con l’obiettivo di risvegliare nel popolo il senso d’appartenenza alla Nazione, ne riscoprì la purezza e la bellezza.
A Reggio Emilia, dove la nostra bandiera nacque il 7 gennaio del 1797, (n.d.r.: in un Congresso al quale parteciparono i rappresentanti delle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara.), il presidente Ciampi, nel corso di un incontro, disse: “Il tricolore è il simbolo moderno di un popolo antico ricco di cultura, di tradizioni, di arte e di nobiltà d’animo, ma anche sofferente per secoli per la mancanza di una insegna che lo unisse, che rappresentasse la volontà di un destino comune”.

La volontà di un destino comune va costantemente ricordata come fa, ogni volta che si parla di Unità d’Italia e Federalismo, il presidente della Repubblica Napolitano che, nei suoi interventi istituzionali, sottolinea sempre, contro chi alimenta egoismi territoriali, il primato dello spirito unitario.

In occasione della Commemorazione di Camillo Benso Conte di Cavour (6 giugno 2010), il Capo dello Stato disse, concludendo il suo discorso, che «Unità nazionale e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo, non significano mortificazione delle autonomie, delle diversità e delle ragioni di contrasto e confronto sociale e politico.
Unità e coesione possono anzi crescere solo con riforme e loro conseguenti attuazioni, con indirizzi di governo a tutti i livelli, con comportamenti collettivi, civili e morali, che siano capaci di rinnovare la società e lo Stato, mirando in special modo ad avvicinare Nord e Sud, ad attenuare il divario che continua a separarli”.

Festeggiare il tricolore, in un momento in cui il complesso processo federalista prende forma, significa ribadire che l’unità nazionale è il valore fondante delle stesse autonomie.

Celebrare la bandiera italiana per noi sindaci — l’ho detto altre volte e lo ribadisco - che abbiamo il privilegio di indossare la fascia tricolore, è anche l’occasione per ricordare chi per questa bandiera ha dato la vita.

Il nostro abbraccio va a quei giovani e giovanissimi che combatterono credendo in un’ideale, va a quegli uomini e quelle donne che, fedeli alle loro idee e alle loro passioni, non si risparmiarono nella lotta.

Il nostro commosso pensiero va a tutti i caduti italiani nelle guerre di ieri e nei conflitti di oggi, in cui abbiamo visto i nostri militari, tra cui molti ragazzi del Sud, tornare, avvolti nel tricolore, da paesi lontani, tribolati dal terrorismo.

Il momento della celebrazione può essere anche l’occasione per un bel confronto, serio e senza pregiudizi, sull’Italia e sul nostro Meridione, un tempo luogo indiscusso di grandi primati.
Il passato lo conosciamo tutti ed è stato scritto con chiarezza e trasparenza da più di uno storico, per lasciare passare anche solo l’ombra di qualche dubbio.

Ci sono atti formali che parlano da soli ed è da un atto formale che dobbiamo partire per afferrare appieno la passione, ma anche la rabbia patriottica, dei tanti che si riunirono sotto un’ideale, combatterono per esso e lo raggiunsero, a costo di tanti sacrifici umani ed economici, anche rinunciando a parte dell’identità culturale locale e a legittime aspirazioni di crescita già avviata.

L’accordo di Villafranca del luglio 1859, tra Napoleone III e l’imperatore Francesco Giuseppe, che prospettava per l’Italia la soluzione di una confederazione di tutti gli Stati esistenti sotto la presidenza onoraria del Pontefice, apparve a Cavour di una tale mortificazione da indurlo alle dimissioni.
Era arrivato il momento di Garibaldi e delle sue epiche gesta.

E’ mia intenzione, tuttavia, attraverso una serie di eventi culturali, far rivivere nel corso di quest’anno non solo i momenti esaltanti e gloriosi dell’Unità d’Italia, ma anche aprire quelle pagine meno conosciute del Risorgimento, che hanno visto come protagonisti uomini del Sud, ingiustamente dimenticati, che hanno combattuto inseguendo altri ideali e credendo in altri vessilli.

Ed oggi, faccio mie le parole del primo Presidente della Repubblica, il partenopeo Enrico De Nicola, che nel 1947, in occasione del 150° anniversario della nascita della nostra bandiera nazionale, disse: “I partiti sono necessari, i dissensi inevitabili, le lotte politiche feconde. Ma ad un patto: che al disopra di ogni partito, al di là di ogni dissenso, attraverso ogni lotta, il senso della patria, la coscienza dell’unità nazionale permangano e sovrastino”.

Rivolgendoci a un passato che merita di essere celebrato senza vacuità retoriche e senza autolesionismi, guardando avanti con saggezza ma senza conservatorismi al cammino da compiere, le celebrazioni del centocinquantenario ci appaiono davvero una grande occasione da cogliere nell’interesse comune dell’Italia e degli italiani.

Perché i colori verde, bianco e rosso possano accendere l’immaginario delle nuove generazioni e la memoria degli anziani, attraverso la Festa della Repubblica e le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Nel concludere e ringraziarvi per la vostra fantastica partecipazione, voglio trasmettervi la mia emozione, in questa concomitanza di eventi celebrativi e mi rivolgo, soprattutto, ai giovani, che sono il futuro di Sant’Anastasia e la speranza dell’Italia.

Da sindaco e da padre, sento il bisogno di rivolgermi direttamente a voi per incoraggiarvi a non rinnegare mai le vostre origini: amate sempre Sant’Anastasia e l’Italia, anche quando vi sembra che quest’amore non sia corrisposto.

In questo giorno, in cui la nostra bandiera sventola qui e in tutti i comuni, piccoli e grandi, del nostro Paese, non per retorica ma per autentica convinzione e sano patriottismo vi saluto, dicendovi e gridandovi, come già ho fatto questa mattina: Viva il tricolore, viva la nostra bandiera, viva Sant’Anastasia, viva l’Italia!".

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di Redazione
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