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Spettacolo epocale, più contatti che con la TV

Santoro rompe il monopolio televisivo con "Rai per una notte"


Santoro rompe il monopolio televisivo con 'Rai per una notte'
26/03/2010, 08:03

BOLOGNA - Una versione di Annozero fatta in teatro: detto così, lo spettacolo tenuto ieri sera da Michele Santoro e dai suoi ospiti a Bologna è da cconsiderarsi sminuito. Eppure così è stato pensato. L'unica differenza che al posto dei politici o dei giornalisti invitati per commentare i fatti ci sono stati sketch comici e interventi musicali. Si è iniziato con un parallelo tra i comizi di Mussolini e quelli di Berlusconi, in cui entrambi fanno domande scontate per ottenere risposta scontate. Naturalmente poi, c'è stato il solito grande Daniele Luttazzi: con la sua comicità decisamente sopra le righe (inclusa una descrizione particolareggiata del rapporto sessuale anale) ma inarrestabile. Ed anche con qualche sassolino che si è tolto dalla scarpa, come quando ha detto: "L'uso che Minzolini... ma come si chiama quello lì? Ah, sì, Masi. No, ma quell'altro? Berlusconi, hanno fatto della Rai, pagata con i soldi pubblici, è un uso criminoso". E' la stessa frase del famoso editto bulgaro con cui Berlusconi cacciò lui stesso, Biagi e Santoro dalla Rai nel 2002. O alla fine, quando ha citato il commediografo greco Aristofane: "Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile. A ben vedere, significa onorare gli onesti".
Poi ci sono stati gli interventi degli altri, dall'apertura di Antonio Cornacchione, alle canzoni di Elio e le Storie Tese, ad un pessimo duetto tra Antonello Venditti che cantava accompagnato da Morgan al pianoforte, e poi Giovanni Floris, Gad Lerner, le telefonate di Berlusconi ad Innocenzi intercettate dalla procura di Trani, le interviste ai disoccupati. Senza dimenticare l'intervento di Roberto Benigni - con tanto di intoppo causato dal videodisco che non funzionava -, gli editoriali di Marco Travaglio e tutto il resto, con il finale di Vauro Senesi, anche lui libero da qualsiasi remora nel satireggiare. E per finire il giuramento a cui si sono uniti tutti, di "farla sempre fuori dal vaso", come dicevano Masi ed Innocenzi surante le telefonate intercettate.
L'audience? Impossibile calcolarla, troppo frammentata era l'offerta. Sul sito live, sono arrivati a 120 mila utenti; su Repubblica TV via Internet a 60 mila (solo perchè di più non possono accedervi); ma erano decine i siti e i blog che avevano avuto la possibilità di trasmettere il filmato. Poi c'erano i 5700 del Paladozza, ma decine di migliaia di persone erano fuori davanti al maxischermo montato davanti alla struttura. Ma c'erano tante altre persone davanti agli altri maxischermi che sono sorti in molte città italiane, da Genova a Palermo. E non è finita qui, perchè hanno trasmesso l'evento anche Sky, Rainews24 e decine di emittenti locali. Ma non è difficile pensare che in totale siano state milioni di persone. Ed è questa la forza principale di questa trasmissione: milioni di persone che hanno detto no alla censura imposta dalla Rai per impedirci di essere informati sui programmi elettorali; un no alla prepotenza del Presidente del Consiglio che in questi giorni appare continuamente ad ogni trasmissione televisiva (ieri è intervenuto ancora una volta telefonicamente al TG4, anche qui in violazione della legge sulla par condicio). Ma soprattutto la serata di ieri ha dimostrato una cosa: finchè ci sarà Internet, chi vorrà informarsi, potrà fare a meno della TV. Finora i giornali erano un complemento della TV, ma adesso anche loro dovranno temere l'impatto che può venire da Internet. E questa è la più grande arma che i cittadini possono avere

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di Antonio Rispoli
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