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Save the Children: in Italia il 22,6% dei bambini è a rischio povertà


Save the Children: in Italia il 22,6% dei bambini è a rischio povertà
15/05/2012, 09:05

Infanzia in Italia, Save the Children: il 22,6% dei bambini è a rischio povertà, quasi 1 su 4, con uno spread rispetto agli adulti dell’ 8,2%, uno dei più alti in Europa. Tra i più colpiti, i bambini con un solo genitore - quasi 1 su 3 in povertà - e i figli delle giovani coppie, dove il rischio povertà colpisce quasi 1 minore su 2. Nel nuovo dossier “Il paese di Pollicino” dati inediti e le proposte dell’Organizzazione al Governo per dimezzare la povertà minorile estrema Da oggi e per tutto il mese di maggio “Ricordiamoci dell’infanzia”, la nuova Campagna di Save the Children in aiuto ai bambini a rischio in Italia, con le foto di tre bambini che impersonano il premier Monti e i Ministri Fornero e Passera da piccoli. Tra le azioni di sensibilizzazione un grande evento il 25 maggio a Roma, altri eventi in 13 città, un appello al Governo. A sostegno della Campagna anche molti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.
Per aderire: www.ricordiamocidellinfanzia.it

Viviamo in un’Italia smemorata, nelle mani di adulti che si sono dimenticati dei bambini. Altrimenti il nostro Paese sarebbe già corso ai ripari di fronte ai dati drammatici che ci posizionano ai primi posti della classifica europea sul rischio povertà minorile, e alla loro escalation negli anni: 1 minore su 4 oggi, pari al 22,6% dei bambini che sono nel nostro paese, è a rischio povertà, vive cioè in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli ciò di cui avrebbe bisogno per un sano e pieno sviluppo psichico, fisico, intellettuale e sociale(1). Un dato che è il più alto degli ultimi 15 anni - con una crescita del 3,3% rispetto al 2006 - e che ha uno spread, un differenziale rispetto agli adulti a rischio povertà, dell’8,2% (gli over diciotto in condizione di forte disagio economico sono infatti il 14,4% della popolazione italiana). Un dato che schizza a livelli mai registrati finora nel caso di bambini figli di madri sole - per i quali l’incidenza di povertà sale al 28,5% - e nel caso in cui il capofamiglia abbia meno di 35 anni: in questi nuclei 1 figlio su 2 è a rischio povertà. Il Sud e le Isole sono le aree del paese a più alta incidenza di povertà, che raggiunge rispettivamente quasi il 40% (con quasi 2 minori ogni su 5 a rischio povertà) e il 44,7%.

A fronte di ciò l’Italia è agli ultimi posti in Europa per finanziamenti a favore delle famiglie, infanzia e maternità con l’1,3% del Pil contro il 2,2% della media europea. Mentre purtroppo vanta altri primati negativi - dall’evasione fiscale alla corruzione - che, negli anni hanno sottratto risorse preziose alle centinaia di migliaia di minori che ne avrebbero avuto diritto e bisogno.
“Mentre si parla tanto e giustamente dello spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi mai si sente parlare di quest’altro spread che riguarda la povertà e in particolare, la povertà minorile. I dati ci dicono infatti che negli ultimi 15 anni, con un intensificarsi del fenomeno fra il 2006 e il 2010, la povertà ha colpito più di tutti e con crescente intensità i bambini”, dichiara Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia.

“Ciò significa che non è stato fatto il necessario per evitare questa terribile deriva che colpisce proprio coloro - i bambini e gli adolescenti - che rappresentano il presente e il futuro del paese. Basti pensare che fino ad oggi, non solo l’Italia non si è data obiettivi mirati circa la riduzione della povertà minorile, ma non esiste nessun piano di intervento al riguardo”, prosegue Valerio Neri.
“E' senza dubbio importante la centralità data ai bambini e agli adolescenti nella riprogrammazione dei fondi europei. annunciata nei giorni scorsi, un intervento significativo, che tuttavia non elimina la necessità di un piano nazionale organico di breve e medio perodo. Per questo abbiamo deciso di lanciare da oggi e per tutto il mese di maggio “Ricordiamoci dell’Infanzia”, una nuova campagna in aiuto all’infanzia a rischio in Italia che si rivolge prima di tutto al Governo ma intende coinvolgere anche singoli cittadini, imprese, il mondo della cultura e dell’informazione. Perché se ognuno di noi in ogni momento della propria attività ricordasse le speranze, i sogni, la sensibilità che aveva da bambino, agiremmo con più attenzione verso l’infanzia; saremmo migliori e il mondo sarebbe migliore. Abbiamo elaborato delle proposte concrete e sostenibili dal punto di vista finanziario, anche in tempi di crisi. Anzi, proprio perché c’è la crisi è indispensabile attivare subito un piano nazionale di lotta alla povertà minorile. Save the Children, dal canto suo, opera da anni in Italia a favore dell’infanzia e dal 2011 ha avviato un programma quinquennale che prevede il rafforzamento delle attività, con interventi nel settore della povertà minorile, della protezione dei minori a rischio di sfruttamento - come i minori stranieri non accompagnati -, dell’educazione e la scuola, dell’uso delle nuove tecnologie, della tutela dei minori nelle emergenze”.

Se la povertà minorile dunque è costantemente aumentata negli anni, e molto più di quella degli adulti, dal 2006 al 2010, cioè in coincidenza con l’esplosione della crisi economica, è in notevole aumento anche l’intensità della povertà(2) passata dal 28,1% del 2006 al 35,1% del 2010 (+7%), mentre nelle famiglie senza minori è cresciuta nello stesso arco di tempo di appena un punto e mezzo (dal 25,1% al 26,7%) e avrebbe conosciuto anzi una leggera flessione dal 2008 (-1,5%), documenta il dossier “Il paese di Pollicino" (3), diffuso da Save the Children in occasione del lancio della nuova campagna “Ricordiamoci dell’ Infanzia”.

Identikit dei bambini in povertà al tempo della crisi I bambini con un solo genitore - il 28,5% degli under diciotto - sono i più esposti alla povertà e in queste famiglie l’intensità della povertà è maggiore di quasi 10 punti rispetto alle coppie con figli minori (43,6% contro 34,4%), con un aumento del 15% rispetto a quindici anni fa e di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2006, si legge nel dossier di Save the Children.

Trentenni con figli: le nuove famiglie ad alto rischio povertà Ma forse il più inedito volto della povertà minorile sono le coppie di trentenni con figli: se infatti l’incidenza della povertà nelle famiglie con minori è in media del 21,5%, il dato schizza al 47,8% nel caso di coppie con meno di 35 anni con figli. Un dato cresciuto di 10 punti percentuali negli ultimi 15 anni. “Qui abbiamo famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni che magari hanno un contratto di lavoro precario”, commenta Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia Europa di Save the Children. “Di fronte a questi dati non stupisce il fatto che molte giovani donne siano spinte a rinunciare o a rinviare sine die una maternità comunque desiderata”.

Bambini in famiglie numerose: la povertà minorile cresce con il crescere del numero dei minori presenti in famiglia. Con la crisi, l’incidenza di povertà è aumentata dal 2006 del 2,7% per le famiglie con un minore (dal 14,9% al 17,6%), del 3,2% per le famiglie con due minori (dal 17,5% al 20,7%) e del 4% per le famiglie con tre e più minori (dal 32,3% al 36,3%, con un calo rispetto al 2008). Sebbene la media delle famiglie numerose sia scesa molto negli ultimi vent’anni, la loro incidenza rimane alta al Sud e nelle Isole dove supera il 10% (rispetto al 5,7% del Centro, e il 7% del Nord-Ovest).

I bambini del Sud. Chi nasce nel Mezzogiorno ha una probabilità molto più alta di crescere in una famiglia povera. Se l’incidenza di povertà minorile è ben al di sotto della media nazionale nel Nord-ovest (10,9%), nel Nord-est (14%) e al Centro (13,2%), sfiora il 40% al Sud (quasi 2 minori ogni su 5 sono poveri) e raggiunge il 44,7% nelle Isole.

I bambini di origine straniera. Ben il 58,4% dei bambini di cittadinanza straniera risulta povero, tre volte il valore che si registra tra gli italiani. Dato che raggiunge addirittura il 62,2% nelle famiglie con un solo genitore.

“Non è tuttavia solo il reddito della famiglia a determinare la condizione di povertà di un bambino”, prosegue Raffaela Milano. “E’ fondamentale poter contare su una rete di opportunità e di servizi, come l’asilo nido e una scuola di qualità, così come di spazi per il gioco e il movimento, tutti elementi indispensabili per una crescita serena”.
Il 18,6% dei minori in Italia soffre di deprivazioni materiali contro il 15,6% della popolazione totale (rispetto a uno spread europeo medio del 2,5%)(4). Nel 2010, ad esempio, in quasi tutte le regioni del Sud più di 1 famiglia con minori su 2 non poteva permettersi una settimana di ferie (il 60,7% in Calabria e il 59,6% in Sicilia), rispetto alla percentuale di deprivazione assai più bassa della Lombardia (25%)(5). Inoltre il 5,5% delle famiglie con minori dichiarano di avere “difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni”(6). Per contro, l’incidenza dell’obesità nei bambini italiani è in triplicata negli ultimi venticinque anni ed è in continuo aumento a causa della cattiva alimentazione e di stili di vita sedentari.

La povertà d’istruzione
L’incidenza di povertà minorile risulta assai più elevata se è a capo della famiglia una persona senza titolo di studio o con la sola licenza elementare (il 64,9%, cioè due minori su tre in questo caso sono poveri). Al crescere del titolo di studio diminuisce la povertà individuale: con la licenza media inferiore l’incidenza della povertà è del 31% che scende all’11,4% se il capofamiglia ha un diploma di licenza media superiore e al 6,5% se è laureato. Inoltre a un basso livello di istruzione dei genitori, in Italia, più che in altri paesi europei, corrisponde un basso livello d’istruzione dei figli, a sua volta fonte di povertà ed esclusione sociale: si stima che il 18,9% dei giovani tra 16 e 24 anni hanno conseguito soltanto il diploma di scuola media e non prendono parte ad alcuna attività di formazione. Circa il 30% degli iscritti alle scuole secondarie superiori inoltre non riesce a ottenere il diploma.

Le politiche delle briciole: poche risorse e misure una tantum “Vale la pena sottolineare che la crisi non è l’Orco cattivo delle fiabe”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Le povertà minorili sono indubbiamente aggravate dagli effetti della recessione mondiale ma non nascono certamente oggi. Vengono da molto più lontano”.
Nel 2009 l’Italia investiva della propria spesa sociale nel comparto pensione quasi 5 punti percentuali in più del Pil rispetto alla Germania (l’unico paese europeo ad avere un indice di vecchiaia più alto del nostro), e appena l’1,4% nel settore famiglie (contro una media UE del 2,3%). Le iniziative a sostegno delle famiglie con minori varate negli ultimi anni (assegni di sostegno per le famiglie numerose, al nucleo familiare, Bonus Bebé, deduzioni fiscali per famiglie povere anche con bambini), hanno avuto una portata molto limitata e scarsa efficacia.

Secondo un’elaborazione Eurostat(7) la quota di minori usciti dalla soglia del rischio grazie all’intervento pubblico è salita dal 3% del 2009 al 3,8% del 2010 - meno di 40 mila bambini e ragazzi - un dato assai lontano da quello di Inghilterra (14,5%), Francia (13,5%) o Germania l’11,1%, dove i trasferimenti sociali riescono ad allontanare dalla soglie di povertà un numero tre - quattro volte maggiore di bambini.
Per avere poi un'idea della costante riduzione dei finanziamenti che il nostro paese destina a famiglie, infanzia e maternità, basta guardare all'esaurimento del fondo nazionale delle politiche sociali passato da 1 miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013 mentre il piano nazionale dell’infanzia, approvato con anni di ritardo, non è stato finanziato e rimane integralmente sulla carta.
Ma oltre alle limitate e inefficaci risorse, la spesa e i servizi per l’infanzia segnalano grandi differenze di standard e qualità, a seconda delle regioni. Basta guardare agli asili nido: in Emilia Romagna ne usufruiscono il 29,5% dei bimbi tra 0 e 2 anni. Seguono Umbria (27,7%), Valle D’Aosta (25,4%) a cui fanno da contraltare la Campania, in fondo alla lista con il 2,7% dei bambini presi in carico dai nidi pubblici, o la Calabria, con il 3,5%.

Le proposte di Save the Children
“La prima cosa da fare per arrestare questo trend pericolosissimo è varare subito un piano nazionale di lotta alla povertà minorile”, spiega ancora Valerio Neri.
Le misure proposte da Save the Children si fondano su quattro pilastri: interventi per il sostegno alle famiglie in condizione di povertà estrema, come ad esempio la previsione di ulteriori sgravi fiscali per ogni figlio a carico o di voucher per l’acquisto di beni essenziali; servizi per il sostegno della genitorialità, quale un piano di investimenti straordinari per gli asili nido, per la creazione di ulteriori 370.000 posti entro il 2020; misure di sostegno al lavoro femminile e per favorire la conciliazione fra lavoro e famiglia, quale l’istituzione di un fondo di garanzia per mamme imprenditrici per favorirne l’accesso al credito; e infine la previsione di una valutazione di impatto sull'infanzia di ogni nuovo provvedimento legislativo.
Per l’attuazione di tale piano strategico sarebbe necessario un progressivo adeguamento delle risorse destinate all'infanzia agli standard degli altri Paesi europei, passando dall’attuale investimento dell’1,3% del Pil al 2% entro il 2020”. “Se almeno una parte delle risorse recuperate nell’ambito delle misure varate dal Governo venisse destinata all’infanzia a rischio, si potrebbe nel giro di un anno dimezzare il numero delle famiglie con minori a carico che vivono in condizioni di povertà più gravi, facendo uscire dalla condizione di povertà assoluta più di 300mila bambini”.

Le risorse necessarie per attuare il piano strategico di contrasto alla povertà minorile non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un investimento sul capitale umano e sullo sviluppo del Paese. Per questo - proprio nei giorni in cui si discute del Fiscal Compact, il patto di stabilità europeo - Save the Children propone l’introduzione di una “golden rule sull’infanzia”, ovvero la definizione di criteri in base ai quali le spese destinate all'infanzia e alle famiglie vengano scomputate dal calcolo dell'indebitamento del paese.

“Si tratta di uno sforzo sostenibile nonostante la crisi e che, soprattutto, non comporterebbe ulteriori tassazioni, ma un reindirizzo dei fondi risparmiati, che contribuirebbe a porre le basi di un futuro migliore per tantissimi minori e famiglie e, dunque, per il nostro paese”, conclude Valerio Neri. “Da oggi rendiamo pubbliche queste proposte e chiediamo a tutti di aderire alla nuova campagna Ricordiamoci dell'infanzia (www.ricordiamocidell'infanzia.it), sottoscrivendone il Manifesto, firmando la lettera al presidente del Consiglio, partecipando all'evento conclusivo del 25 maggio a Roma. Al nostro fianco abbiamo già un nutrito gruppo di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura”.

Nota. La Campagna “Ricordiamoci dell'infanzia” e le attività di Save the Children per i minori A curare lo sviluppo creativo della campagna pubblicitaria l'agenzia Grey. Si tratta di una iniziativa integrata, che prevede l’utilizzo dei mezzi stampa, affissione, radio, tv e una massiccia presenza di attività digital e social. La campagna vedrà come protagonisti tre bambini che impersonano il premier Monti e i Ministri Fornero e Passera. Inoltre un video virale mostrerà una conferenza del Presidente del Consiglio Mario Monti, con l'intervento di un bambino - che rappresenta Monti stesso da piccolo - che evidenzia l’importanza di ricordarsi dell’infanzia:“Mario....ti ricordi quand'eri me? Quanti sogni e speranze avevi! Oggi molti bambini rischiano di non realizzare i loro sogni. 1 su 4 è a rischio povertà. Ricordati dell’infanzia, Mario”. Sul sito della campagna (www.ricordiamocidellinfanzia.it) è possibile leggere il Manifesto con le richieste di Save the Children, l’appello indirizzato al Presidente del Consiglio Mario Monti, a cui si può aderire anche con una propria foto da bambini, un apposito spazio per rilasciare testimonianze e punti di vista sul tema dell’infanzia ai tempi della crisi. Inoltre il 25 maggio a Roma in Piazza San Silvestro si terrà un evento di mobilitazione popolare: circa 800 bambini, aiutati da un artista di street art, potranno realizzare su appositi pannelli alcuni disegni e slogan sul tema “Il mondo che vorrei per me”. Parteciperanno inoltre circa 300 anziani coinvolti dalla Fondazione Mondo Digitale. Come azione di mobilitazione sarà chiesto a tutti i partecipanti di portare con sé una foto di quando erano piccoli e, in un dato momento, di affiggerla su uno dei pannelli presenti in piazza per testimoniare la loro adesione alla campagna; dal 25 al 27 maggio, inoltre, i volontari di Save the Children raccoglieranno adesioni alla campagna in altre 13 città italiane. Tutte le adesioni alla campagna confluiranno in un’agenda gigante, che verrà consegnata al Governo, come monito affinchè l’infanzia diventi centrale nella sua agenda politica.

A sostegno di “Ricordiamoci dell’infanzia” anche un nutrito gruppo di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo: Erri De Luca, Gianrico Carofiglio, Margaret Mazzantini, Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Neri Marcoré, Isabella Ferrari, Valeria Solarino, Carolina Crescentini, Alessia Marcuzzi, Francesco Facchinetti, Caterina Guzzanti, Marco Marzocca, Giobbe Covatta, Filippo Nigro, Vinicio Marchioni, Nicolas Vaporidis, Andrea Sartoretti, Irene Ferri, Ottavia Piccolo, Roberta Capua, Sabrina Impacciatore, Tosca D’Aquino, Francesca Valla, Enrico Silvestrin, Roberto Ciufoli, Danilo Brugia, Massimo Wertmuller, Gaia De Laurentiis.
Partner della Campagna sono Grey Milano (cha ha prestato la sua opera a titolo gratuito), Segretariato Sociale, Rai Maxus, The Family, Disc to disc, Mondo digitale, IGPDecaux, Thoms, Rocco Patella.

Save the Children Italia, sin dal 2001 ha sviluppato programmi che hanno l'obiettivo di migliorare la vita dei bambini e delle bambine che vivono in Italia con interventi nell’ambito, ad esempio, della protezione dei minori migranti presenti in Italia o a rischio di sfruttamento, e dei bambini e adolescenti che sono esposti ai problemi derivanti da un uso scorretto e illegale delle nuove tecnologie, o ancora, nell'ambito del sistema scolastico nazionale.
Dal 2011 Save the Children ha quindi avviato un ambizioso programma di cinque anni, per accrescere la sua azione in Italia, con l’obiettivo di rafforzare stabilmente le infrastrutture sociali e di cura per i minori, con particolare attenzione alle aree più deprivate. Gli ambiti principali di intervento sono la lotta alla povertà minorile, la protezione dei minori a rischio di sfruttamento (come i minori stranieri non accompagnati), l’educazione e la scuola, l’uso delle nuove tecnologie, la tutela dei minori nelle emergenze. Una particolare attenzione è dedicata ai minori che vivono nel sud Italia, con l’attivazione di un programma specifico di intervento, “Crescere al Sud”. Tutte le attività promosse da Save the Children prevedono la partecipazione attiva dei bambini e dei ragazzi.
Save the Children è inoltre capofila di un network (gruppo CRC) composto da 86 organizzazioni e associazioni impegnate nel monitoraggio dell’attuazione, in Italia, della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

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di Redazione
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