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Save the Children, violenza sessuale durante i conflitti: milioni di minori vittime


Save the Children, violenza sessuale durante i conflitti: milioni di minori vittime
10/04/2013, 15:16

Violenza sessuale durante i conflitti: Save the Children, milioni di minori vittime di violenza sessuale, la maggioranza durante una guerra o nella fase post conflitto In alcuni paesi la percentuale sale fino all’80% del totale delle vittime di violenza Le più colpite le adolescenti ma le violenze riguardano anche i maschi e bambini di pochi anni. La violenza è perpetrata soprattutto dalle milizie armate ma anche da civili: familiari, insegnanti, operatori umanitari. Save the Children al G8: la protezione dei bambini la priorità degli interventi umanitari

La frequenza e l’intensità delle violenze sessuali su bambini e adolescenti durante i conflitti è scioccante. Il nuovo rapporto di Save the Children “Indicibili crimini contro i bambini. La violenza sessuale nei conflitti” rileva che la maggioranza di coloro che hanno subito violenze sessuali durante un conflitto o subito dopo hanno meno di 18 anni.

Un dato che può arrivare all’80% del totale delle vittime e che, in numeri, si traduce in una stima di quasi 30 milioni di bambini vittime di violenza sessuale .
In Liberia, a fine guerra, l’83% degli scampati alle violenze di genere nel 2011-12 aveva meno di 17 anni e quasi tutti avevano subito stupro. Nella Repubblica Democratica del Congo nel 2008 sono stati rilevati 16.000 casi di violenza sessuale contro donne e ragazze, di cui quasi il 65% nei confronti di minori, per la gran parte adolescenti ma in misura di circa il 10% anche con meno di 10 anni. Durante la crisi post elettorale in Costa d’Avorio - tra l’1 novembre 2010 e il 30 settembre 2011 - i bambini costituivano quasi il 52% dei casi di violenza sessuale. Nella fase post-conflitto in Sierra Leone, più del 70% dei casi di violenza sessuale sono stati perpetrati ai danni di ragazze minorenni, più di un quinto di loro aveva meno di 11 anni.

L’età media in cui si subisce la violenza è quella dell’adolescenza, ma ci sono vittime anche piccolissime:
“Un uomo non del nostro paese ha visto la bambina, l’ha portata via e l’ha violentata. Nessuno ha assistito. Mio suocero però ha capito cosa era successo. Quindi ha preso mia figlia e l’ha portata di fronte all’ uomo. Lei ha iniziato a piangere e a strillare.” Questa la testimonianza di Maria che ha raccontato a Save the Children dello stupro di sua figlia Diana di 5 anni in Colombia, mentre erano in visita ad una famiglia in un altro villaggio (febbraio 2013).
La violenza sessuale può essere commessa da gruppi armati, gangs ed eserciti governativi. I minori sono anche vittime di violenze sessuali all’interno delle carceri e possono essere reclutati o impiegati da gruppi armati o milizie governative, a scopo sessuale. Possono diventare la “proprietà” di uno o più combattenti, dai quali sono obbligati a prestazioni sessuali, oppure a farne le “mogli”, nel caso delle bambine.
"I miei compiti principali erano lavare i vestiti, pulire, portare legna da ardere e messaggi. Tra le mie responsabilità, inoltre ce n’era un’altra, che vorrei dimenticare. Venivo abusata ogni notte da un comandante diverso. Non potrò mai scordare il giorno i cui mi hanno stuprata la prima volta. È successo tre volte quella notte. Avrei voluto scappare da loro, ma non ce l’ho fatta”, afferma Aditya, ricordando i 3 anni passati prigioniera dei miliziani Maoisti in Nepal, da quando aveva 13 anni.

Ma violenze sessuali, durante guerre e conflitti armati, possono essere perpetrate anche da familiari, membri della comunità, altri bambini, insegnanti, leader religiosi, peacekeepers e operatori umanitari.
“L’uomo che mi ha violentata era il marito della sorellastra di mio fratello, legato ad un gruppo paramilitare o forse alla guerrilla…Dopo mi sentivo orribile, triste, continuavo a piangere. Ero incita e avrei voluto solo morire…lui era vicino a cassa mia e non uscivo di casa perché avevo il terrore che potesse accadere di nuovo”, racconta Angie, ricordando lo stupro che ha subito quando non aveva ancora 18 anni.
Le violenze riguardano soprattutto ragazze adolescenti - e possono avvenire per strada, nelle campagne, in casa, nei campi profughi - ma possono anche colpire i bambini e i ragazzi: nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, uomini e ragazzi rappresentano il 4-10% dei sopravvissuti a violenza sessuale che hanno cercato sostegno e aiuto. Un altro studio ha rilevato che il 9% di tutti gli uomini sopravvissuti al conflitto ha sperimentato direttamente violenza sessuale.

E le violenze possono, purtroppo, proseguire anche a conflitto concluso: può accadere che ragazze che hanno subito violenze durante la guerra, si ritrovino emarginate e isolate – a causa del pregiudizio che spesso le comunità hanno nei loro confronti – e si vedano quindi costrette a permanere in circuiti di sfruttamento sessuale, per sopravvivere. Inoltre l’impoverimento che si accompagna ai conflitti può spingere gli stessi familiari a vendere le proprie figlie a sfruttatori che le impiegano nel mercato internazionale del sesso e della prostituzione. Particolarmente a rischio di subire sfruttamento e violenze sessuali sono anche quei minori – ragazzine e ragazzini – che a seguito di una guerra si ritrovano soli, separati dalle famiglie e senza riferimenti adulti.
“La violenza sessuale è uno dei più orrendi crimini che si commettono durante un conflitto. Nessuno dovrebbe subire il dolore e l’umiliazione di uno stupro, dello sfruttamento e della violenza, mai e poi mai un bambino”, dice Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Eppure in molti dei paesi in cui Save the Children lavora – Siria, Afganistan, Colombia, Costa D’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Giordania, Libano, Mali, Myanmar, Territori Occupati palestinesi, Somalia, Sud Sudan, i campi rifugiati di Etiopia e Kenya – migliaia di ragazze e ragazzi vivono questa intollerabile e brutale esperienza”.
Molteplici le cause di azioni così disumane e disumanizzanti: il sessismo e le disparità di genere, con le donne e le bambine considerate inferiori e sottoposte, socialmente e culturalmente agli uomini; superstizioni e feticismi, come per esempio l’idea che avere rapporti sessuali con una pre-adolescente renderà immuni o guarità da alcune malattie con l’HIV; l’allentamento delle norme sociali durante un conflitto, la cui logica del tutto contro tutti giustifica qualsiasi efferatezza; la divisione delle famiglie, con la separazione dei figli dai genitori e il venir meno quindi di quei dispositivi familiari e sociali di protezione; la volontà di umiliare, intimidire, destabilizzare l’avversario usando lo stupro come “arma di guerra” o mezzo di controllo di un territorio che si vuole occupare o tenere sottomesso.

“Tre ragazze stavano passeggiando al mercato, tre amiche di 18, 16 e 14 anni. I ribelli le hanno afferrate e portate via. Tre giorni dopo le hanno riportate e abbandonate di fronte alle loro case. Le ragazze hanno raccontato che c’erano molti uomini, difficile dire quanti fossero, e che le hanno maltrattate fino a privarle di ogni forza… I loro vestiti erano macchiati di sangue e avevano talmente dolore da riuscire a malapena a camminare. Una di loro, la più grande, Djeneba, ha iniziato a star male. Qualche giorno dopo abbiamo capito che era incinta ma ha perso il suo bambino al sesto mese di gravidanza. Poi è stata di nuovo male. Sono passati nove mesi e solo ora comincia a sentirsi meglio”, racconta a Save the Children, Aminata in Mali.
Certo è che “l’impatto della violenza sessuale su un bambino o adolescente è devastante, fisicamente, psicologicamente e socialmente”, spiega ancora il Direttore Generale Save the Children Italia. Problemi all’apparato genitale, infertilità, infezioni gravi come l’HIV, parti prematuri, ansia, depressione, instabilità emotiva, impossibilità ad andare a scuola e acquisire un’istruzione, esclusione sociale e lavorativa, sono alcune delle possibili conseguenze.
“Ci sono stati moltissimi stupri nei campi profughi. Due mesi fa hanno violentato una ragazza di 14 anni davanti ai miei occhi. Sono stai così violenti che ora è diventata incontinente”, racconta una profuga somala partecipante ai focus group do Save the Children.
“I milioni di minori segnati dalla violenza sessuale hanno estremo bisogno di supporto materiale e psicologico anche in considerazione del fatto che le comunità di origine spesso li rifiutano e colpevolizzano, ma ancora troppo spesso, purtroppo, le risposte ai loro bisogni sono assolutamente inadeguate”, spiega ancora Neri. “Lo stesso discorso vale per la prevenzione delle violenze sessuali che è possibile ma richiede misure specifiche come un’adeguata illuminazione nei campi rifugiati, la costruzione di servizi igienici al loro interno, accesso all’istruzione e ad un riparo per le bambine e i bambini, un cambio radicale nella mentalità e nei comportamenti rispetto al genere femminile”.

Misure che richiedono un aumento degli investimenti: secondo il rapporto di Save the Children “Indicibili crimini contro i bambini” nel 2011 sono stati allocati per la protezione solo il 22% dei fondi umanitari.
“Per questo Save the Children chiede ai Paesi del G8 di sviluppare una vera e propria barriera protettiva che separi i minori dalla violenza sessuale, un muro i cui mattoni siano servizi focalizzati sui bambini, empowerment della capacità dei minori e delle loro comunità di difendersi dalla violenza sessuale e di promuovere un cambiamento culturale, ma anche istituzionale normativo che garantisca loro protezione, implementare un sistema di monitoraggio sulla violenza sessuale. Tuttavia, affinchè questo muro venga eretto occorre che tutti i paesi del G8 considerino prioritaria l’allocazione dei fondi umanitari in interventi di protezione per il minori. Chiediamo, pertanto, che organizzino un incontro entro la fine del 2013 su questo focus specifico. “conclude il Direttore Generale Save the Children Italia.

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di Redazione
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