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Dichiarazioni anche su ruole dei pentiti e magistratura

Saviano:"Milano città del sud" e Castelli:"Va a ciapà i ratt"


Saviano:'Milano città del sud' e Castelli:'Va a ciapà i ratt'
10/12/2009, 17:12

MILANO - L'oramai famosissimo scrittore napoletano Roberto Saviano viene proclamato socio onorario dell'Accademia di Brera e riceve il massimo titolo riconosciuto dall'istituto, equipollente ad una laurea honoris causa e corrispondende ad un diploma di secondo livello in Comunicazione e didattica dell’arte. La motiviazione è intuibile e concerne il coraggio dimostrato dal trentenne nella denuncia della camorra all'interno dei suoi best seller.
Tra abbracci, sorrisi e il riconoscimento consegnato dal premio Nobel Dario Fo in persona, l'incauto giornalista-scrittore commette però un madornale errore: e cioè definire Milano "La più grande città del sud", dedicando le onorificenze "ai meridionali di Milano, che sono poi i veri milanesi" e "sfruculiando" perigliosamente l'intramontabile orgoglio nordico dei più sensibili esponenti leghisti con battute come:"Quando sento frasi di esponenti politici che invitano il cardinale Tettamanzi a occuparsi di più dei milanesi penso che forse non sanno chi sono veramente i milanesi". Probabilmente spinto da un mix di masochismo ed ingenuità, l'eccellente abitante della "terronia" osa addirittura tirare in ballo, seppur indirettamente, la filosofia politica espressa dai rappresentanti del Carroccio dichiarando che:"Ostinarsi a considerare come non milanesi persone come queste arrivate a Milano per lavorare, prima che miope è ignorante".

L'IRA DI CASTELLI
A Natale si è tutti più buoni ma, per chi un giorno è un fervente cristiano e l'altro un convinto osservatore dei riti celtici, subentra il bello dell'ambiguità e così, il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli, si lascia andare ad un milanesissimo "Va a ciapà i ratt" di sberleffo/sdegno. Prima del "simpatico" (ed "originale") sfottò, Castelli ci tiene però ad ammonire in maniera esemplare lo scrittore napoletano parlando di:"Ultimo maestrino arrivato, di cui sentivamo tanto il bisogno, il quale viene da una terra che per condizioni politiche e sociali, sicuramente ha molto da insegnare". Meriterebbe una risposta più secca - precisa  benevolo il baldanzoso leghista - ma siamo a Natale e l'ineludibile bonomia lombarda mi fa soltanto esprimere un invito: 'ma va a ciapà i ratt". Prima dell'ultima battuta, però, il viceministro aveva regalato un messaggio di comprensione ai lumbard:"Poveri milanesi. A furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare senza pensare ad altro, adesso devono sorbirsi le lezioni e le paternali dell'universo mondo". Sicuramente Castelli ha ragione: se si lavora 20 ore al giorno senza dedicare il giusto tempo alla cura dell'anima e della mente, si finisce con un "va a ciapà i ratt" di troppo e qualche delirio razzista che, per citare lo scrittore Ascanio Celestini "E' un po' come il culo: vedi quello degli altri ma non puoi mai scorgere il tuo".

LA COSTITUZIONE CHE NON SI TOCCA
La cerimonia tracima di gente ma Saviano trova il tempo di esprimere il suo pensiero riguardo alle dichiarazion di Silvio Berlusconi che parlava di modifiche necessarie da apportare alla Costituzione:"Sono quasi certo che gli italiani non permetteranno il cambiamento della Costituzione" ha difatti dichiarato l'autore di "Gomorra", il quale, dopo aver provveduto a raccogliere 500.000 firme attraverso "Repubblica"  per la bocciatura del ddl sul processo breve, ha commentato anche la decisione del Csm di non approvare il disegno normativo parlando di:"Una risposta democratica, che difende la Costituzione. Le firme raccolte in questi giorni dimostrano poi che non si trattava di una minoranza rumorosa o fastidiosa ma, anzi, ha rappresentato una risposta democratica che dice che non si possono prendere da soli certe decisioni".

COMPLIMENTI A MARONI
La scaramuccia con la Lega pare però solo parziale visto che, in riferimento agli arresti eccellenti operati nel Casertano, Saviano ha espresso parole di stima ed elogio per il ministro degli Interni Roberto Maroni:"Maroni sicuramente ha fatto molto nel casertano - ha difatti affermato il trentenne - quello che ha fatto il ministro non è stato fatto nei governi  precedenti. Detto ciò siamo all'inizio. Sarebbe un errore pensare che ciò che è stato fatto rappresenti la sconfitta delle organizzazioni criminali. Bisogna continuare su questa strada".

DELL'UTRI E LA MAGISTRATURA
Un paio di battute il giornalista partenopeo ha voluto riservarle anche all'importanza dei pentiti e al processo che vede coinvolto il senatore Marcello Dell'Utri ricordando che:"Una cosa importante - ha detto Saviano - è ricordare che i pentiti non fanno accuse, ma sono fondamentali perchè dalle loro dichiarazioni si può arrivare alla verità".
Riguardo alla richiesta rivolta ministro della Gustizia Angelino Alfano ai magistrati che dovrebbero, a detta del Guardasigilli, "apparire meno in tv e stare di più in procura", Saviano appare chiaro ed equilibrato:"Capisco la necessità del silenzio - ha infatti sostenuto -
perchè le Procure tutelino il proprio lavoro ma la luce spesso salva i processi. Appena si sono accese le luci, come nel processo Spartacus, le cose sono andate meglio".

LA MAFIA ALL'EXPO
Anche a Milano, la possibilità d'infiltrazione mafiosa è presente e preoccupante e, lo stesso scrittore partenopeo, lo ha ricordato riferendosi in particolare ai cantire dell'expo 2015:"Negarlo - ha detto - è la prima scelta morale per fare entrare la criminalità. Non bisogna negare il problema ma affrontarlo, senza ritenere questa una accusa, come spesso avviene, ma una presa d'atto". Saviano conclude il suo intervento con un esempio lampante; paragonando la futura fiera milanese alla ricostruzione in Abruzzo e ricordando che:"Quando si diceva delle infiltrazioni criminali, tutti dicevano che vedevo nero dappertutto e invece hanno già fermato due imprese legate a un clan camorrista". Soprattutto per tale ragione a Milano "bisogna subito aprire una commissione di controllo e tenere gli occhi aperti. Sperando, ovviamente, che nessun leghista si risenta.

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di Germano Milite
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