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"Tanti credono che scrivere di mafia aiuti la mafia"

Saviano:"Molti italiani concordano con Berlusconi"


Saviano:'Molti italiani concordano con Berlusconi'
22/04/2010, 21:04

NAPOLI - Dopo le accuse di Sivlio Berlusconi che lo hanno spinto a considerare seriamente la possibilità di lasciare la Mondadori, Roberto Saviano si sfoga in maniera provocatoria alla sesta Conferenza globale del giornalismo d'inchiesta svoltasi a Ginevra.
Proprio durante il suo intervento d'apertura, alla presenza di migliaia di cronisti provenienti da tutto il mondo, l'autore di Gomorra ha infatti osservato che:"In questa sala, l'affermazione 'chi scrive di mafia fiancheggia la mafia' ha subito generato una risposta stupita, ma una parte degli italiani, numerosissima, la pensa esattamente cosi: nell'immaginario di gran parte del sud Italia quando si parla di mafia si sta danneggiando la propria terra. Quindi una dichiarazione del genere ha portato a un consenso incredibile, non a una presa di distanza".
A quel punto numerose sono state le domande che i colleghi stranieri hanno posto a Saviano riguardo il premier italiano. La risposta del giornalista napoletano è stata lungimirante:"Berlusconi è il risultato di un percorso. Il risultato di una lunga catena di eventi e non l'artefice". Riguardo la possibilità di lasciare la Mondadori, Saviano si ha lasciato trapelare tutto il dissidio interiore che vive in questi ultimi giorni:"Stiamo a vedere. Andare via significherebbe per me e per molti altri lasciare la casa editrice in mano soltanto ad alcuni e questo ci addolora molto. Ma l'altra domanda è se continuerà ad esserci la libertà di scrivere liberamente dopo una dichiarazione del genere".
Come si legge sul Corriere della Sera, il cronista partenopeo ha poi voluto precisare di sentirsi comunque "un privilegiato"; spiegando infatti che:"In tanti Paesi è difficile parlare di mafia, dal Messico all'India alla Bulgaria e la mafia non è una realtà solo italiana: la Spagna oggi è appestata da capitali criminali, il Canada lo stesso, l'Africa equatoriale occidentale è divorata dalle organizzazioni criminali, dal narcotraffico, la Francia ha degli investimenti criminali, la globalizzazione abbia permesso alle organizzazioni criminali di essere l'avanguardia economica".
E se lo scrittore napoletano ha ragione, allora per moltissimi italiani ciò che infanga una terra martoriata dalla malavita non è la malavita stessa ma chi, la criminalità organizzata, cerca di raccontarla e denunciarla. Parlare della mala è più "dannoso" che non parlarne?  

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di Germano Milite
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