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Savio, 8 Marzo: ricorrenza snaturata e tradita


Savio, 8 Marzo: ricorrenza snaturata e tradita
08/03/2011, 16:03

"Storicamente l’8 Marzo nasce - all’inizio del secolo scorso, in un’epoca rivoluzionaria per abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per conquistare il potere politico alla classe lavoratrice e per avviare il processo storico di costruzione della superiore società socialista per poi edificare quella comunista - come giornata internazionale per la liberazione della donna dallo sfruttamento e dalla schiavitù padronale. Sono le donne lavoratrici operaie e intellettuali, socialiste e comuniste, che la promuovono per dare una risposta di organizzazione e di lotta di classe alla violenza e agli infiniti soprusi a cui i padroni privati e pubblici sottopongono le lavoratrici, oltre che i lavoratori.

Tra gli altri efferati delitti commessi dalla classe padronale non dimentichiamoci mai, anche per ricordarne la memoria e il sacrificio nel lungo cammino di liberazione delle donne e degli uomini dalla rapina e dalla repressione padronale, dei 146 lavoratori, di cui 129 donne, quasi tutte giovanissime, arsi vivi dai padroni nella camiceria “Triangle Shirtwaist” di New York il 25 marzo 1911 senza possibilità di sfuggire alle fiamme, perché legati alle macchine e con le porte chiuse a chiave. Fra 17 giorni ricorrere il centenario di quella strage che, come altre, ha ferito la coscienza, l’umanità è l’intelligenza del genere umano.

Dobbiamo subito sottolineare che le lavoratrici e i lavoratori appartengono alla stessa classe sociale del proletariato, che subisco lo stesso sfruttamento e la stessa rapina economica capitalistica. Le donne, non sono schiave dei loro compagni di vita, ma, allo stesso modo degli uomini, della culturale borghese e clericale, dell’ordinamento sociale capitalistico e dei padroni, che le sfruttano e umiliano nella loro personalità. Dall’unità ideale, politica e di lotta di classe tra i due generi i padroni hanno di che preoccuparsi per la sopravvivenza del loro infame sistema sociale.

Non a caso la cultura borghese, formata dall’insegnamento scolastico, dalla stampa e dalla televisione di regime, cerca di nascondere l’origine di classe capitalistica della schiavitù sociale della donna riversandone la responsabilità sull’uomo, suo compagno di viaggio nella vita. Invece la donna e l’uomo vivono lo stesso calvario dello sfruttamento e della repressione padronale e la loro liberazione passa necessariamente per la loro unità ideologica, politica e di classe: l’uno senza l’altra, e viceversa, non ha la possibilità di riscatto e di emancipazione sociale.

Quasi sempre le divergenze, le incomprensioni e i litigi che nascono e si consumano nelle famiglie lavoratrici dipendono dalle difficoltà sociali in cui sono costrette a vivere: mancanza di lavoro, salari e stipendi insufficienti per fronteggiare il carovita, l’impossibilità di garantire un avvenire ai propri figli, eccetera. Problemi che non esistono nella sociètà socialista, governata dal potere della classe lavoratrice, dove ogni persona che nasce ha già garantito dalla società il sostentamento necessario, l’assistenza sanitaria, lo studio sino al massimo grado dell’istruzione, il lavoro, la casa e una pensione certa e dignitosa nell’età avanzata, così com’era nella gloriosa Unione Sovietica di Lenin e Stalin.

Nell’ordinamento sociale socialista, dove i bisogni della vita sono garantiti dall’insieme della società e dal sistema economico collettivizzato e libero dallo sfruttamento e dalla schiavitù dei padroni, tutte le donne e gli uomini vivono un’esistenza priva di assilli e degna di essere vissuta. Per vincere definitivamente l’attuale battaglia politica delle donne italiane, come quelle di tutti i paesi capitalistici della Terra, contro i limiti del diritto allo studio, le enormi difficoltà per trovare un lavoro, il sottosalario, la disoccupazione, la precarietà del lavoro, la discriminazione nei luoghi di lavoro, il peso solitario della maternità e le difficoltà economiche della famiglia, occorre che si impegnino attivamente non solo per cercare di fronteggiare l’emergenza, ma principalmente per costruire la nuova società socialista, dove tali problemi di vita troveranno adeguata e perpetua soluzione per le presenti e future generazioni.

La stessa violenza dei giorni nostri sulle donne di uomini aggressivi, resi tali dalla diseducazione della cultura borghese, dalla frustrazione, dal bisogno e dalla disperazione sociale, dalle devianze e dall’inciviltà di rapporti tra gli esseri umani si materializza e si consuma in un ordine sociale, appunto quello della classe capitalistica, di disuguaglianza, discriminazione, egoismo e prepotenza. Purtroppo la ricorrenza dell’8 Marzo da giornata internazionale delle donne di lotta e di conquiste sociali è stata progressivamente trasformata e degradata dalla cultura borghese, revisionista e opportunista in occasioni consumistiche, di divertimento chiassoso e persino di contrapposizione isterica, femminista e libertaria ai suoi compagni di avventura esistenziale su questo Pianeta. Quella odierna è una ricorrenza snaturata e privata delle ragioni storiche per cui fu istituita.

La liberazione della donna dall’odierna schiavitù sociale passa necessariamente attraverso la medesima liberazione del suo compagno di vita. Una nuova e superiore dignità sociale può derivarle solo dalla sua capacità, unita a quella dell’uomo, di costruirsi l’alternativa della società socialista, dove sarà veramente protagonista delle proprie capacità intellettive e creative nell’interesse proprio, della sua famiglia e della comunità intera. Non può esserci liberazione della donna senza quella dell’uomo dall’asservimento padronale e alla cultura borghese e idealistica laica e confessionale.

Il nostro auspicio per 8 Marzo 2011 è quello che presto l’unità di classe delle donne e degli uomini proletari si rimetta in moto, come al tempo della gloriosa e vittoriosa Rivoluzione Socialista d’Ottobre, per riprendere il cammino verso il socialismo. A questa prospettiva storica lavorano le Donne del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista e invitano tutte le altre coerenti comuniste e lavoratrici d’Italia a sostenerle e condividere il loro impegno per costruire una società veramente uguale per tutti gli uomini e le donne in cui scompariranno per sempre le differenze di classe.". Così Le Donne del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.

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di Redazione
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