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Sbugiardato Il Giornale: Pedica si è mosso nella legalità

Il senatore ha dato mandato ai suoi legali di querelare

Sbugiardato Il Giornale: Pedica si è mosso nella legalità
29/03/2011, 11:03

LATINA - Ieri, il quotidiano Il Giornale ha pubblicato un articolo nel quale accusava il Senatore Stefano Pedica di aver interferito con la giustizia, ottenendo che il Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, dottoressa Melita Cavallo, bloccasse un provvedimento del giudice Jannello relativo all'affidamento di un bambino conteso tra marito e moglie, dove lei è definita "una militante dell'Idv".
In realtà, andando a guardare la cronaca locale, si vede che le inesattezze e le omissioni sono molte.  Innanzitutto, i colloqui di Pedica con la Presidente Cavallo furono roba di cronaca: ci andò con la dottoressa Roberta Lerici, uno dei responsabili del Comitato Vittime Giustizia Minorile a cui la madre del bambino si era rivolta. E non furono semplici colloqui: vennero presentati anche una serie di documenti (perizie, verbali di Polizia e dei Carabinieri, comunicazioni tra i legali dei due genitori) che dimostravano come le decisioni prese dal giudice Jannello erano contestabili. Un esempio su tutti: il primo provvedimento che sanciva l'assegnazione del piccolo al padre, era basato sul reclamo dell'uomo che asseriva che non aveva potuto stare col bambino durante l'estate per colpa della madre. In realtà, dai documenti prodotti, si evinceva che il bambino era stato dato al padre, ma che dopo due giorni costui l'aveva restituito (fanno fede i fax e i telegrammi con cui comunicano le parti), in quanto il bambino piangeva e si disperava perchè non voleva stare col padre.
Contattato telefonicamente, il senatore Pedica non ha voluto rilasciare dichiarazioni, salvo il fatto che ha dato mandato ai suoi legali di procedere con le querele, su questo fatto. Anche la madre del bambino, pur mostrando maggiore disponibilità, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, perchè vuole cercare di far morire qui la vicenda. Alcune informazioni utili però sono arrivate da persone che sono a conoscenza dei fatti e delle persone coinvolte, come la stessa dottoressa Lerici. Che a suo tempo aveva raccontato, sul suo blog, le varie fasi della vicenda a cui ha partecipato o le sono state raccontate. Come per esempio di quell'episodio - anche questo uscito sui giornali - di quando vennero mandati a prendere il bambino ben 14 poliziotti, un'ambulanza del 118 e due assistenti sociali: uno schieramento di forze che forse può essere giustificabile per l'arresto di un boss o per una retata in una zona malfamata, ma di certo non per eseguire un'ordinanza di affidamento di un giudice minorile. Nel suo blog, la Lerici spiega anche come l'incontro tra lei e il senatore Pedica da una parte e la Dottoressa Cavallo dall'altra venne fatto a fine aprile 2010. Quindi non ci fu - come raccontato dal Giornale - un'improvviso interessamento del Presidente del Tribunale dei Minori, allertato da contatti improvvisati col senatore, ma una lunga e calma valutazione del giudice, sulla base dei documenti a disposizione. Insomma, una normale procedura, nel campo della legge.
La stessa Lerici conferma: "Fui io ad interessare il Senatore Pedica alla vicenda. Lo invitai al primo sit-in organizzato a proposito di questo problema, davanti al Tribunale dei Minori lo scorso 22 aprile, insieme al Consigliere regionale Giulia Rodano. E lui si dimostrò immediatamente disponibile. Io ho letto l'articolo del Giornale e c'ero quel giorno. Quando uno è testimone di qualcosa che viene distorto al punto da diventare un'invenzione, si capisce come esistano persone senza scrupoli che pur di danneggiare un ipotetico nemico sono pronte a calpestare persino un bambino. Di questi politici non abbiamo bisogno, mentre c'è bisogno che persone come Pedica, continuino a tutelare l'infanzia".

Di conseguenza, ancora una volta Il Giornale non fa un controllo che sarebbe facilissimo fare (l'80% di quanto ho scritto è reperibile nel giro di un'ora su Internet) ma pubblica un articolo con una sola campana, che lancia accuse ad un senatore dell'Italia dei Valori che non si rivelano vere, alla luce dei fatti. C'è da stupirsi poi se scatta la reazione legale, con tanto di querele? Però il suo obiettivo l'ha dimostrato: non verificando, non menzionando (perchè non menzionerà) la querela e l'eventuale esito, il lettore di quel quotidiano ne ricaverà l'impressione anche gli appartenenti all'Idv violano la legge o quanto meno la forzano.

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di Antonio Rispoli
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